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il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così)
troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori
stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di
speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un
uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!
Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non
sbadigliate troppo! ^^
la storia
In corso d'opera!! ^^
art gallery
i protagonisti
Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi? Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni. Sesso: uomo - Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. - Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo. Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.
Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque? Età: Età adolescenziale, 23 anni. Sesso: Donna - Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. - Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa.
le razze Umani Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza.
ELFI Elfi Alti Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche. Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi. Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni. Elfi Silvani Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani. Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. Elfi dei Ghiacci Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi. Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia.
NANI E GNOMI Nani di Montagna I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze. Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri. Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. Nani di Collina I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. Gnomi Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile. Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro.
MEZZELFI Mezzelfi Alti I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. Mezzelfi Silvani I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.
Segnalibro
capitolo 1capitolo 10 capitolo 11 capitolo 12 capitolo 13 capitolo 14 capitolo 15 capitolo 16 capitolo 17 capitolo 18 capitolo 19 capitolo 2 capitolo 20 capitolo 21 capitolo 22 capitolo 23 capitolo 24 capitolo 25 capitolo 26 capitolo 27 capitolo 3 capitolo 4 capitolo 5 capitolo 6 capitolo 7 capitolo 8 capitolo 9 extra - fumetto Gli autori
Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.
Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.
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  giovedì, 19 giugno 2008 // Capitolo 11 - Ombre e Leggende
Alanassori • 16:42 in : capitolo 11 Thor fece ritorno solo poco prima di mezzogiorno con un sacco portato a tracolla con provviste per il resto del viaggio, Alany non riuscì a trovare il tempo di raccontargli cosa era accaduto in sua assenza in quanto il suo maestro la incalzò perché partissero al più presto, senza dare una vera spiegazione, dicendo solo che quel posto non era più sicuro come se lo ricordava. La ragazza e l’uomo mangiarono un pezzo di carne di cervo salata e qualche sorso dalla borraccia mentre avevano cominciato a marciare verso la porta sud della cittadina. La gente si era in gran parte ritirata in casa o nelle locande per pasteggiare e i due non ebbero troppi problemi ad attraversare le strade, giunti alla Porta Meridionale, in tutto simile a quella da cui erano entrati, li accolse malamente una guardia che fortunatamente per loro non fece troppi problemi, anzi, sembrava persino troppo impaziente di levarseli di torno. Quando uscirono dal portale in legno furono investiti dal freddo vento di inizio autunno che spirava in quel luogo, si avvolsero nei loro mantelli pesanti e seguirono la strada che si dirigeva verso un avvallamento ed in seguito, come le aveva detto Thor , verso il passo che avrebbe permesso loro di giungere alla loro destinazione: un villaggio dall’altra parte della catena montuosa e poco distante dalla principale città dell’Isola Minore. Il primo pomeriggio di viaggio lo passarono camminando silenziosamente lungo il sentiero, non incontrarono nessuno, le erbacce cominciavano a infestare le fessure tra le pietre del lastricato della strada. Nonostante il vento che si faceva sempre più pungente man mano che il sole percorreva la sua parabola discendente i due dovettero fermarsi diverse volte per riprendere fiato, o almeno Alany dovette fermarsi diverse volte: l’incantesimo che aveva prosciugato le sue forze quella mattina non aveva ancora lasciato la sua stretta spossante. Alla terza sosta Thor seccato dal continuo ritardo nella loro marcia si rivolse alla ragazza chiedendole, sempre con la solita voce misurata <Mi dici perché devi continuare a fermarti?>. La ragazza si sedette a lato del selciato su un vecchio ceppo muschioso avvolgendosi stretta nel mantello ed ansimando per lo sfinimento, rispose <Ecco… Ti ricordi i tre uomini di ieri sera?