il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  lunedì, 20 ottobre 2008 // Due specchi ed una sola anima (parte I)
Thalionwen • 21:45
in : capitolo 26


I giorni seguenti la partenza della Miranda dal porto di Sestia furono di ciel sereno e venti propizi. Il lavoro effettivo che la ciurma doveva adoperarsi a sbrigare a bordo del mercantile era praticamente minimo: i venti membri dell’equipaggio si davano il cambio ogni quattro ore spostandosi senza fretta dal ponte alla stiva, dagli alloggi per il riposo alla mensa. La notte, poi, il lavoro diminuiva ancor più drasticamente: i mozzi spazzolavano con la forza delle braccia le dure e scheggiate assi di legno del ponte principale mentre il capitano, i passeggeri dell’Accademia ed il resto della ciurma consumavano la loro cena alla luce delle lampade ad olio.
Alaister e Malin  furono accolti come braccia di bassa lega sulla maestosa Miranda. Il capitano Fistal Sealweed quando li vide salire a bordo dal pontile del porto affollato si persuase del fatto che avessero sbagliato imbarcazione. Tuttavia i due nuovi marinai confermarono che erano stati esplicitamente destinati alla Miranda ed alla sua flotta dalle autorità portuali, così macchinò Alaister prendendo sempre la parola prima del compagno impedendogli così di dire qualche cosa che potesse mandare a monte i piani, e siccome a bordo delle altre due navi del convoglio l’equipaggio era già completo chi di dovere aveva inviato le nuove braccia proprio al capitano Sealweed. Tra un fiotto di maldicenze e qualche sputo di scaramanzia, il capitano volle servirsi di quell’inaspettato “dono” nella maniera più banale possibile, così volle che quel tale Gaethan e suo fratello Malin si occupassero solo ed esclusivamente del lavoro più bruto e degradante possibile, ovvero di pulire il ponte la notte con le proprie mani “inginocchiati come i servi che erano sulle loro ossute ginocchia”. <E se finite in fretta di sfregare con lo straccio questo lurido pavimento di legno, non temete: per voi c’è da passare anche il corridoio che porta agli alloggi ed una volta ogni tre giorni potrete dedicarvi alla stiva ed alla cambusa.> così decretò il capitano il primo giorno di arruolamento dei due, e così fu per loro con scadenza regolare per quei giorni che seguirono la partenza dal porto di Sestia.
La notte era particolarmente limpida e fredda, in quel mare sconosciuto. Malin, che era assolutamente impermeabile alla fatica ed alle condizioni atmosferiche, sfidava il gelo dell’inverno immergendo tutto il braccio, assieme allo straccio, nel secchio dell’acqua saponata tutte le volte che doveva lavare il panno da passare sul ponte per pulirlo. Alaister, dal canto suo, lasciava a Malin gran parte del lavoro stringendosi nel suo cappottino di pelliccia e pelle temendo con disappunto le fredde notti di stelle limpide e splendenti durante le quali lei ed il giovane Cavaliere erano costretti a quell’ingrata mansione. <Inizio a credere che Lanchaster avrebbe potuto escogitare qualche cosa di diverso da questo per farci imbarcare su questa stupida nave.> brontolava Alaister quella notte, battendo con rabbia e disgusto il pugno sul parapetto spesso del ponte, ma Malin non dava troppo peso a quei suoi capricci e continuava imperterrito a lavorare, quasi come avesse provato un particolare gusto nel farlo. <Il lavoro nobilita l’uomo.> rispondeva allora lui, continuando a sfregare le assi scricchiolanti del pavimento con la forza di un leone e la dedizione di un santo. <Ma chi ti insegna queste sciocchezze?> volle sapere allora lei e Malin, alzando lo sguardo appannato in direzione della maestra, sorrise dicendo <Me lo ha detto Balian. Lui è una creatura molto saggia.>.
I giorni passarono in fretta, tutto sommato, ed il sole splendeva tutte le mattine a destra dell’imbarcazione per tuffarsi nel mare alla sua sinistra. La prua della Miranda puntava il nord senza distogliersi da quella meta nemmeno per errore. Al timone, il capitano governava la sua nave con costanza e polso fermo, lanciando di tanto in tanto il suo sguardo glaciale su chi si trovava sul ponte, che si trattasse di marinai o di passeggeri. Poi comunque lo distoglieva subito, per guardare con rapimento il vento che gonfiava le grandi vele chiare e l’orizzonte che brillava come un gioiello, sfolgorando di quella lontananza irraggiungibile che nella mente degli uomini gioca brutti scherzi a fa nascere nei loro cuori desideri consistenti come le nuvole.
