il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  domenica, 16 dicembre 2007 // capitolo 5 - Alaister Darkstone
Thalionwen • 18:33
in : capitolo 5


Il giorno seguente, pioveva. Malin si presentò ove gli era stato indicato ma non vi trovò nessuno ad attenderlo. Tutt’attorno a se la pioggia cadeva in gran quantità bagnando lo sterrato dei viottoli ingombri di mercanzie e teloni rigonfi d’acqua, e pozzanghere profonde ed estese bloccavano il transito per quelle strade a chiunque avesse desiderato evitare di bagnarsi o infangarsi. Infondo, a Malin poco interessava bagnarsi: i suoi capelli biondi e legati stretti grondavano di acqua piovana e la pettinatura composta ed ordinata, almeno in origine, li si scioglieva in ciocche che abbondavano ad adagiarsi fastidiosamente sul suo viso teso, reso ruvido da settimane di barba intonsa ma ugualmente solamente accennata, grazie alla sua giovane età. Indosso portava già fieramente la divisa che gli era stata consegnata dal cavaliere il giorno prima: la tunica di lino bianca, decorata sul petto da un grande emblema rosso carmine, s’era inzuppata di pioggia e pesava, indosso al ragazzo, come un’armatura equipaggiata di tutto punto; la sottotunica scura, di tela di sacco, iniziava a grattare ruvidamente la pelle delle sue spalle irritandola non poco e gli stivali di pelle scamosciata che aveva sempre portato da tanti anni a quella parte, iniziavano ad appesantirsi dopo essersi imbibiti dell’acqua stagnante nelle grosse pozzanghere cittadine. Inoltre, dinnanzi al banchetto vuoto dove credeva avrebbe trovato i cavalieri del giorno prima, Malin si scoraggiò e per poco non pensò di abbandonare la sua risoluzione per tornarsene di filata in taverna. Sì, per poco non fu tentato dall’abbandonare ogni speranza, bagnato fradicio ed infreddolito, provato: si sentiva quasi preso in giro, si sentiva deriso. Per la prima volta in sua vita Malin fu preso da una stravagante fitta al cuore, afflitto dalla forza di un sentimento che assomigliava più ad un dubbio assillante, da un timore terrificante, che ad un vero e proprio moto dell’animo: il ragazzo strinse forte i pugni, rimanendo fermo sotto la pioggia battente, ed abbassò il capo deluso come mai avrebbe immaginato si sarebbe trovato ad essere.

<Che diavolo ci fai laggiù sotto il diluvio, ragazzo?!> una voce colpì le orecchie del giovane avvezze al cadenzato picchiettare delle gocce di pioggia <Cerchi i cavalieri dell’Ordine Scarlatto? Oggi non sono al banco: attendono le reclute al loro bastione, fuori le mura della città…>. Malin si ricosse appena, dopo aver sentito ciò che un viandante, nascosto sotto un pesante cappuccio ed una cappa scura, gli aveva gridato, forse per misericordia, prima di riprendere il proprio cammino. L’ombra in questione, proprio perché d’un ombra si doveva trattare, si dileguò presto sotto la pioggia incessante prima che il ragazzo la potesse intravedere con lo sguardo carico di disappunto, lasciando nuovamente Malin immerso nei suoi pensieri e impantanato fino al polpaccio nella melma di una pozzanghera umida e profonda.

<Accidenti a me!> sussurrò tra sé e sé il ragazzo <Come ho fatto ad essere così stupido!?>. Una nuova speranza, tardiva nel nascere ma impetuosa nel palesarsi, prese possesso dell’animo di Malin: il giovanotto così non perse tempo e tornò velocemente sui suoi passi per uscire dalla città, deserta ed ingrigita sotto l’imponente acquazzone, alla ricerca di quella fantomatica sede dove si sarebbero dovuti trovare i cavalieri dell’Ordine Scarlatto. Mentre correva nel fango e sotto la pioggia che nel mentre si era leggermente placata, Malin pensava a cosa lo avrebbe aspettato una volta giunto al maniero dell’ordine: si figurava già, nella sua fervida immaginazione, un’accoglienza regale e pomposa ed una folla di persone che l’attendevano frementi, chiedendosi il motivo di un simile ritardo. Tutto ciò, naturalmente, fu vanificato da ciò che realmente accadde all’arrivo di Malin al bastione dell’Ordine Scarlatto: a malapena infatti, li fu dato il permesso di varcare la soglia del cancello principale. Il bastione in questione era una costruzione antica e poderosa, dalle mura basse ma molto spesse, ingrigite e verdeggianti al contempo di muffa e muschio incrostato sulle pietre di fiume ed il laterizio di antichissima memoria; la pianta del luogo era semplice, circolare, e poche diramazioni si irraggiavano dal corpo principale del maniero. L’unico varco d’entrata al cortile interno era costituito da un ampio e possente cancello a saracinesca che veniva spesso lasciato calato in modo tale da controllare chi andava e veniva. Quando Malin giunse presso il cancello e lanciò uno sguardo all’interno del cortile del bastione, vide solo uno sparuto gruppetto di persone ed un palchetto di legno sopra il quale, al riparo dalla pioggia sotto un tendaggio rovinato, si ergeva in tutta la sua statura il cavaliere che il giorno prima aveva iscritto il ragazzo per l’apprendistato.