> non attese la risposta del suo maestro perché il suo sguardo preoccupato era già abbastanza eloquente <Sono tornati quando non c’eri…> Alany cominciò a raccontare quello che era successo, dell’allenamento con la telecinesi, dell’irruzione dei tre aggressori e dell’incantesimo che aveva utilizzato per spaventarli a morte. Al termine del racconto Thor aveva stampato sul volto un sorriso divertito, e prima di rispondere si lasciò andare ad una sonora risata <Proprio quello che si meritavano…> rise ancora <Comunque devo proprio insegnarti come si usa un’arma, il mondo fiori dall’Accademia è un posto pericoloso… Specie per una giovane e bella ragazza come te> L’uomo ammiccò sorridendo. I due giunsero ad una locanda per viaggiatori, discosta di pochi passi dalla strada. Lo steccato in legno cingeva la piccola costruzione a due piani ed un caravanserraglio vuoto ad essa adiacente. La porta e le finestre della locanda erano chiuse e, per quello che potevano vedere, non filtrava alcuna luce, ma se la costruzione fosse abbandonata o meno era impossibile dirlo: l’insegna ed i muri erano puliti ed in buone condizioni, tranne per i normali segni dell’usura. Thor bussò alla porta ed attese una risposta, invano, girò la maniglia e come si aspettava la porta era chiusa a chiave. Sospirò e passò la mano sulla serratura, mormorò un incantesimo ed una luce dorata scintillò nel buco della serratura insieme ad un suono metallico e la porta si aprì scricchiolando, lasciando libero passaggio alla coppia. Benché la sala fosse buia, pareva essere tutto in ordine e pulito, se non per un sottile stato di polvere depositatasi sui mobili e sul pavimento. Alany sbuffò sonoramente e si lasciò cadere seduta sulla prima sedia che aveva trovato, malgrado la sua esperienza nella taverna e la paura che potesse accadere ancora, aveva sperato in un pasto caldo ed invece, avrebbe ancora mangiato della carne essiccata. Schioccò le dita vicino alla candela posta sul tavolo a cui era seduta e lo stoppino sfrigolò e scintillò fino ad accendersi; una calda tonalità giallo paglierino illuminò la stanza, in realtà molto piccola rispetto a quella della locanda del giorno prima. Vi era posto solo per tre tavoli rotondi attorno ai quali potevano sedersi non più di sei persone ed un corto bancone sul lato opposto alla porta d’ingresso, di fianco al bancone nel muro si apriva un passaggio per le scale e per quella che poteva benissimo essere la cucina. <Maestro…> cominciò a chiedere Alany <Dove siamo?>, Thor scrollò le spalle e si guardò intorno prima di rispondere <In una locanda, ovviamente…> notando lo sguardo seccato della ragazza le sorrise <Per quello che mi ricordo, qui alloggiavano mercanti in viaggio da e verso la città di Nedaria> passò un dito sul bancone per ritrovalo coperto di polvere <Ma non ho idea di cosa possa essere successo qui, sembra essere abbandonato da pochi giorni eppure non capisco perché la porta di ingresso fosse aperta, però dubito che possa essere infestata da fantasmi, demonietti o fate> ammiccò sorridendo. Alany non volle discutere, né approfondire l’argomento, si limitò a dondolarsi sulle gambe posteriori della sedia, sbadigliando e guardando il soffitto. <Non penso che in cucina ci saranno provviste, almeno non provviste commestibili> disse Thor evocando un piccolo globo luminoso nel palmo della mano e scomparendo oltre la porta della cucina. La ragazza affondò la mano nella sua sacca e prese l’astuccio con la frutta secca e la borraccia, cominciò a mangiare rimpiangendo le comodità dell’Accademia. Alany trascorse la serata nella penombra della sala sbocconcellando la sua cena, nessuno varcò la soglia della locanda e gli unici suoni che si sentivano erano il frinire dei grilli e qualche gufo di tanto in tanto. L’uomo e la mezzelfa si ritirarono in stanze adiacenti, Alany non osava spogliarsi prima di mettersi a letto: il giaciglio le pareva sporco e l’idea che entrasse in contatto con la sua pelle la faceva rabbrividire. Malgrado i suoi pensieri e le sue preoccupazioni, il sonno e la stanchezza ebbero la meglio e si addormentò quasi immediatamente. Non fu un sonno agitato ed a tratti il buio si alternava con scene sbiadite di sogni, almeno finchè l’incubo che l’aveva svegliata durante la sua Prova, non le si mostrò nuovamente, questa volta più vivido di prima: l’ambiente innevato e gelido, il vento e la neve le sferzavano il viso, in lontananza tra la nebbia e le nubi il picco ricurvo di una strana montagna; la fatica e lo sfinimento parevano sempre più reali, cadde ancora stesa sul la neve, i sensi le venivano meno e riuscì solo ad alzare lo sguardo per vedere l’ombra che era calata su di lei, questa volta riuscì a vedere chiaramente due occhi completamente bianchi, privi sia di pupilla