il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  giovedì, 22 novembre 2007 // capitolo 4 - Illusioni e verità.
Alanassori • 15:42
in : capitolo 4


I suoni e le voci della folla si erano già dileguate da tempo, Alany non riusciva a capire da quanto, non sapeva quanto tempo era passato da quando era scesa per la scala: potevano essere passate delle ore, anche se i suoi piedi dicevano i contrario. Non udiva alcun suono, a parte i suoi passi che scendevano lentamente per una scala di pietra, nient’altro. <Che fine hanno fatto tutti gli altri?> si chiese la ragazza senza fermare il suo passo. Alzò lo sguardo dai gradini e vide di fronte a sé nient’altro che una volta a sesto acuto che scendeva ripida sulla scala. Di tanto in tanto una lanterna pendeva dal soffitto e la sa debole luce si rifletteva sul muro lucido e rendeva visibili i gradini, ma nulla di più.
<Per gli inferi! Dove sono finita?!?> La frustrazione fece uscire la sua voce come un grido, si fermò sul posto e continuò a gridare <C’è nessuno in questo posto maledetto?!?> La sua voce echeggiò per qualche istante, poi si spense in un silenzio inquietante.
Diede rabbiosamente un pugno sulla parete alla sua destra. Strinse i denti per il dolore che strinse la sua mano e la riportò al petto massaggiandola con la sinistra. Non ne poteva più, stava scendendo per una scala senza fine? Come poteva essere possibile? Ah, come desiderava qualcosa che spezzasse quell’irritante monotonia.
Chiuse gli occhi. Sperava di vedere qualcosa di nuovo una volta riaperti, ma qualcosa glie li fece riaprire prima di quanto pensasse: un suono sordo ed un improvviso dolore alla fronte le fece riaprire gli occhi. Una porta di legno scuro dalla superficie levigata ora si trovava di fronte a lei. Nessuna decorazione od intaglio ornava il legno della porta, a parte una maniglia di metallo dalla forma squadrata.
Stringendo i denti sia per la rabbia che per il dolore, ma quando vide la porta quasi saltò per la gioia: finalmente qualcosa di nuovo. <Forse sono arrivata alla fine della scala!> Si stiracchiò le braccia e portò la mano alla maniglia. Piena di aspettativa la girò e…
<MALEDIZIONE! PORTA MALEDETTA!!!> era chiusa. Cominciò a battere i pugni sulla porta urlando frustrata, maledicendo chiunque e qualunque cosa le venisse in mente. Si calmò solo dopo qualche minuto; cadendo a terra esausta, le gambe indolenzite e le mani gonfie e arrossate. Guardò la porta con odio ed infine nascose il volto tra le ginocchia e scoppiò a piangere. Era disperata, aveva tanto sognato il momento del rituale dell’ascesa ed adesso era bloccata da una stupida porta. Cosa poteva fare? Arrendersi? Tornare indietro? <No!> Non intendeva mollare.
Un piacevole tepore tra i suoi seni la colse di sorpresa, abbassò lo sguardo per scorgere un fioco bagliore giallo filtrare dalla sua veste. Prese delicatamente la catenina che portava al collo e sfilò delicatamente il piccolo cristallo dalla veste. La Goccia, così lo chiamava, brillava ed era caldo al tatto.
<Vorresti dirmi qualcosa?> Scherzò Alany dimenticando per un attimo la sua situazione, <Cosa pensi dovrei fare, dovrei solo bussare o chiedere alla porta di aprirsi?> Rise a questa idea assurda, ma ormai che opzioni le rimanevano? Chiuse la mano attorno al cristallo e tornò in piedi di fronte alla porta. Bussò delicatamente… Non accadde nulla… Le sembrava tutto così assurdo e se non fosse stata lei a sperimentarlo in prima persona, anche divertente. Sbuffò e si schiarì la voce. <Allora… Io ho tentato di aprirti, ho tentato di sfondarti, ho persino bussato! Cosa ne diresti adesso di aprirti?> Niente… Dopotutto non si aspettava che accadesse qualcosa. Tornò ad innervosirsi, camminò avanti ed indietro davanti alla porta, pestando i piedi e stringendo i pugni.