<Che ci fai qui, ragazzo?> domandò allora uno dei soldati alabardieri di guardia al cancello del bastione. <Devo entrare… io devo…> balbettò Malin, senza riuscire a distogliere lo sguardo dalla persona del cavaliere; infatti, anche se lo desiderava, non riusciva davvero a pensare od a guardare qualche cosa d’altro di diverso da quell’uomo: il giovane infatti provava una forte ammirazione ed un forte senso di fiducia e riconoscimento in ciò che quel cavaliere aveva fatto per lui e confidava avrebbe continuato a fare, tanto da non poter far altro che idolatrarlo, nel vero senso del termine. Per Malin quello strano sentimento era una novità, e non sapeva come domarlo, tanto da lasciarsi impossessare da quello senza scampo, senza tentare in alcun modo di sottrarsi alla sua morsa. <Mi dispiace, senza un ordine superiore non posso farti avanzare oltre.> protestò il soldato, con la voce ferma e tono deciso. Poi però vide lo stemma rosso porpora della tunica del giovane, l’aquila rampante e bifronte, sporca di fango e bagnata dalla pioggia scura, e sospirò <Sei un apprendista?>. Malin si riscosse un momento da ciò che stava così vividamente osservando e, lanciando uno sguardo alla guardia con i suoi occhi dai colori cangianti, annuì distrattamente. <Sei in ritardo, ragazzo. I precettori sono già stati assegnati.> aggiunse allora il soldato, facendo spallucce ed indicando la piccola folla raccolta al centro del cortile, alla presenza del cavaliere ammirato da Malin. <Il nobile Lanchaster ha già disposto per i presenti. L’ordine era stato dato chiaramente, e la puntualità era essenziale, ragazzo.> aggiunse quindi, prima di voltare le spalle al cancello e tornare alla sua ronda di guardia. <Chi è Lanchaster?> domandò allora, di rimando, Malin che non accettava di esser escluso da ciò che il guardiano aveva chiamato “assegnazione del precettore” <Voglio parlare con lui, non posso rimanere qui fuori! Fammi entrare!>. Ma il soldato armato d’alabarda sembrò quasi sordo all’invocazione del giovane, dal momento che non osò voltarsi nuovamente in direzione di Malin e, facendo intercorrere minuti interi prima di rispondergli adeguatamente, esplose: <Stupido ragazzino! Il nobile Lanchaster non scenderebbe mai a patti con uno straccione insolente come te!>. La guardia si trovò presto ad inveire in modo poco garbato contro l’impetuosità dei modi di Malin, che si sentì contraddetto e sconvolto, smarrito. <Lo vedi quell’uomo in armi lassù? Quello è il nobile Ossian Lanchaster!>. Allorché, la guardia armata lasciò Malin da solo oltre in cancello di ferro battuto, senza aggiungere altro.

Presto riprese a piovere. Un paio di tuoni fecero tremare il terreno fangoso sotto le suole consumate dalle settimane di cammino del giovane speranzoso, e scrosci violenti di fredda pioggia estiva ripresero ad inzuppare i suoi abiti ed i suoi capelli raccolti. <Come posso fare…?> piagnucolò tra se e se rimanendo avvinghiato come un’amante respinto alle fredde sbarre del cancello del maniero, mentre si arrovellava stando sotto la pioggia battente per concepire il modo a lui più congegnale di entrare in quel forte e di farsi riconoscere dal cavaliere. <Se solo Lanchaster mi vedesse, mi riconoscerebbe!> tornò a pensare, senza distaccare un solo momento lo sguardo fisso ed abbattuto che il giovanotto aveva già da tempo posato sulla sua meta.