sia di iride e sentì una voce distante, gelida e priva di espressione dire “hai terminato il tuo compito” il baluginare di una lama di metallo riempì il suo sguardo ed Alany si svegliò di soprassalto sul suo letto nella locanda abbandonata. Ancora sconvolta, sudata e tremante cercò con lo sguardo il letto in cui dormiva Thor, trovandolo vuoto. Ansimava pesantemente e squadrava la stanza con il proprio sguardo, ma non riusciva a vedere nulla oltre l’oscurità della stanza bucata solo dalla fioca luce della luna che filtrava dalle finestre. Si impose di sdraiarsi ancora e di calmarsi, si rigirò nervosamente nel letto, era sul punto di riaddormentarsi quando un mormorio raggiunse e sue orecchie. Come suo solito, Alany faticava ad addormentarsi se attorno a lei non c’era silenzio e dei suoni indistinti la innervosivano più di ogni altro. Si alzò dal giaciglio sbuffando, riassettò la tunica e snodò una ciocca di capelli con le dita, scoprendoli unti, alzò il braccio ed annusò la manica della veste. “Ho proprio bisogno di un bagno… E di lavare questi vestiti…” Sentì ancora quel mormorio, proveniva certamente dalla sala al piano disotto, ma ancora non riusciva a capire di cosa si trattasse, che il suo maestro stesse parlando con qualcuno? Ma chi sarebbe potuto essere? Queste ed altre domande affollarono la sua mente ancora scossa e stanca e la mezzelfa non seppe resistere alla curiosità, male che andasse, avrebbe sempre potuto chiedere di fare silenzio. Si stiracchiò e si diresse verso le scale. Quello che prima era solo un rumore di fondo indistinto divenne il susseguirsi di almeno quattro voci impegnate in una conversazione privata. Alany si fermò proprio davanti alle scale, si chiedeva cosa stesse facendo il suo maestro o perché non l’avesse avvertita. Sussurrò un semplice incantesimo per mascherarsi con le ombre attorno a lei e scese qualche gradino in perfetto silenzio fino a riuscire a vedere le spalle del proprio maestro ed altre tre figure leggermente sfuocate, i loro volti coperti da maschere ed i corpi avvolti in tuniche scure che nascondevano qualsiasi genere di particolarità fisica. Si acquattò e si mise ad ascoltare. Thor stava parlando alle altre tre figure <…Signori, sapete quanto sia pericoloso per noi tenere questi colloqui, quindi cerchiamo di essere brevi…> La figura alla sua sinistra lo interruppe, la sua voce era bassa ed apparentemente anziana, quasi quanto i lineamenti della maschera di metallo che indossava <Giungeremo subito al punto dunque…> il tono era pacato, ma venato da un latente timore <Abbiamo pensato che fosse necessario aggiornarti sugli ultimi sviluppi del nostro accordo> La voce de mago assunse un tono interrogativo mentre faceva eco alle ultime parole della maschera anziana <Ultimi sviluppi?> <Si, ma non c’è da temere, i nostri alleati vogliono solo che rispettiamo la nostra parte del patto> a parlare era la figura alla destra del mago, la voce era giovanile e sicura, in sintonia con la maschera che portava; continuò a parlare <Non si tratta di rinegoziare l’intera cosa, ma di chiarire alcuni dettagli, spero di essermi spiegato>. Il mago si stropicciò la barba nervoso prima di rispondere <Sapete benissimo come la penso a proposito di tutta questa faccenda> scosse la testa <Sapete che non mi fido dei nostri, per così dire, alleati> il vecchio lo interruppe senza molte cerimonie <Non sei stato scelto per le tue idee in proposito, ma per la fedeltà per il tuo paese, sappiamo che tu desideri il vessillo della nostra città sulla Torre Bianca più di ogni altro e che possiamo contare sulla tua fedeltà ed il tuo zelo> Thor sbuffò rassegnato <Come se avessi altra scelta…> Alany rimuginò su quella parte di discorso, la sua mente era affollata di domande che chiedevano disperatamente delle risposte, “sicuramente…” pensò “ha qualcosa a che fare con la guerra, ma…” Una voce la fece sussultare: la terza figura prese a parlare, una voce inespressiva, quasi lugubre, inondò la stanza, la ragazza si sentì tremare, come se il gelo di una lama di ghiaccio si fosse fatto strada fino alle sue ossa. La figura ora sembrava torreggiare sulle altre, solo Thor seppur con riluttanza pareva tener testa alla sua presenza, la maschera che portava era argentata dai lineamenti visibilmente elfici, le labbra della maschera si muovevano seguendo la voce del suo portatore. <L’appoggio che stiamo dando al vostro popolo, come sapete è determinante per la vostra guerra e le nostre previsioni lasciano pochi dubbi su chi risulterà vincitore…> parlava la lingua di Imarna con estrema facilità seppure il suo accento tradiva la sua provenienza straniera, alcune sillabe sembravano avere una pronuncia elfica, seppure Alany notò essere più “taglienti” come pronuncia dell’elfico che le avevano insegnato all’Accademia. <Noi stiamo mantenendo la nostra parte dell’accordo ed è stato deciso dal mio popolo che fosse il momento in cui voi manteniate la vostra> scostò con un gesto della mano quella che poteva sembrare una ciocca di capelli <E’ stato deciso che la consegna del “pagamento” avvenga alla nascita della prossima luna> Thor si stropicciò la barba pensieroso e terminati i suoi calcoli disse: <Tra una settimana…> poi con tono più alto, quasi gridando <NON E’ POSSIBILE! COME PENSATE DI…> <SILENZIO!