Malin ogni mattina controllava solertemente tutte le funi che si trovavano sul ponte. Le prendeva in mano una per una e le strattonava, le ispezionava come un altro marinaio gli aveva insegnato per controllare che non fossero rotte o danneggiate in qualche modo. Lo faceva sempre all’alba, quando ancora gli altri marinai sottocoperta riposavano e quelli che erano già desti si ritiravano per riposare e farsi dare il cambio da altri a loro volta. Una mattina, però, quando il giovane Cavaliere fece la sua comparsa sul ponte allo spuntare del sole all’orizzonte, una figura ammantata se ne stava poggiata al parapetto di legno a guardare l’aurora. Non appena Malin si accorse di quella presenza si bloccò e non osò fare un solo passo in più: in silenzio ed in estatico raccoglimento guardava ammirato la figura di quell’elfa che aveva notato il primo giorno salire a bordo della Miranda e che non aveva più avuto modo di incontrare, fino ad ora.
I suoi capelli neri svolazzavano delicatamente sopra le sue spalle mossi dalla brezza leggera e fresca della mattina; i suoi occhi, come gemme preziose, brillavano della luce che l’alba le vomitava addosso, quasi avesse voluto ricoprire quella figura dell’oro dei suoi raggi.
Malin non poteva muovere neppure un muscolo, temendo di farsi vedere dalla ragazza. Poi, ad un tratto, si domandò per quale motivo voleva che la ragazza non lo notasse, e non riuscì a darsi una risposta convincente. Allora, traendo un profondo respiro, si portò le mani al viso e si promise di far finta di nulla, perché il suo lavoro lo aspettava e non poteva ignorarlo per rimanere nell’ombra ad ammirare quella splendida figura.
<Ma che stai facendo, stupido!> tuonò allora una voce alle spalle di Malin, il quale prese spavento e si volse all’indietro per vedere chi l’aveva così duramente apostrofato. Alaister, imbacuccata nel suo cappottino di pelliccia e pelli raffazzonate e cucite assieme con poca cura, intersecava le braccia all’altezza del petto e tamburellava con isterica convinzione la punta dello stivale sul pavimento. <Chi c’è che ti impedisce di fare il tuo lavoro? Hai sempre così tanta voglia di lavorare… e oggi batti la fiacca!> volle sapere la giovane donna, con un atteggiamento ed uno sguardo tutt’altro che glaciali. Allora la maestra oltrepassò la figura di Malin e diede un’occhiata con i suoi stessi occhi: vide la figura della ragazza poggiata al parapetto, e qualche cosa dentro di sé montò in furia tanto da scaldarle l’animo e la carne come mai sarebbe riuscito a fare un falò o la semplice fiamma accesa di un caminetto. <Ti ho detto di lasciarla perdere, se non sbaglio!> tuonò allora a denti stretti la giovane donna <Se ti pesco ancora a sgranarle gli occhi addosso, te la farò pagare!> lo minacciò, e così facendo lo strattonò tanto forte da fargli perdere l’equilibrio e costringerlo a cadere di schiena su di una catasta di cime vecchie e rovinate adatte solo come rifiuti inutilizzabili. Malin guardò con terrore frammisto a sorpresa il viso scosso ed acceso della maestra, domandandosi in cuor suo cosa mai le fosse preso in quel momento. Dal canto suo, Alaister provava dentro di sé uno strano smarrimento fastidioso, al pari di quella prima volta in cui squadrò il viso del giovane e vi trovò quel marchio impresso con la magia tutt’attorno al suo occhio destro. Qualche cosa che non sapeva determinare la infastidiva e le scaldava le viscere con l’irruenza di un sentimento incapace di rimanere latente come lo era stato fino a quel momento: il cuore allora le prese a battere forte e la vista le si annebbiò quasi le fossero venute le lacrime agli occhi. Allora Alaister scosse la testa, si passò velocemente una mano sul viso e squadrò con i grandi occhi di fiamma il suo allievo riverso tra le vecchie corde ed i brandelli di tela da vela. Lo guardò, con attenzione, e vide laggiù tra quelle cime una qualche cosa che le faceva sentire il fuoco nello stomaco, una sensazione per lei piacevole. <Vattene e tornatene sottocoperta.> gli intimò la giovane donna lanciandogli con una sorta di disprezzo simulato il cappottino di pelli e pelliccia che si era appena levata di dosso <Oggi sbrigo io le tue mansioni. Questa sera, se ti sarai schiarito le idee, potrai raggiungermi per lavare il ponte.> sbottò, indi gli voltò le spalle e, senza dar peso alla presenza dell’elfa, prese ad ispezionare le cime una ad una. Man mano, gli altri marinai e gli altri passeggeri dell’Accademia sorsero dai propri alloggi e la nave riprese ad essere piena di vita come era giusto che fosse.