Continuò per tanto tempo da perdere il conto dei suoi passi. La sua mente si era lentamente schiarita dalla nebbia sanguigna della rabbia. <E’ una prova, solo una stupida prova!> Continuava a ripetersi <Calmati, ricorda tutto quello che ti hanno insegnato…>
Tentava di ripassare le lunghe e spesso noiose lezioni sull’importanza dell’autocontrollo e della disciplina, due cose di cui, purtroppo, non sempre era provvista. Tutta quella situazione sembrava studiata per portarla al limite della sua pazienza e quel limite lo aveva già varcato da tempo, forse per questo che la porta non accennava ad aprirsi? Aveva fallito prima ancora di cominciare? Se fosse stato così, perché era ancora in quel posto? Nulla pareva andare per il verso giusto.
<Sembra un maledettissimo incubo…> Alany fermò il passo quasi folgorata dalla rivelazione che le avevano portato i suoi sussurri. Come aveva fatto a non pensarci? Era una cosa talmente banale! <Nulla qui è quello che sembra… Io sto vedendo quello che mi aspetto di vedere, ho pensato a scendere e le scale sembravano non finire mai, ho sperato di trovare qualcosa e ho trovato la porta, ho pensato che potesse essere chiusa ed era chiusa… Ho capito!> I suoi occhi si illuminarono di gioia mentre saltellava sulle punte come una bambina. Il suo ciondolo sembrava mimare la sua espressione mentre rimbalzava sulle sue vesti.
Battè le mani e si avvicinò alla porta sorridendo, chiuse gli occhi ed afferrò la maniglia. <La porta… E’ aperta> Sussurrò concentrata. Fece poi girare la maniglia e sentì lo scatto della serratura, tirò la porta. I cardini scricchiolarono lievemente, ma riuscì ad aprire senza problemi. Aprì ancora gli occhi con soddisfazione per rimirare il suo operato. Una luce accecante travolse i suoi occhi, abbagliata, ma non doma varcò la soglia.
La porta si chiuse da sola alle sue spalle. Alany si voltò appena in tempo per vederla scomparire, ma la sorpresa più grande la ebbe nel vedere dove si trovava: un bosco rigoglioso i cui alberi erano quasi tutti vecchi di secoli. Sopra la sua testa le loro fronde si intrecciavano in una volta verde scuro che lasciava a tratti filtrare qualche raggio di luce. Si guardò intorno, la luce che l’aveva abbagliata era scomparsa.
<Ma dove sono finita?> Voltando lo sguardo verso fronde <Come mai è giorno?> Scrollò le spalle senza una risposta e riprese a studiare i dintorni. Gli alberi non erano molto fitti, ma non riusciva a vedere nulla oltre le cento braccia. Il sottobosco cresceva rigoglioso nonostante la scarsa luce, i tronchi erano macchiati di muschio e qui e la cresceva anche qualche fungo. L’odore di resina era piacevolmente accostato al profumo di alcuni fiori, che Alany riconobbe come una rara varietà di orchidee rampicanti. Su alcuni cespugli penzolavano invitanti dei piccoli frutti maturi.
<Davvero stupendo…> Sussurrò tra sé la mezzelfa, mentre i suoi occhi ametista seguivano i contorni degli alberi. Mosse un passo di fronte a sé, non sapendo bene dove dovesse andare. Respirava profondamente quell’atmosfera pacifica, le sembrava quasi come se fosse tutto vero. Gli odori, i colori, anche l’erba che le solleticava le caviglie. Chiuse gli occhi per poter meglio assaporare le sensazioni che suscitava in lei quel luogo.