> l’ingiunzione della figura anziana sovrastò la voce di Thor <Ricordati la tua posizione, il tuo compito è eseguire i nostri ordini, non dimenticarlo mai!> la figura giovane continuò <Al quarto giorno da adesso raggiungerai la capitale e ci chiederai formalmente udienza, lì riceverai le future istruzioni> Alany rimase immobile attendendo le ultime frasi di circostanza e di congedo e quando le tre figure scomparvero, in lei non rimase che confusione ed il dubbio sulla sua mossa più immediata: sgattaiolare in stanza o chiedere a Thor che cosa stesse succedendo? Il suo dubbio durò solo pochi secondi perché schioccando le dita Thor accese simultaneamente tutte le candele del candeliere di rame che pendeva dal soffitto, spazzando via l’angolo di oscurità in cui la ragazza si era rintanata; senza voltarsi a guardarla disse solo: <Vieni qui, penso di doverti una spiegazione> La ragazza si avvicinò riluttante e circospetta, ad un passo dal suo maestro calpestò qualcosa di secco, si fermò a guardare cosa fosse e riconobbe un fiore secco dello stesso tipo di quello che aveva trovato nella stanza della locanda. Quasi involontariamente estrasse il fiore secco dalla tasca, che purtroppo si era in parte sbriciolato riempiendole la tasca di petali secchi. Senza attendere la domanda che sarebbe venuta, Thor le rispose <Si tratta di aquilegia, un fiore che viene utilizzato a volte per certi incantesimi, specialmente quelli legati alla comunicazione a distanza> scosse la testa e prese il braccio dell’allieva poco sopra il gomito conducendola ad una sedia, i due si sedettero ai lati opposti di un tavolino <Le persone con cui parlavo, sono esponenti del governo rivoluzionario di Nedaria mentre il terzo…> si rigirò nella sedia visibilmente a disagio, Alany non l’aveva ancora visto in quelle condizioni <E’ un portavoce di quelli che si dichiarano nostri alleati in questo conflitto> La mezzelfa lo guardava con gli occhi spalancati, con voce tremante disse <Dava l’idea di essere un elfo, ma… Sembrava diverso dalle due razze che conosco> Sbriciolava nervosamente i resti del fiore che aveva ancora in mano. <Si, è un elfo, ma non ha mai mostrato il suo volto, a quanto pare sono molto riservati, comunque devi sapere che il governo di Nedaria si è accordato per avere appoggio nell’insurrezione, ma a mio avviso il prezzo del patto è troppo alto> battè il pugno sul tavolo <Il tesoro cittadino, Alany ebbe un sussulto nel sentire il nome di quell’oggetto, in un attimo intere lezioni di storia ed incantesimi antichi, le Vesti degli Antenati, un’antica serie di artefatti che comparivano solo nelle leggende, oggetti di immenso potere magico la cui origine si era persa nelle nebbie della storia di Imarna. La ragazza balbettò qualche parola sconnessa prima di prendere un respiro profondo e infilare qualche frase i senso compiuto <…Quindi, es… esistono davvero? Le Vesti intendo, le leggende erano vere?> L’uomo scosse la testa, il suo tono era tornato pacato ed in un qualche modo paterno <Non possiamo esserne sicuri, il nome dato a quell’artefatto è più dovuto alla tradizione che ad altro, ma il suo valore sta nell’utilizzo che ne viene fatto: la sua magia alimenta uno scudo che protegge la città, senza quella protezione, se dovessimo perdere la guerra nulla impedirebbe ai nostri nemici di raderla al suolo> il suo sguardo si rabbuiò immediatamente <Non oso pensare cosa farebbero i soldati alla popolazione> Colta da quello che sembrava un momento di empatia, Alany distolse lo sguardo dal suo maestro, aggrottò le sopracciglia e cambiò discorso <Perché sei stato così servile? Insomma, che cos’hanno per obbligarti a stare al loro gioco? Non dovresti essere solo sotto la giurisdizione dell’Accademia?> Thor strinse i pugni sul tavolo, visibilmente seccato, anche se la sua collera non era diretta verso la sua interlocutrice. La sua risposta consistette in una sola parola <…Esilio…> L’uomo si alzò dalla sedia e senza aggiungere altro se ne andò al piano superiore con passi pesanti. La stanza tornò ad essere avvolta dall’oscurità ed Alany rimase sola, seduta a riflettere su cosa sarebbe successo da li in avanti. Dopo qualche minuto di ragionamento infruttuoso spazzò via dal tavolo le briciole del fiore con la manica, evocò nella sua mano un piccolo globo luminoso e si diresse anche lei verso la sua stanza. In quello stesso istante, in un luogo lontano, un elfo riponeva su uno scaffale una elaborata maschera d’argento e si passava le dita tra i capelli lisci e morbidi, assaporando quella sensazione un po’ narcisisticia tipica della sua razza. Si accomodò su una poltrona in pelle dopo essersi versato un calice di vino e tenendo in mano la coppa osservava distrattamente il liquido rosso sorridendo e pensando che il suo piano stava procedendo alla perfezione… commenti