La sera ad Alaister doloravano le ossa e tutti i muscoli, anche se non aveva lavorato tanto quanto era necessario per lei per avvertire simili disturbi. Durante il giorno, mentre presenziava sul ponte e cambiava con goffa precisione una fune consunta con una nuova, ebbe come impressione che qualche cosa avesse investito la nave, ma non si era trattato di una folata di vento, o di una corrente più gelida del consueto. Il vento infatti, per un momento, aveva smesso di soffiare e le increspature del mare erano sparite, ma solo per pochi secondi. La sua vista accecata dal sole ed offuscata da quelle lacrime che combattevano il gelo dell’aria non aveva colto nulla di anomalo, indi per cui non si era preoccupata di dare peso a quell’accadimento. Tuttavia al calare della sera, mentre tutt’attorno a lei uno strano fermento stava impadronendosi dei presenti, la testa prese a girarle e le gambe la reggevano a fatica.
Malin raggiunse la maestra sul ponte portando con un braccio il pesante secchio di acqua saponata e con l’altro uno spazzolone ed un paio di stracci. Quando salì sul ponte, provenendo dalla cambusa, si trovò dinnanzi un putiferio che non credeva sarebbe stato possibile creare: avanti a sé quasi tutto l’equipaggio danzava e cantava bevendo e mangiando quasi si fosse trattato di una festa. Malin non credeva ai suoi occhi e, con il secchio d’acqua saponata e gli stracci per la pulizia, non immaginava come si sarebbe dovuto comportare. <Ah, eccoti!> un marinaio si avvicinò al ragazzo e lo costrinse ad abbandonare i suoi intenti per unirsi ai bagordi <Festeggiamo la buona riuscita del viaggio, che fin’ora è stato così tranquillo da farlo assomigliare ad una crociera! Unisciti a noi, forza! Stasera nessuno lavora, stasera si beve e si mangia a volontà!>. Così a Malin venne offerto un boccale di birra schiumosa ed un tozzo di pane, quando bastava al ragazzo per passare in allegria una serata che altrimenti sarebbe stata di fatica in compagnia di Alaister in preda ai suoi soliti lamenti.
Alla festa partecipavano praticamente tutti e tra la folla Malin intravide una ragazza scatenata che cantava e ballava come in preda ad un incantesimo. Il ragazzo non aveva mai notato quella ragazza prima d’ora, e sorrideva nel vederla così sciolta e lanciata, tanto che non esitava ad abbracciare chiunque ed a ballare con chiunque le capitasse a tiro. Così il giovanotto beveva il suo primo boccale e vagava per il ponte, tra marinai alticci e altri improvvisatisi musicisti, alzando la propria tazzona di peltro alla ricerca di qualcuno che gli desse nuovamente il colmo. Così facendo, tra le spinte dei ballerini e le sue per farsi strada, raggiunse il fitto dell’affollamento perdendo definitivamente l’orientamento. Laggiù, tra tutte quelle voci e quelle persone, Malin rivide la ragazza elfica dai capelli neri e gli occhi di ametista.
Il giovanotto abbassò il braccio il cui pugno stringeva la tazza di peltro ed i suoi grandi occhi bicromi si sgranarono nuovamente sull’esile e slanciata figura della ragazza. Quella sconosciuta era per lui una creatura magnetica, che catturava il suo sguardo errante e lo costringeva ad incollarsi a lei, senza lasciarla mai. Così Malin vide la giovane elfa poggiata con la schiena all’albero maestro mentre guardava la folla scoraggiata, quasi avesse invidiato la libertà e la gioia di coloro che si divertivano, ma senza capirne il perché. Così il ragazzo divenne triste per lei, ma immediatamente pensò che sarebbe stato un buon momento per avvicinarsi a quella sconosciuta per presentarsi e magari per invitarla a divertirsi con tutti gli altri. E fu allora, mentre Malin la guardava rapito e si avvicinava lentamente a lei, che la ragazza alzò lo sguardo ed intrecciò il suo con quello del giovane Cavaliere.