Si inginocchiò a terra e sempre tenendo gli occhi chiusi appoggiò le palme delle mani sul terreno. Un lieve formicolio si propagò dalla punta delle sue dita fino ai polsi, i peli sul collo e sulle braccia presero ad alzarsi. Ansimando staccò le mani dal terreno, scostò dalla fronte umida di sudore una ciocca dei suoi lunghi capelli neri e si accarezzò le braccia per eliminare le piccole cariche di elettricità statica rimasta.
<I flussi magici di questo posto sono davvero impressionanti, quasi come quelli dell’Accademia>  Respirò a pieni polmoni, l’aria fresca le punzecchiava le narici. Adorava i boschi anche se raramente era uscita dalle mura dell’Accademia. Non era raro che agli studenti fossero concessi dei periodi di libera uscita o di riposo perché tornassero a far visita alle famiglie, ma Alany non possedeva una famiglia; l’unica cosa che poteva avvicinarsi ad essa era Lindy. Qualche volta la seguiva alla sua città natale e veniva ospitata dai suoi genitori, ma non si era mai sentita a suo agio nell’atmosfera del focolare. Spesso fuggiva da quell’ambiente per potersi rintanare nella solitudine del bosco vicino. Lì si sentiva in pace con sé stessa, lontana da tutto quello che non aveva mai avuto ed invidiava, non voleva che quell’invidia si trasformasse in risentimento verso Lindy, la cui unica colpa era di non essere orfana. Ora in quel bosco, che fosse reale o meno, sentiva ancora quella pace che sperimentava ogni volta che si nascondeva dalla civiltà.
Alany inarcò le labbra in una smorfia di divertimento mentre ricordava quelle cose, pensò anche agli Elfi Silvani, ne aveva letto nei volumi della biblioteca dell’accademia, ma non ne aveva mai visto uno. <Chissà come mi tratterebbero?> si passò una mano sulle orecchie appuntite. Tra gli Elfi Silvani e gli Elfi Alti non è mai scorso buon sangue e raramente membri delle due razze si incontravano ed ancor più raramente si rivolgevano la parola. <Chissà come reagirebbero con una come me…>
La ragazza scosse la testa allegramente e rise dei suoi pensieri. Inalò ancora una volta i profumi del bosco e si concentrò sul prossimo passo da fare. Era in un posto sconosciuto, insicura che tutto quello che vedeva fosse vero e soprattutto… <Ho sete…>
Per il momento quella era la sua priorità, trovare qualcosa da bere. Non sarebbe potuta andare molto avanti senza né bere né mangiare. Tastò la sua veste cercando qualcosa nelle sue tasche interne, ma vi trovò solo petali di rosa essiccati, varie bustine di polline, polveri di cristalli ed altre componenti di incantesimi, senza trovare però qualcosa che poteva esserle realmente utile. Non si era portata dietro né delle razioni di cibo né un otre con dell’acqua e, che sapesse lei, nessuno dei partecipanti alla prova ci aveva pensato.
Rimase in silenzio e si mise ad ascoltare: sperava di sentire il rumore di un ruscello o di una piccola cascata, ma non sentì nulla a parte il fruscio delle foglie. <Così non va…> sospirò Alany. Si passò la mano tra i capelli lisci, prese una ciocca che le era scesa su un occhio e la rimise dietro l’orecchio. Chiuse i suoi occhi e tentò di concentrarsi. Svuotò la mente da tutti i pensieri che si affollavano nella sua mente, rilassò ogni muscolo e respirò profondamente. Parole di una lingua arcana uscivano fluenti dalle sue labbra come un lieve canto, simile al sussurro del vento ed al sibilo si un serpente. Le sue mani si muovevano in circoli perfetti davanti al suo volto, mentre le sue dita disegnavano precise forme geometriche e complessi simboli. Dopo qualche momento di concentrazione, le dita della ragazza scintillarono di una fioca luce azzurra che pareva attardarsi in aria disegnando delle scie dove le dita passavano. Completato il simbolo, esso divenne bianco e luminoso, fluttuò a mezz’aria qualche istante. Alany continuava a tenere gli occhi chiusi. Strinse istintivamente una mano attorno alla Goccia, che aveva preso a scintillare e pulsare, mentre il simbolo si restringeva e si avvicinava agli occhi della ragazza. Nel giro di pochi secondi il simbolo raggiunse la sua pelle si ridisegnò su di essa come un tatuaggio.