  giovedì, 19 giugno 2008 // capitolo 10 - Un Salto nella Storia
Alanassori • 16:38 in : capitolo 10 Fin da quando l’impero di Imarna non era altro che una città costruita sugli Altopiani Grigi, una piana rialzata al centro del massiccio montuoso nella zona centrale del continente, gli esseri umani hanno avuto esperienza con la magia. Dapprima legate solo alla tendenza innata di pochi individui di poter manipolare le energie arcane che scorrevano misteriose e sconosciute, tranne che per gli Elfi Antichi, la razza elfica primigenia, estintasi dopo la scissione delle tre filosofie che diedero la nascita alle tre razze eliche: gli Elfi Selvaggi, i custodi delle foreste e dei boschi, gli Elfi Alti, i cultori della magia in tutte le sue forme e gli enigmatici Elfi delle Nubi, scomparsi da secoli dalle Terre Conosciute. Il contatto tra le due razze portò gli umani sotto l’ala protettrice degli elfi che guidarono la graduale crescita tecnologica e culturale per almeno un secolo. In quell’epoca sorse negli Altopiani Grigi la futura capitale dell’impero: Aila, Già ai tempi della caduta dell’Impero di Imarna, l’Accademia era già ramificata nel territorio e poteva contare un sede in ognuna delle principali città del continente e una totale autonomia dal potere centrale sia del vecchio Impero sia selle città stato, proprio in una di queste sedi Alany trascorse la sua infanzia, nella nordica città di Sestia. Un insediamento alloggiato in una valle tra i monti della regione Nord del continente. Nella sua posizione riparata il freddo invernale non cingeva la città ed i suoi territori se non per pochi mesi l’anno, mentre per i periodi restanti la valle godeva di un clima mite che favoriva la coltivazione di alcune varietà di piante aromatiche e da frutto, i cui prodotti nutrivano sia gli abitanti che il commercio con la confinante città stato di Aila. L’Accademia che sorgeva in questa città, come del resto tutte le altre, non si occupava solo della selezione e della formazione dei nuovi maghi, ma anche dell’insegnamento pubblico e del mantenimento di una ricca biblioteca. Proprio nella biblioteca dell’Accademia di Sestia, Alany passò gran parte del suo tempo dopo aver superato l’esame e raggiunto il grado di Apprendista, l’inizio della sua carriera di maga. Trascorse almeno un mese seduta sugli scranni della sala da lettura, china su volumi consunti dal troppo uso, tutte le notti tornava al suo alloggio con gli occhi stanchi ed arrossati e la schiena dolente. In quello studio autonomo, Alany aveva poco tempo da dedicare allo svago, che si limitava solo in qualche passeggiata con Lindy in cui la aiutava con i suoi studi e si divertiva a mostrarle gli incantesimi che aveva appreso dai libri. La prima cosa che osservò la ragazza fu come gli incantesimi che aveva utilizzato fino a quel momento fossero profondamente diversi da quelli che stava imparando a lanciare: i nuovi incantesimi utilizzavano intricati simboli da disegnate nell’aria o su una superficie utilizzati per dare ordine e forma alle energie magiche grezze ed apparentemente caotiche, invece di utilizzare in prevalenza uno sforzo di volontà come faceva per gli incantesimi più semplici. Giunta la fine del primo mese di studio, Alany venne assegnata ad un Maestro Incantatore per approfondire i suoi studi, prima che potesse veramente apprendere le arti magiche in completa autonomia. Attendeva e temeva questo momento, sapeva che prima o poi avrebbe dovuto abbandonare Lindy e le mura opprimenti dell’Accademia le sembrarono le accoglienti pareti di una casa, nel momento in cui si voltava indietro per osservarle mentre si allontanava lungo la valle con il suo nuovo maestro, seduta in un carro di una carovana mercantile. Con sé solo una sacca con le vesti da Apprendista, qualche provvista, legati saldamente alla cintola un sacchetto con delle monete d’oro e un piccolo volumetto dalle pagine in carta rilegato in cuoio donatole dalla sua amica, quello che sarebbe stato il suo primo libro di incantesimi. Vestita con un corsetto di cuoio sopra una camicia in lino e pantaloni dello stesso materiale e coperta da un mantello con cappuccio, lei ed il suo maestro tentarono di dare nell’occhio il meno possibile, mentre viaggiavano verso un porto ad occidente della città per imbarcarsi e raggiungere l’Isola Minore e scendere a Nord del fronte, nel territorio dei ribelli di Nefaria, con cui Sestia aveva stretto un patto di neutralità. Durante il viaggio Alany