Malin si immobilizzò di colpo mentre quei due grandi gioielli scintillanti lo squadravano di lontano, con curiosità e sforzo. Il ragazzo d’improvviso s’accese in viso e dentro di sé provò un trasporto nuovo, un sentimento caldo e piacevole che non aveva provato mai. Ma poi, a causa di uno spintone, Malin dovette abbandonare quello scambio di sguardi, e mentre lui scompariva dalla visuale della ragazza, anche la ragazza distoglieva lo sguardo richiamata da ben altre faccende.
Alaister aveva preso con violenza un braccio di Malin e lo aveva strattonato per attirare la sua attenzione. <Non c’è lavoro per noi, stasera. Andiamocene.> sentenziò allora lei, indicando la direzione degli alloggi e Malin, combattuto tra quello pseudo ordine della maestra ed il suo desiderio di andare a conoscere la ragazza elfica, alla fine scelse per soddisfare la richiesta di Alaister.
Era notte fonda quando il festino terminò e finalmente tornò a regnare la calma ed il silenzio sulla vecchia Miranda. Alaister dormiva sulla sua amaca con la grazia e la bellezza di quella donna che era ma che non era mai sembrata. Aveva sciolto le trecce e sparso i suoi lunghi capelli rosso fiamma sulle sue spalle, spogliate degli abiti scomodi e poveri del marinaio Gaethan. Dormiva serafica, nonostante avesse lamentato con Malin i suoi dolori alle ossa, sintomo del fatto che, in fin dei conti, nulla le dolorava abbastanza da renderle fastidioso anche il sonno.
Malin se ne stava riverso sul suo cumulo di stracci e paglia, le braccia intersecate dietro la nuca e gli occhi spalancati, sognanti. Purtroppo nella cabina riservata a lui ed alla maestra era stata approntata solo una cuccetta, poiché lo spazio era poco e non ci sarebbe stato modo di trovarne per un altro giaciglio. Tuttavia il capitano aveva dato ordine di sistemare alcune vecchie vele inutilizzabili ed un po’ di paglia da imballaggio per preparare un piccolo cantoncino dove uno dei due nuovi mozzi si sarebbe potuto sistemare. Inutile dire che Alaister volle lasciare a Malin il privilegio di riposare in quella “cuccia per cani”, come l’aveva chiamata lei, riservando per se stessa l’amaca posizionata più in alto e sospesa da terra per assecondare le oscillazioni della nave.
La luce della luna filtrava dalla piccola finestrella che dava aria alla cabina, e Malin fissava quel fascio di luce con rapimento, perso nei propri pensieri. Senza volerlo, era capace di rivedere dinnanzi a sé e di rivivere secondo per secondo il momento in cui la ragazza elfica aveva intrecciato lo sguardo con il suo. E vedendo e rivedendo di continuo quella scena, era incapace di levarsela dalla testa per prendere sonno.
L’amaca dove dormiva la giovane donna dondolò appena ed un braccio di lei prese a penzolare inanimato. Dopo poco, le dita della  mano si strinsero ed un mugolio si levò nel silenzio rotto solo dalla ritmica risacca delle onde del mare. <Malin, i tuoi pensieri fanno rumore.> bofonchiò allora Alaister rilassando la mano a penzoloni <E sono noiosi.>. Il ragazzo fissò quella mano che di tanto in tanto si muoveva parendo quasi cosa a sé stante rispetto al corpo cui apparteneva, sospirò e si coricò su di un fianco, coprendosi fino al mento con una vecchia vela consumata.
<Leggete nel mio pensiero, signore?> domandò a denti stretti il ragazzo, socchiudendo appena gli occhi per tentar di soffocare quel ricordo che come un carillon gli si riproponeva in continuazione, senza fermarsi mai, e la maestra sospirò <Erano secoli che non lo facevo più.>. Nel dir ciò, la giovane donna si mosse ancora e ritirò il proprio braccio abbandonato a penzoloni. Indi sporse la testa ed una cascata di capelli rossi tinse la luce azzurra della luna di un colore cupo e tetro. Alaister rideva sommessamente, come se quello che aveva appena detto fosse stato detto di proposito, e nel frattempo si gustava la reazione del giovane Cavaliere che tardava a manifestarsi.