Il mondo che apparve ai suoi occhi era completamente diverso da quello che vedeva prima, anche se era nel contempo molto simile. Scie colorate e scintillanti si stagliavano di fronte a lei e si intricavano sulle sagome degli alberi e dei cespugli, tracciavano percorsi nel sottobosco e simboli sulle foglie e la corteccia. I fiori ed i frutti scintillavano con particolare intensità, così come i nuovi germogli e le piccole gocce d’acqua sulle foglie risaltavano sulla luce soffusa che avvolgeva ogni cosa. Alany si sentì sopraffatta da quella visione e quasi perse la concentrazione necessaria per mantenere l’incantesimo. Sbattè le palpebre un paio di volte e la sua visione si schiarì, così come la sua mente; ora era pronta per poter utilizzare l’incantesimo per lo scopo per cui l’aveva invocato. Sospirò e si concentrò, nella sua mente si prefigurò l’immagine di una goccia d’acqua, immaginò l’energia in essa racchiusa: una forte luce azzurro mare. Era quello che stava cercando, l’energia elementale dell’acqua ed il luogo da cui essa si irradiava. Cercò quel colore tra i filamenti variopinti che si intrecciavano di fronte alla sua vista. Alany avvertiva una sensazione di freddo dal tatuaggio e sapeva che stava iniziando a svanire, presto la sua vista sarebbe tornata normale e tentare nuovamente l’incantesimo sarebbe stato molto più faticoso ed in quel momento le sarebbe servita tutta l’energia che aveva.
I bordi del tatuaggio sfumavano già fino a dissolversi e la vista di Alany era quasi tornata normale, quando le apparve un piccolo filamento colorato, blu cobalto, non era esattamente quello che stava cercando, ma <All’inferno, andrà bene lo stesso…> si disse. L’incantesimo era quasi scomparso quando Alany prese a correre verso quella flebile luminescenza. Intralciata dal sottobosco si muoveva a fatica ed i rami dei cespugli le graffiavano le caviglie. Si sfilò dal collo il ciondolo e lo strinse saldamente in mano; pulsava ed era freddo al tatto, quasi gelido, come l’acqua di un ruscello di montagna. La ragazza raggiunse il capo di quella pagliuzza blu che scorreva quasi dritta attraverso gli alberi, si chinò in fretta e poco prima che la visione incantata la lasciasse, piantò nel terreno parte del suo cristallo.
La Goccia brillò luminosa e la sua luce si estese a qualche spanna sul terreno circostante. Alany impose le palme delle mani attorno al cristallo infisso nel terreno ed iniziò a cantilenare parole arcane, il cristallo rispondeva al canto vibrando e risuonando come uno dei Cristalli del Canto. Il terreno cominciò a diventare freddo, molto freddo. Piccoli cristalli di brina cominciarono a formarsi sui sottili steli d’erba. Il respiro della ragazza si fece ansimante, le braccia indolenzite: quello che stava tentando non era per niente facile, doveva agire sulle forze elementali e separare l’acqua da esse. Chiuse le mani a coppa sopra il cristallo, le palme verso l’alto, dal ciondolo si diffuse una fresca foschia umida che volteggiò nell’aria fino a condensarsi tra le mani di Alany. Sulle sue palme comparvero piccole gocce d’acqua fresca che scivolavano verso il centro fino a riempirle le mani. Ci era riuscita, aveva faticato molto, ma ci era riuscita. Avvicinò le mani alle labbra e bevve qualche sorso di quell’acqua.