ebbe modo di conoscere l’uomo con cui avrebbe trascorso il prossimo periodo della sua vita: Thor Lightsmith, un uomo di mezz’età alto e dalla corporatura esile, ma muscolosa, il volto severo incorniciato da una capigliatura mora riccioluta e la barba incolta contrastavano con una voce e dei modi pacati e sempre misurati a seconda della situazione che però assumeva una nota paterna quando si rivolgeva alla giovane mezzelfa. Durante il viaggio, l’uomo e la ragazza si scambiarono le storie delle loro vite. Il mago discendeva da una famiglia di armaioli che abitavano a Nedaria, ma le sua innata affinità con le energie arcane aveva colpito un gruppo di maghi dell’accademia che aveva trattato con la famiglia perché fosse affidato agli insegnanti dell’Accademia perché gli impartissero gli insegnamenti dell’arcanismo. Già da giovane raggiunse il grado di Apprendista e gli fu concesso di poter ampliare i suoi studi autonomamente, tornando dalla famiglia, fuse i suoi studi arcani con la lavorazione del metallo e le basi della scherma insegnategli da suo padre. Da allora erano passati almeno venti anni ed il suo rapporto a volte conflittuale con l’Accademia e la sua dote naturale per la magia gli aveva valso il titolo di Maestro Incantatore. Il viaggio durò due settimane e si fermarono in un grande villaggio alle pendici settentrionali dei monti che s’innalzavano al centro dell’Isola Minore, il principale nodo di commercio con le città stato della metà nord di Imarna, Alany osservò quasi subito che il villaggio aveva visto tempi migliori, ma la guerra che infuriava a sud non aveva colpito duramente il villaggio che prendeva il nome di Frahl. Il sole era già tramontato quando giunsero alle porte del villaggio: un portone in legno che si alzava chiusa in mezzo ad una palizzata composta da tronchi d’albero piantati saldi nel terreno dietro la quale era costruito un camminamento per le guardie. Quella notte Thor scese dal carro e condusse con passo sicuro la sua allieva per le strade lastricate di quel villaggio, erano praticamente i soli a camminare per le strade, a parte qualche accattone e persona che si affrettava verso le case o le locande e proprio in uno di quei luoghi il mago si fece seguire da Alany. Si trattava di un luogo sporco e pieno di fumo di pipa, l’aria densa e pesante era intrisa dell’odore dell’alcol e ad Alany cominciò immediatamente a girare la testa, non era abituata all’alcol, né al fumo e ad il fetore di sudore e sporcizia emanato dagli avventori della locanda. Si accasciò contro il muto di fianco alla porta mentre Thor aveva raggiunto il bancone dove un oste corpulento vestito con un grembiule unto e con i capelli e la barba altrettanto unti e cominciò a contrattare per avere una stanza. Fortunatamente per la ragazza erano rimasti pochi clienti in quel salone e quasi tutti ubriachi fradici si erano addormentati sui tavoli o sulle panche, ma qualcuno, sempre ubriaco, aveva adocchiato la ragazza ed un gruppo di tre uomini le si parò innanzi, con occhi lascivi ed espressioni ghignanti. Alany si accorse di loro solo quando furono così vicini da poter sentire il loro alito fetido, riuscì a fatica a reprimere un conato di vomito. <Ma guardate… Una ragazza che non regge nemmeno l’odore del vino…> disse uno <Forse dovremmo offrirle qualche boccale, che ne dite?> incalzò il secondo ridendo. Il terzo di loro allungò una mano e le prese il meno tra l’indice ed il pollice avvicinandoli il volto al suo dicendole <Forse vorresti la compagnia di qualche vero uomo invece dei ragazzetti della tua età, vero?> e premette con forza le sue labbra sudice su quelle della ragazza. Alany quasi perse i sensi, la stavano tenendo bloccata al muro e le mani lascive di quegli uomini cercavano di percorrerle il corpo, nessuno sembrava venirle in aiuto, fino a che tutto parve fermarsi, una luce azzurra scintillava da sotto la sua camicia, all’altezza del suo seno, Uno dei tre estrasse un coltello affilato da uno stivale e fece per scagliarsi sulla ragazza, ma il freddo metallo della lama di una spada sottile puntata al suo collo lo fermò di colpo. La voce calma di Thor risuonò nel locale con tono intimidatorio, smuovendo dal sonno anche qualcuno dei clienti <Se ci tenete alla vita, vi consiglio di uscire da quella porta e non avvicinarvi mai più né a me né a lei…> fissò intensamente i tre con i suoi occhi castano scuro bordati di verde finchè loro non lasciarono il locale ringhiando e sbuffando. Alany emise un sospiro di sollievo ed abbracciò il suo salvatore, sia per gratitudine, sia perché faticava a reggersi in piedi, lui ringuainò la spada e la sostenne con un braccio <Vieni, ho preso una camera in questa bettola.