<Oh, non ti avrò mica offeso!> aggiunse quindi lei, con malizia <Alla tua età è normale avere certi “bisogni”.>. Malin allora mosse il capo e lanciò uno sguardo torvo alla maestra con l’occhio offeso <Io non ho nessun bisogno, signore. Nessuno al di fuori di una bella dormita.><Eppure a dormire non ci riesci. Quella “streghetta” ti ha tolto ogni bisogno primario per colmarti il cuore di ben altri desideri.> sentenziò allora la giovane donna, passandosi in maniera provocante la lingua umida sulle labbra carnose <Io te lo ho detto, ma tu non mi hai ascoltato: quella ragazza, tu, la devi ignorare! O te ne pentirai. Ma non per mano mia.>.
Il ragazzo si stringeva nelle spalle sperso e spaesato. Richiamò a se le ginocchia e qualche cosa di simile ad un brivido od ad una brutta sensazione si insinuò sotto le sue coperte. D’un tratto chiuse gli occhi serrandoli ermeticamente: non voleva ascoltare più le parole strane della sua strana maestra. <Tranquillo, ora la smetto.> lo rassicurò allora Alaister, la quale aveva risollevato il capo ed aveva scambiato con la testa le sue gambe, che ora penzolavano entrambe dall’amaca nell’intento della donna di balzare giù dal suo giaciglio. Così, nel giro di pochi minuti, la donna abilmente scese dalla branda e piantò ben bene le sue due gambe esili ma stabili, forti e resistenti come due contrafforti di metallo. <Ma prima, voglio spiegarti come funziona quando una ragazza piace ad un ragazzo.> sorrise Alaister, inginocchiandosi vicino a Malin che con circospezione si metteva a sedere sul suo pagliericcio improvvisato e faceva ciondolare il capo assonnato dalla capigliatura legata e scarmigliata. <Non serve, io… io non ci penserò più.> sbottò allora il ragazzo, sollevando lo sguardo e guardando direttamente la maestra nei suoi grandi occhi fiammanti. Con la mano libera fece gesto alla giovane donna che non voleva aggiungere altro al discorso, e fece per tornarsene sotto le coperte quando Alaister gli ghermì inaspettatamente quella mano prima agitata senza volerla lasciare andar via.
Malin ebbe un tuffo al cuore avvertendo il tocco delicato ma al contempo autoritario della giovane donna. Quella gli stringeva il polso con semplicità, senza fargli del male: solitamente lei non era così delicata nei suoi confronti. Così il ragazzo sgranò gli occhi su quel gesto, per poi alzare lo sguardo nuovamente sul viso della maestra. Quando lo fece, un viso nuovo si mostrò agli occhi del ragazzo, il viso di una donna dalle labbra increspate e dallo sguardo dolce.
<Signore…io…> balbettava Malin, disarmato da quello sguardo che impiantato sul viso di Alaister aveva qualche cosa di grottesco e spaventoso. Il ragazzo sentì un brivido strano salirgli la schiena e la pelle gli si accapponò sotto la stoffa della camicia di cotone che portava per proteggersi dal freddo della notte. Ma Alaister non lo lasciava andare, anzi: portò quella mano che aveva così prontamente ghermito sulla sua guancia, lasciando che il ragazzo le accarezzasse il viso dalla pelle chiara e rovente. <Chiamami Alaister. È quello il mio nome.> sussurrò lei, avvicinandosi ancora più al giovane Cavaliere tanto quanto era necessario per lui per non sforzarsi nel tendere il braccio.
Malin si sentiva ancora più perso e confuso, mentre la sua mano di propria iniziativa accarezzava il viso della maestra e traeva una sorta di piacere contraddittorio nel farlo. Dentro di sé il ragazzo desiderava ritrarre la mano e tornare a coricarsi nel suo letto, tuttavia il suo corpo non ubbidiva più a quello che la sua mente desiderava. Alaister, dal canto suo, assecondava quelle azioni riflesse avvicinando sempre più il suo corpo esile e sensuale a quello di Malin, che non poteva fuggire dato che già poggiava le spalle contro la parete. <Signore… Alaister, io non posso… non voglio…> sussurrava appena il giovane, gli occhi appannati da un sottile velo di lacrime traditrici le quali esprimevano il conflitto del suo volere, ma che nel contesto della situazione addolcivano ed intenerivano il suo aspetto più di quanto non lo fosse già di per sé. <Non avere paura. Non ti farà male. Io non voglio farti male.> gli suggerì Alaister, prima di aggiungere <Non cambierà niente, non temere. Lasciati andare, e fai quello che faccio io.>.