Ad Alany parve di rinascere, l’acqua scendeva fresca lungo la sua gola e la ripagava di ogni sforzo sostenuto per estrarla dalla natura circostante. Passò lungo la fronte le mani ancora umide e fresche e si lasciò cadere con la schiena sull’erba. Era esausta ed avrebbe voluto solo riposarsi. Raccolse il suo cristallo e se lo rimise al collo prima di chiudere gli occhi ed addormentarsi.
Il suo sonno sarebbe stato tranquillo se non fosse stato per un sogno inquietante. Alany era vestita con dei pesanti vestiti invernali, alle sue mani portava guanti di lana a cinque dita ed attorno alle spalle aveva uno spesso mantello blu. Sul suo volto sferzava un gelido vento che trasportava con sé pesanti fiocchi di neve e piccole schegge di ghiaccio. Teneva coperti sia il naso che la bocca con un lembo del cappuccio. Tra la neve, la foschia e gli occhi socchiusi, non riusciva a vedere quasi nulla, ma però stava camminando verso la sagoma di un aguzzo picco montano, coperto in parte da un ghiacciaio di colore azzurro. Tremava per il freddo, ma stava camminando con sicurezza. Non sapeva perché, non riusciva a capire, ma era sicura di una cosa: stava cercando qualcosa o qualcuno ed era fiduciosa che l’avrebbe trovato presto o sarebbe stato lui a trovarla. Nonostante i suoi panni pesanti, il freddo era insopportabile, filtrava tra i vestiti e sembrava infilarsi nella sua carne fino alle ossa con la sua stretta paralizzante come un pugnale avvelenato. I sensi cominciavano a venirle meno, lentamente uno dopo l’altro. I suoni le giungevano ovattati e sempre più lontani, persi nell’ululato incessante del vento, i muscoli rispondevano sempre più lentamente, erano sempre più pesanti e la vista le si fece offuscata e scura. Era sfinita, sfibrata dal freddo e dalla fatica. Alany cadde in ginocchio nella neve fresca, le sue gambe affondarono di una spanna sotto la superficie candida. Un’ombra si allungò su di lei. Con le sue ultime forze Alany riuscì a stento ad alzare lo sguardo per vedere una sagoma alta e scura ad un passo da lei ed un veloce scintillio d’acciaio.
Aprì gli occhi lentamente, stanca e contenta di essere ancora nella foresta, lontana dalla neve e dal gelo e di nuovo nel tepore estivo della sua terra. Rimase qualche momento stesa a terra guardando la luce che filtrava dalle fronde: era tinta di rosso.  <Devo aver dormito fino a sera…> si stropicciò le palpebre con le mani e sbadigliò rumorosamente <Devo rimettermi al lavoro…>
<Rimetterti al lavoro?> le fece eco una voce melliflua dai toni femminei <Dovresti riposarti invece, quell’incantesimo ti ha quasi prosciugata.> Alany voltò la testa verso la voce. Quello che vide le mozzò il respiro: seduta a terra poco lontano da lei stava una giovane donna snella ed asciutta, i lineamenti del suo volto erano delicati, quasi come fossero stati levigati da un mastro scultore, così la sua pelle chiara aveva le sfumature dei petali di una rosa. Labbra carnose e scarlatte e penetranti occhi verdi, leggermente tirati a mandorla erano incorniciati da fluenti capelli marroni scuro rigati di platino che parevano sempre mossi dal vento. Dai capelli spuntavano a lato della testa due lunge orecchie a punta. Ciocche di capelli cadevano soffici su una veste azzurra semitrasparente che nascondeva davvero poco delle sue forme floride. <Perché mi guardi così?> chiese con una risata la donna, mentre si alzava da terra.