Eppure ad un certo punto accadde qualche cosa che Malin non si sarebbe mai aspettato. Tra i rombi potenti dei tuoni e la pioggia che, sempre più fitta, impediva di vedere dinnanzi a se anche alla banale distanza di qualche metro, una poderosa sagoma scura iniziò a farsi strada su per il sentiero che dalla città portava al cancello del maniero dell’Ordine. Malin, dapprima, non riuscì a distinguere i boati dei tuoni dallo scalpiccio degli zoccoli di cavallo sul terriccio impantanato, e nemmeno si diede la pena di allontanarsi da quel cancello che in brevissimo tempo fremette sotto le sue catene per essere rapidamente sollevato, senza nessuna ragione apparente. Ma quando il ragazzo fu ridestato dal suo stato di trans e costretto con le maniere brusche a lasciare il passo all’avventore, dinnanzi al suo sguardo attento e ricolmo di stupore si parò improvvisamente una figura rampante e scura, imponente e terribile, che si confondeva nei sembianti con la pioggia che incessantemente non accennava a smettere di cadere dal cielo livido e gravido di altra  pioggia ancora. <Ma che cosa… > Malin non capì nemmeno che cosa fosse balenato dinnanzi ai suoi occhi annebbiati dalla pioggia, conservandone eppure la rarefatta e impalpabile impressione: forse un cavaliere in arcioni ad un palafreno imponente, un valente guerriero dal mantello scuro… ma Malin non sarebbe stato capace di ricondurre quella sua sensazione ad un immagine ben specifica. Si sentiva stranito, sorpreso e sconvolto, come se quegli stessi tuoni che facevano sobbalzare la natura tutt’attorno a lui nel corso del temporale si fossero impersonati in quell’ombra scura, al solo fine di far sobbalzare anche il cuore del giovane ragazzo.

<Abbassate il cancello!> gridò quindi una voce dall’alto del bastione. Malin nuovamente si riscosse e realizzò che se intendeva davvero entrare all’interno del maniero, quella era la sua occasione migliore. Così, in men che non si fosse detto, il ragazzo balzò oltre il cancello che lesto scendeva nelle guide, accompagnato dalle pesanti catene, e schiantava con una metallica sonorità sul terreno lastricato dell’entrata al cortile interno.

<Che ci fai tu qui, maledetto?> l’alabardiere che poco prima aveva vietato l’accesso a Malin nel bastione lo aveva riconosciuto nella penombra del varco d’entrata, nonostante gli sforzi di Malin di passare il più inosservato possibile. Così quello imbracciò la sua lunga asta d’ordinanza e prese a correre incontro all’intruso con l’intento di sbarazzarsene con un solo fendente mortale. Malin, dal canto suo, immobilizzato dal freddo e dal terrore, già si aspettava di venir trapassato da quell’alabarda, se solo il cavaliere del giorno precedente non fosse intervenuto con prontezza eccezionale frapponendo la sua lama tra il petto del giovane e la punta della lancia della guardia.

<Da quando ci si sbarazza degli ospiti inattesi con questa barbarie?> domandò greve Lanchaster mentre sferzava con lo sguardo quello dell’alabardiere, intento ad indietreggiare ed a tremare per aver rischiato la vita di un superiore in grado e comando <E Tu, Malinorne, dovevi trovarti qui già da tempo> concluse lui, rinfoderando la lama. L’alabardiere sparì in fretta dalla vista di Lanchaster e del ragazzo, tornando alle sue mansioni con la coda tra le gambe, mentre il cavaliere precedeva nel cammino Malin in direzione di quel gruppo che lui stesso aveva intravisto dall’entrata al maniero.

Una ventina di giovani uomini paludati con la stessa tunica che aveva indossato Malin se ne stavano silenti sotto la pioggia battente, gli uni affiancati agli altri in modo discontinuo, e fissavano sbalorditi e incuriositi il nuovo venuto. Tra loro Malin aveva intravisto alcuni cavalieri più anziani, armati ma non troppo appariscenti, che conferivano a voce sottesa tra loro, quasi a voler estraniare chiunque altro dalle loro discussioni. Malin, che seguiva in silenzio Ossian Lanchaster sotto la pioggia che pareva scivolare senza sfiorare l’aurea figura di lui, non era curioso di sapere chi fossero quei giovani uomini e tanto meno chi potessero essere i cavalieri sparpagliati tra loro, anche se immaginava che si trattasse di “allievi e precettori”, proprio come aveva accennato la guarda armata d’alabarda quando fu ricevuto al cancello. Fu Lanchaster a districare poi i dubbi del nuovo arrivato, volgendosi in sua direzione e bisbigliandoli all’orecchio ciò che doveva sapere in quel momento.