Le labbra di Alaister si poggiarono dapprima delicatamente, poi con maggiore trasporto su quelle increspate ed esitanti di Malin. Il ragazzo poteva sentire il respiro di lei infrangersi sul suo viso, e qualche cosa dentro di lui scattò proprio in quel preciso momento: un calore stravagante ed inaspettato sorse dal suo ventre e gli invase il petto con prepotenza, facendo sì che la volontà cedesse al desiderio della sua carne. All’improvviso il corpo di lui desiderò toccare quello di lei, e l’abbraccio che univa i due divenne ancor più stretto.
I due scivolarono lentamente coricandosi entrambi sul pagliericcio improvvisato di Malin. Alaister si distanziava appena dal giovane Cavaliere quanto bastava per prendere un nuovo respiro e per squadrarlo con curiosità in viso; il ragazzo, dal canto suo, ogni volta che la maestra si separava da lui, serrava sempre più il suo abbraccio chiuso richiamando a sé il corpo ed il viso nuovi di lei.
Di tanto in tanto Alaister si fermava brevemente a riflettere sul fatto che, con il proprio egoismo, stava estirpando dal suo giovane protetto tutta quella meravigliosa innocenza che tanto adorava negli individui della risma di Malin. Rifletteva anche sul fatto che quello che aveva impiantato nel cuore di quella giovane creatura era il seme di un comportamento che lei valutava come parte di sé ma che per una persona, per un Umano come lo era Malin, probabilmente non era valutabile alla stessa maniera. S’interrogò allora se fosse veramente il caso di dare respiro alla sua condotta, o se invece era necessario interrompere al più presto quella spirale di perverso piacere che iniziava al ragazzo ma che, in fin dei conti, sarebbe stato meglio per lui scoprire in una situazione diversa, assieme ad una donna che gli fosse piaciuta davvero e che non lo avesse semplicemente costretto a farlo, come stava facendo lei. Così Alaister divenne improvvisamente fredda, il calore che provava lei nel cuore si affievolì per suo volere, e con categorica autorità si distanziò dall’abbraccio di Malin che rimase all’improvviso interdetto e nuovamente confuso.
Il ragazzo la squadrava con occhi languidi e brillanti, coinvolti, dallo sguardo al contempo interrogativo e sognante. Nulla dava a pensare ad Alaister che il giovane stesse ancora pensando alla ragazza elfica, e questo le bastava: così pensando si mise a sedere sul giaciglio di Malin e si preparò a tornare sulla sua amaca.
<Dove andate?> sussurrò la voce sommessa del ragazzo, ma Alaister non rispose. Semplicemente lo ignorò. Tuttavia, non appena lei fece per alzarsi, Malin le ghermì il polso e la costrinse a rimanere seduta. <Dormite qui, stanotte. Fa freddo fuori dalle coperte.> le consigliò, e così dicendo le fece spazio accanto a sé sorridendo con dolcezza.
Alaister era una creatura fondamentalmente elementare. Come tutte le creature della sua razza, ardeva di una fiamma, al suo interno, che era istinto e non ragione. Nessuno era mai riuscito a domare, tanto meno a comprendere, la logica del suo sottile pensiero, tanto sottile e fragile da ardere come un filo di seta se gettato nel cuore di una fiamma alta e viva, imperitura. Per lei, non vi era confine tra moralità e sentimento, per lei non esistevano differenze tra credere e capire. Quando Malin la invitò a rimanere accanto a sé, i suoi ragionamenti bruciarono in un vento di fuoco improvviso ed impetuoso. Si coricò quindi al fianco del ragazzo e lo strinse forte a sé, senza dire nulla, senza spiegargli nulla. Cadde allora in un sonno profondo, col viso appoggiato sul petto di Malin e l’orecchio impegnato a seguire i battiti lesti e regolari di quel suo cuore giovane. Poiché dalla mente del giovane Cavaliere l’immagine della ragazza elfica si era momentaneamente cancellata, Alaister riuscì a conciliare il sonno suo e di Malin.
Fino a mattina, quella notte per lei sarebbe dovuta durare in eterno.



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