> La condusse dall’altro lato della sala e da lì su per le scale verso il secondo piano, seguiti dallo sguardo sospettoso dell’oste. Salite le scale si trovarono in un corridoio, su ciascuno dei suoi lati vi erano tre porte di legno, alcune leggermente scheggiate, che davano su altrettante camere. Alany si sentì subito confortata dal fatto che il fetore del fumo misto all’alcol ed alla sporcizia fosse quasi scomparso, ma altre cose quasi la sconvolsero: da una stanza giungevano al suo fine udito di mezzelfa mugolii e tonfi sordi probabilmente di qualcosa che veniva aritmicamente battuta sul muro. La ragazza arrossì istantaneamente e maledisse le sottili pareti di legno e le sue orecchie tanto sensibili. Accortosi del visibile imbarazzo della sua allieva Thor si affrettò a portarla nella camera che aveva affittato per quella notte, fortunatamente per lei si trattava di una delle due infondo e con suo grande sollievo, quei rumori smisero di martellarle le orecchie una volta chiusa la porta. Alany si buttò pesantemente stesa sul giaciglio composto da un materasso di tela di sacco ripiena di paglia ed un cuscino degli stessi materiali, non per nulla come i letti dell’Accademia a cui era abituata, ma dopo due settimane di sballottamenti sul carro e di mal di mare, non trovò di che lamentarsi. Thor si tolse il mantello e lo buttò sul giaciglio sulla parete opposta e vi si sedette sopra guardando Alany, quasi con espressione dispiaciuta, ma quando le parlò la sua voce era ferma e modulata. <Scusa per averti portata in un posto come questo, ma oltre ad essere la locanda più vicina ho voluto mostrarti come è il mondo al di fuori delle comodità che hai conosciuto all’interno dell’Accademia…> Alany annuì fissando il soffitto, Thor continuò a parlare <Te la sei vista brutta con quei tre molestatori, devono aver pensato che tu fossi una prostituta o qualcosa del genere…> la ragazza arrossì di nuovo e strinse i pugni in preda alla rabbia <Dovrò insegnarti a maneggiare un’arma e forse forgiartene una, a volte il filo di una lama è un deterrente migliore di un incantesimo e non ha bisogno di formule o concentrazione> si stese anche lui sul giaciglio osservando la lampada ad olio che illuminava la piccola stanza. Alany rimase in silenzio per qualche secondo prima di rivolgere la parola all’uomo <Maestro… Perché stiamo andando a Nefaria?> Se lo era chiesta fin dal primo giorno di viaggio, ma non si era mai posta il problema di scoprirlo. L’uomo rimase in silenzio un attimo, forse ponderando la sua risposta ed infine sbuffando rispose <Perché ho deciso di seguire la guerra che infuria in questa regione, il popolo a cui appartengo combatteva già per la sua libertà da prima della mia nascita ed ho deciso di dare il mio contributo per porre fine a questo spargimento di sangue e poi… Io là ci vivo.> concluse con una risata. Alany sorrise a sua volta e chiese ancora <Quanto tempo ci vorrà ancora?>. Thor scrollò le spalle <Se i passi montani non sono bloccati ci vorranno ancora tre giorni su dorso di cavallo, penso>. La ragazza lo interruppe <Non ho mai montato un cavallo…>. Lui scosse la testa <Sarà un’altra delle cose che dovrai imparare, ma adesso è meglio se ti riposi, spegni la luce…>. Alany rimase sorpresa da quel genere di richiesta, anche perché lei era dei due la più lontana dalla lampada e visibilmente la più stanca, sospirando fece per alzarsi, ma si bloccò alle parole del suo mentore <No, rimani sdraiata sul giaciglio e spegnila da lì dove sei ora…>. La ragazza alzò la mano e volse il palmo verso la lanterna, bisbigliò alcune parole nel linguaggio della magia e nel vetro attorno alla fiamma cominciarono a formarsi piccoli cristalli di ghiaccio che crebbero fino a soffocare la fiamma ed inondando di buio la stanza. Alany lasciò cadere il braccio lungo il fianco ed in poco tempo prese sonno. L’indomani Alany fu svegliata da Thor, il sole filtrava pallido dalla finestra, nuvole grigie coprivano il cielo, preannunciando una giornata di pioggia. L’uomo non le disse molto, a parte di aspettarlo in quell’alloggio mentre andava a prendere l’occorrente per il viaggio. Ancora mezza addormentata rimase chiusa nella stanza, la cittadina aveva ripreso vita e le strade erano gremite di gente vociante che si dirigeva al lavoro o al mercato che si teneva in quei giorni. Nell’aria sentiva uno strano odore, incenso, forse, ma non veniva da fuori. Si guardò intorno per cercare la fonte di quell’odore e l’unica cosa che vide fu una piccola striscia di cenere mezza cancellata sulle assi del pavimento. <Che diavolo ci fa qui?