<Che ne sarà di me, allora?> domandò quindi Malin, evitando di incrociare lo sguardo di Lanchaster col proprio <E’ vero che sono giunto troppo tardi?>. Mentre il ragazzo diceva ciò, la piccola folla di cavalieri ed apprendisti si dileguò, lasciando il comandante e Malin da soli in prossimità del palchetto, sotto la pioggia incessante. <Ragazzo mio, non lasciarti condizionare da quello che gli invidiosi ti dicono. Anche se è vero che la puntualità è un pregio davvero essenziale nel mestiere del cavaliere, non è per una svista simile che ti verrà preclusa l’opportunità di intraprendere il tuo apprendistato.> spiegò Ossian, ponendo la man destra, guantata con l’acciaio spesso e lucente dell’armatura della quale indossava solo alcuni elementi, sulla spalla sinistra del ragazzo. Mentre diceva ciò, alle spalle del cavaliere un’ombra scura, confusa dalla pioggia che cadeva fitta ed impenetrabile, si palesò e là rimase, fino al momento in cui Lanchaster non la introdusse con un gesto veloce e sicuro, autoritario, seppur comprensivo, alla loro presenza. <Ecco il tuo precettore, Malinorne di Eireki: il migliore che potessi scegliere per te.>

L’ombra si fece avanti e nel cuore di Malin si ridestò la medesima sensazione che aveva provato poco prima, al passaggio del cavaliere ammantato di scuro sotto la pesante mole del cancello nel maniero, sollevato apposta per lui. Lo sguardo bagnato e scintillante del ragazzo si posò con una sorta di ammirazione mista a desiderio sulla persona del cavaliere, prima che Lanchaster lasciasse la spalla di lui per accennare un lieve inchino al nuovo giunto. <I miei saluti, Darkstone.>. Il cavaliere di scuro vestito accennò a suo modo un lesto inchino, senza togliersi di dosso il cappuccio scuro della cappa che portava sulle spalle per proteggersi dalla pioggia. Malin non riusciva, seppur si sforzasse, ad intravedere i lineamenti del viso del cavaliere, e quello, a sua volta, oltre all’inchino nulla fece od aggiunse con le parole che potesse mostrare qualche cosa di se medesimo anche al suo nuovo protetto. <Malinorne di Eireki?> sbottò ad un tratto il cavaliere ammantato <Che razza di nome è?>. Darkstone, così Lanchaster aveva appellato il cavaliere misterioso, fece un passo un avanti ed alzò una mano guantata di pelle nera e lucida in direzione di Malin; quindi, senza aggiungere nulla, gli agguantò il mento con durezza e fermezza, e, di quel suo giovane viso, ispezionò i lineamenti e ne analizzò l’espressione, il tutto sotto lo sguardo attento e costante del primo cavaliere. <Lo sai che non voglio avere a che fare con i contadini…> aggiunse poi Darkstone, abbandonando la presa su Malin con un gesto esasperato e degradante, <E poi, sai che odio le cicatrici.>.<Questo è il ragazzo giusto per te, Alaister. Non avanzare inutili pretese: inoltre, come costui, hai sfidato la pazienza di noi tutti presentandoti in ritardo rispetto alla data prefissata per l’assegnazione ufficiale dei precettori.> si giustificò Lanchaster, la cui figura sfavillante e aurea, anche se soffocata dall’incessante picchiettare delle gocce di pioggia, strideva in splendore accanto a quella cupa e greve di Alaister Darkstone. <Accidenti a te, Ossian! Accidenti!> si lamentò in ultima istanza il cavaliere ammantato, prima di congedarsi da Malin e da Lanchaster per sparire come se ne era venuto tra la pioggia fitta ed opaca. <Non temere, ragazzo mio: la stoffa di quel guerriero è da misurarsi nei fatti e non nelle parole.> così Lanchaster abbandonò Malin, da solo, sotto la pioggia, per sparire a sua volta nel temporale con le ultime raccomandazioni del caso e le istruzioni per i giorni a venire.