Le sue movenze erano sinuose ed i suoi passi aggraziati mentre a piedi nudi camminava lentamente verso Alany. La ragazza pareva quasi congelata da quella figura, aveva i pensieri annebbiati e non riusciva a staccare lo sguardo da quella creatura, era quasi mesmerizzata dai suoi movimenti, dal suo sguardo e dal suo corpo. Non le pareva di aver mai visto nulla di più bello in vita sua.
La donna si chinò sulle ginocchia a fianco di Alany, le parlava con sussurri mentre si avvicinava a lei lentamente. <Che cosa ci fa qui una bella ragazza come te?> la donna si protendeva sulla mezzelfa, avvicinandosi vieppiù al suo volto. Alany non riusciva a staccare gli occhi dai suoi, le sue iridi color smeraldo scintillavano in uno sguardo malizioso. Dai suoi capelli, Alany sentiva un dolce odore di fiori e muschio umido. “Una ninfa”  fu l’unica cosa che riuscì a pensare mentre la donna i avvicinava lentamente le labbra alle sue. Alany non sentiva alcun desiderio di resistere, sentiva la sua volontà scivolarle di mano sempre più velocemente, mentre la ninfa le infilava una mano tra le vesti e sotto la fasciatura attorno al seno di Alany. Le labbra della ninfa raggiunsero quelle di Alany, così come la sua lingua andò ad accarezzare quella della mezzelfa. Ormai Alany si era persa, non riusciva a reagire né a pensare, chiuse gli occhi e si abbandonò alla ninfa. Ella intanto aveva slacciato i legacci della veste della ragazza e si apprestava a fare lo stesso con la sua biancheria intima.
Le mani della ninfa accarezzavano il corpo nudo della ragazza con una tale delicatezza e sensualità da farla fremere di piacere. La ninfa sorrise maliziosamente alla ragazza mentre i suoi occhi si posavano sul ciondolo che portava al collo <E questo? Sembra quasi…> Gli occhi della ninfa si spalancarono, la sorpresa e l’eccitazione si dipinsero sul volto di porcellana della creatura, mentre con le dita sfiorava la superficie fredda del cristallo <Come può appartenere a questa giovane ragazza?> LA ninfa chiuse la mano attorno al ciondolo.
Un lancinante grido di dolore risvegliò Alany. La ragazza aprì gli occhi di scatto ed istintivamente si ritrasse indietro mettendosi a sedere. La ninfa era accasciata a terra davanti a lei, si teneva stretta una mano ustionata. Le girava la testa ed era confusa, non ricordava con chiarezza cosa fosse successo e sentiva stranamente freddo- <La Goccia…> il ciondolo al suo collo era gelido e riluceva di una vivida luce azzurra. Alany lo afferrò e lo tenne saldamente in mano, come in risposta ad un’invocazione di aiuto, mentre tentava di rendersi conto di quello che stava accadendo.
Ancora tenendosi la mano e rantolando per il dolore, la ninfa alzò lo sguardo verso Alany che giaceva inerme a terra. Negli occhi della creatura non si leggeva rabbia o dolore, ma un’immensa sorpresa. Dalla mano sana della ninfa cominciò ad irradiarsi una fioca luce verde che sembrava muoversi verso la mano ferita e rigenerarne la pelle. Alzatasi in piedi, la ninfa camminò lentamente verso i vestiti della ragazza, li raccolse e le porse la mano poco prima martoriata, per aiutarla a rialzarsi.