> sussurrò tra sé e si decise di cercare altri indizi per dipanare quel mistero. Guardò sotto i giacigli e sotto il mobile su cui era posta la lampada ad olio e lì trovò un piccolo fiore essiccato dai petali viola chiaro, cinque petali allungati all’esterno che incorniciavano altri cinque petali di forma conica che terminavano con delle punte vagamente ad uncino, qualcosa di simile lo aveva visto nei giardini dell’Accademia e sicuramente nelle lezioni di botanica di base impartitele nella sua infanzia, non riusciva però a ricordare che fiore fosse. Scosse la testa e decise finalmente di provare una parte delle sue nuove vesti da Apprendista: frugò nella sua sacca per chiudersi ai fianchi la cintura con le tasche che aveva ricevuto insieme alle vesti, infine mise delicatamente il fiore in una delle tasche. Mentre attendeva decise di affacciarsi alla finestra della stanza, la strada sottostante era affollata, anche se il vociare si era fatto più distante. Alany si sorprese nel vedere che la maggior parte delle persone erano vecchi donne e bambini, “probabilmente” pensò “gli uomini stanno già lavorando o sono a combattere la guerra di cui mi ha parlato…”. Un brivido le percorse la schiena mentre pensava alle storie di guerra scritte nei libri, alle battaglie gloriose e agli alti ideali, ma più di tutto pensava che in questa visione che davano i testi, mancasse qualcosa di davvero importante che caratterizzava una guerra. Scosse la testa e decise che non sarebbe più riuscita ad aspettare in quella camera senza fare nulla: si inginocchiò sul giaciglio e cominciò a concentrarsi, cercano di ripassare a memoria i suoi studi ed anche tentando di ricordarsi che genere di fiore fosse quello che aveva trovato. Nella sua mente rievocò delle immagini dei momenti trascorsi a studiare i vecchi tomi sciupati colmi della saggezza raccolta da maghi più o meno antichi. Si stropicciò le punte dei capelli come stava diventando sua abitudine fare, non sembrava giungere a nulla di utile. Presa dalla noia, cominciò a provare alcuni incantesimi elementari: evocare piccole nuvolette di nebbia o fumo, accendere e spegnere la fiammella della lampada ad olio o anche muovere a distanza piccoli oggetti, tra cui la stessa lampada. Si annoiava e quello era un modo per divertirsi un po’ e tenersi in allenamento; fu proprio nel momento in cui aveva riappoggiato gli oggetti che aveva fatto fluttuare nell’aria, quando sentì la maniglia della porta girare lentamente, scricchiolando. Le sue orecchie sensibili sentirono da dietro la porta alcuni sussurri, non riusciva a distinguere le parole, ma aveva riconosciuto almeno due voci differenti, molto familiari. Aveva poco tempo, il cuore le cominciò a battere all’impazzata, mentre sentiva i muscoli rabbrividire, le mani le tremavano ed il suo respiro affannato si fece più veloce. La porta si era aperta leggermente ed adesso poteva riconoscere le voci: erano le tre persone ubriache che l’avevano assalita la notte prima. Chiuse gli occhi e si costrinse alla calma, “adesso” pensò “non è proprio il momento di farsi prendere dal panico, sono sola e devo farcela” richiamò a sé le energie magiche da cui stava attingendo poco prima,non aveva tempo per cercare una fonte più potente o abbondante, aveva poco a disposizione, ma l’avrebbe sfruttato al meglio. Contrasse le dita della mano destra facendo fluire la magia verso le loro punte, l’intera mano venne circondata da un riverbero dorato, l’aria attorno a lei vibrava intensamente. Questa situazione le fece venire un’idea, forse l’unica attuabile con le poche energie che era riuscita ad accumulare: “spaventarli!”. Uno dei tre uomini spalancò la porta con un calcio e fu investito insieme ai suoi due compagni da una luce bianca dorata talmente intensa da obbligarli a coprirsi gli occhi con le mani. Con un grugnito di disappunto si volsero a guardare la fonte di quella luce, tremarono nel vedere dinnanzi a loro una ragazza avvolta in una luminescenza nelle tinte dell’oro e del rame che si espandeva da lei ondeggiando come un velo mosso dal vento, lo stesso vento che sferzava i loro volti e che faceva ondeggiare nell’aria i capelli di quella giovane figura. Le sue labbra si mossero e nella stanza riecheggiò una voce solenne e minacciosa, pronunciò poche parole che penetrarono con forza le orecchie degli uomini: <Andatevene, se ci tenete alle vostre vite…>. I tre tremarono e lasciarono la stanza correndo, abbandonando al suolo i coltelli che brandivano. Alany aveva sudato freddo, una volta iniziata ad incanalare la magia non avrebbe avuto modo di fare altro se non mantenere l’illusione attorno a sé e quello non fosse bastato, sarebbe rimasta in balia dei suoi assalitori, una prospettiva non molto piacevole. Non pensava che l’incantesimo le sarebbe costato così tanto, per sostenere l’incantesimo così a lungo le fu necessario attingere anche alle sue stesse energie e non solo a quelle dell’ambiente ed ora che dalla finestra li aveva visti disperdersi tra la gente lungo la strada poteva terminare il suo incantesimo; cadde così in ginocchio esausta, riuscì a chiudere la porta prima di stendersi sul suo giaciglio per riposare, anche se non sarebbe riuscita e non si sarebbe permessa di addormentarsi.
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