A Malin non restò che accettare di buon grado la decisione di Ossian Lanchaster, il cavaliere più autorevole dell’Ordine Scarlatto che il giovanotto aveva fin’ora incontrato. I giorni seguenti quell’inusuale “assegnazione del precettore” a Malin furono finalmente riservati i modi che si convenivano ai giovani apprendisti cavalieri che ancora si trovavano a sostare nella magione dell’Ordine, in attesa di intraprendere il proprio apprendistato con i compagni assegnati da Lanchaster. Tutto quanto filava nel migliore dei modi un po’ per tutti i giovani apprendisti, salvo però, che per Malin: infatti, quando i precettori scendevano a cena con i pari in grado, invitavano tosto gli apprendisti che erano stati loro affiancati ed impartivano alle volte lezioni preziose sul comportamento cortese, sulle discussioni e le argomentazioni da vantare in caso di colloquio, insomma, su tutto ciò che andava a costituire la sfera sociale di un cavaliere a modo e gentile. Ma Malin, beh… Malin non era così fortunato: il suo precettore, Alaister Darkstone, non si presentò allo sguardo di Malin mai, nemmeno una volta, per tutta la durata della settimana subito seguente alla sua assegnazione al giovane come insegnante. Malin, dal canto suo, non capiva il motivo di quel assenteismo, e non credeva che questo fosse voluto; eppure, alle volte, specialmente prima di dormire, pensava che forse il cavaliere dal manto scuro non lo volesse come suo apprendista, e non si facesse vedere nella magione proprio per questo motivo. <Sono sciocchezze…> gli ripeteva spesso Lanchaster, quando aveva occasione di cogliere Malin in libertà nel cortile interno della roccaforte <Darkstone è una persona estremamente orgogliosa: deve ancora abituarsi all’idea di avere un apprendista. Sai, non è mai stato precettore prima.><E allora perché mi avete affidato a lui? Se è senza esperienza ed è un cavaliere tanto superbo e sprezzante, possibile che fosse la scelta più ovvia che voi potevate fare per me?> Malin aveva imparato da qualche tempo a comportarsi come un uomo, o quasi: aveva imparato ad abbassare meno la testa e lo sguardo e, a forza di sentir parlare gli altri ragazzi ed i cavalieri radunati assieme a cena, aveva imparato un lessico più ampio e corretto di quello che al suo paese la gente semplice soleva parlare tra se. Eppure Malin non aveva ancora imparato a soppesare la sfrontatezza e l’arroganza di quel nuovo modo di rapportarsi con gli altri, incapace di distinguere i momenti in cui l’audacia andava sfoderata da quelli in cui la modestia sarebbe stata una più gradita consigliera. <Malinorne, come ha fatto la tua lingua ad acuirsi in questi modo? Giusto una settimana fa piegavi il collo e camminavi ricurvo come un servo ed oggi… dinnanzi a me vedo un giovane cavaliere scalpitante.> lo riprese con tono sorpreso il Comandante dell’Ordine Scarlatto, sogghignando di nascosto <Vedi? Un cavaliere come Darkstone non poteva che far a caso tuo.>. Malin non era convinto da ciò che Lanchaster spesso gli ripeteva, ovvero, non credeva che un precettore invisibile gli avrebbe insegnato a brandire una spada od a cavalcare un destriero. Eppure in lui la dolcezza e la dabbenaggine di quel giovane contadino che era stato per una fanciullezza intera stava stemprandosi in una irrequietezza indescrivibile, proprio quando il suo sogno di diventare un guerriero era sul punto di coronarsi per davvero. <Non temere, giovane Malinorne.> lo riprese poi Ossian, prima di apostrofarlo con un saluto e congedarsi dalla sua presenza <Domani Darkstone ti porterà al fronte e là inizierete l’addestramento che aspetti con tanto spasmo.>. Sì, era ciò che Malin aspettava e desiderava da tanto: incominciare l’addestramento. Peccato che lo slancio di gioia che prese il giovanotto tutto d’un tratto gli avesse fatto sfuggire un dettaglio non di poca importanza: il fatto che Darkstone desiderasse addestrare Malin al fronte, ove la guerra per la libertà di Imarna infuriava da tempo ormai, avrebbe dovuto mettere in guardia lo sguarnito senso di stima del pericolo che ancora ibrido covava nel cuore del giovane ragazzo dagli occhi policromi.




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