Alany squadrò la ninfa con occhi interrogativi, i ricordi stavano diventando più nitidi e diffidava di quell’improvvisa gentilezza da parte della stessa creatura che poco prima aveva tentato di stuprarla. Leggendo il dubbio negli occhi della ragazza, la ninfa scrollò le spalle e chinò il capo, prima di parlare. <Chiedo perdono per quello che ho fatto prima…> La sua voce melliflua era incrinata da quello che pareva rimorso <Quello che ho fatto mi è servito per conoscerti: noi ninfe sondiamo la mente di chi incontriamo e a volte dobbiamo abbassare le loro difese> Con uno schiocco di dita, l’abito attillato e mezzo trasparente della ninfa si trasformò in una lunga tunica di foglie di quercia intrecciate con tralci di edera fresca e scura. Un lungo strascico di foglie pendeva dai suoi fianchi ed una spaccatura lasciava scoperta la gamba sinistra che adesso calzava degli stivali di pelle lunghi fino al ginocchio. La voce della creatura si era fatta sicura ed autoritaria <Avanti, vestiti. Devi continuare con il tuo esame, no? Per farmi perdonare tenterò di esserti di aiuto e poi, ci sono delle cose che devo dirti mentre camminiamo>
Alany riassettò il corpetto di stoffa che portava sotto la tunica e si riallacciò la cintola attorno ai fianchi, non aveva ancora risposto alle parole della ninfa, che adesso aspettava a qualche passo da lei con le braccia conserte davanti al petto e gli occhi puntati verso il folto degli alberi. La mezzelfa rimase a guardarla pensando a cosa fare, mentre la sua mano si stringeva attorno alla Goccia fece un profondo sospiro e parlò tentando di fingere una voce sicura <Dimmi… Dove siamo adesso? E chi sei tu?> La ninfa le rispose con aria distratta senza distogliere lo sguardo dagli alberi <Come già sai, siamo nel luogo dove stai affrontando la tua Prova e la natura di questo luogo e della Prova cambia da candidato a candidato. Per quanto riguarda me… Non sono altro che una delle creature che sono state evocate per voi aspiranti> la risata divertita della ninfa scosse l’aria <Mi sono sempre divertita con voi giovani studenti e ce ne sono alcuni che… Hanno opposto molta meno resistenza di te ed al contrario di quello che potresti pensare, non sono solo dei maschi…> Alany arrossì visibilmente, ma tentò di mantenere la sua voce ferma <Non importa, ma mi hai detto che dovevi parlarmi di qualcosa, giusto?>
La ninfa chiuse gli occhi ed iniziò a parlare in tono solenne <Quel cristallo che porti al collo, è qualcosa di molto pericoloso…> Alany arricciò le labbra in una smorfia “è questo quello che doveva dirmi?” pensò, prima che la creatura continuasse a parlare <So che i tuoi insegnanti te ne hanno già parlato, ma dovresti prenderli più sul serio… Sai cos’è la Materia Primigenia?>
La mezzelfa rispose quasi automaticamente <Una sostanza dagli immensi ed estremamente caotici poteri magici… Energia elementare cristallizzata>
<Non solo, ragazzina…> Ora la ninfa fissava Alany negli occhi <Non si tratta di un semplice “cristallo magico” ma di qualcosa di molto pericoloso: essa focalizza ed amplifica in forza la magia che le passa attraverso> discostò dal viso una ciocca di capelli <Quello che porti al collo è uno strumento potente, forse troppo per una ragazza giovane ed inesperta come te, non sai ancora come indirizzare a dovere gli incantesimi ed istintivamente utilizzi quel cristallo come catalizzatore: lo hai fatto prima, quando hai raccolto dell’acqua da un flusso elementare…> Un sorriso divertito si dipinse sul volto della ninfa <Ironia della sorte… Per riuscire a bere un sorso d’acqua hai quasi prosciugato le tue forze. Il tuo cristallo esige una potente volontà perché il tumulto caotico della sua magia possa piegarsi a qualcuno ed esso rischia di rendere caotico ed estremamente pericoloso ogni tuo incantesimo> la ninfa allungò la mano verso Alany, nel suo palmo vi era un piccolo sacchetto di cuoio, ricamato con una singola runa magica, che la mezzelfa riconobbe come un simbolo di difesa. I lunghi lacci allentati lasciavano aperta la parte superiore. La ninfa lasciò cadere il sacchetto nella mano della ragazza <Metti la pietra al suo interno>.




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