il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  mercoledì, 30 luglio 2008 // Capitolo 14 - Una Foglia in un Boccale
Alanassori • 09:13
in : capitolo 14


L’indomani  mattina Alany fu svegliata dal suo maestro senza tante cerimonie scuotendole energicamente le spalle. D’istinto reagì dandogli uno schiaffo e spingendolo via con i piedi, Thor scivolò a terra malamente imprecando. Alany ci mise poco per riacquistare lucidità e capire quello che era successo e con una furia che aveva sperimentato solo nei confronti della sua amica Lindy quando la svegliava in quel modo.

<MA SEI MATTO?!?> tuonò la ragazza con un’espressione truce sul viso <CHE TI E’ SALTATO IN TESTA?> con i capelli arruffati e gli occhi quasi iniettati di sangue, quella che in altre occasioni si presentava come una fanciulla quasi indifesa ora avrebbe infuso inquietudine se non paura in chiunque l’avesse avuta davanti, inquietudine accresciuta dalla Goccia che ora scarlatta e brillante.

Rialzandosi dal terra, Thor sostenne lo sguardo dell’allieva con espressione severa, anche se negli occhi si leggeva una nota di divertimento. Dopo qualche istante di silenzio, l’uomo iniziò a ridere, quasi piegandosi in due e faticando a respirare per gli spasmi. Alany fu contagiata poco dopo e l’unica cosa che per qualche minuto risuonò nella locanda furono le loro risate.

 

La ragazza fu la prima a riscuotersi da quello stato di ilarità e asciugandosi le lacrime dagli occhi e con tono interrogativo si rivolse al suo maestro <Allora? Che c’è di così urgente da svegliarmi in quel modo?> mentre attendeva una risposta stiracchiò le braccia ed il collo.

Thor scosse la testa per riacquistare lucidità e rispose con la sua solita aria seria <Siamo in ritardo sulla nostra tabella di marcia> avvicinandosi alla porta aggiunse <Rassettati, io intanto ti aspetto disotto> detto questo si chiuse la porta alle spalle uscendo dalla stanza. L’atmosfera di ilarità uscì dalla stanza con il maestro e Alany rimase sola seduta sul letto a contare gli innumerevoli nodi che le sue dita trovavano mentre le faceva passare tra i capelli, non era mai stata molto vanitosa, ma aveva sempre tenuto molto i suoi capelli e saperli così unti di sudore ed aggrovigliati la innervosiva molto. Dopo aver incontrato il terzo nodo che non riuscì a districare decise che la sua figura avrebbe avuto la precedenza sulla tabella di marcia di Thor e frugò nella sacca per cercare il pettine che aveva portato con sé, prese anche la sua borraccia e rovesciò un po’ d’acqua su un panno per inumidire i denti di legno del pettine. Sospirò e cominciò le prime passate, con calma e lentezza metodica, sussultando ad ogni nodo che fermava improvvisamente il pettine e le tirava una ciocca di capelli. Mentre si pettinava si affacciò alla finestra: i vetri erano opachi per la sporcizia e la polvere ed un piccolo ragnetto giallo tesseva pazientemente la sua tela in un angolo della finestra, Alany cercò il suo riflesso sul vetro e non trovandolo, scrollò le spalle e decise di limitarsi a raccogliere i capelli in una coda di cavallo evitando così acconciature elaborate e molto difficili da fare senza uno specchio.

 

Thor attendeva appoggiato con la schiena sul muro della locanda, le braccia incrociate sul petto osservava distrattamente il sentiero ascoltando il cinguettio degli uccelli migratori,assorto nei suoi pensieri aveva cominciato a seccarsi del ritardo della sua allieva e quando quasi mezzora dopo averla avvertita la vide sulla soglia si voltò verso di lei e la osservò con lo sguardo più truce ed accusatorio che riuscì a fare. La ragazza guardò inespressiva il suo maestro per un momento e poi con espressione languida e con movimenti provocanti si accarezzò la coda che le scivolava sopra la spalla fino al seno. Con voce mielosa, quasi appiccicosa disse <Una ragazza ha le sue necessità…>

L’uomo abbozzò un sorriso e senza aggiungere nulla i due si avviarono lungo il sentiero.

 

La mattina passò lentamente per i due, Alany si annoiava a morte ed abituata alle comodità dell’Accademia, i piedi le facevano male, l’irregolarità della superficie del sentiero non la aiutava affatto e come se non bastasse, il suo maestro sembrava assorto nei suoi pensieri e non le era di molta compagnia; così la ragazza sgranocchiava della frutta secca di tanto in tanto, sia per rompere la monotonia sia perché non aveva fatto colazione. Dopo un rapido calcolo concluse che aveva con sé provviste di carne e frutta secche per una settimana e cominciò a chiedersi seriamente se il viaggio non sarebbe durato altrettanto se non di più. Sospirò a quell’idea e si strinse nel mantello: quella mattina il vento soffiava freddo come il giorno precedente.

 

Verso mezzogiorno i due viaggiatori si fermarono all’ombra di un pino che cresceva a lato della strada, il vento aveva dato loro tregua, il sole ed il cielo limpido avevano riscaldato l’atmosfera ed ora i mantelli non servivano più. Consumato in silenzio un pasto di carne essiccata, terminato il pranzo fu Thor a rompere il silenzio, mentre la ragazza mangiava ancora aveva estratto un libro dalla sua sacca ed ora lo stava porgendo ad Alany dicendole <Questo è il primo dei libri che ti chiederò di leggere.>

 

Il piccolo volumetto era rilegato in cuoio colorato di verde scuro, la copertina anteriore aveva striature che si irradiavano in curve dal centro fino ai bordi, non c’era scritto alcun titolo né sembrava avere segni di riconoscimento particolari. Alanassori guardò dubbiosa il libricino prima di prenderlo tra le mani ed accorgersi che era particolarmente leggero per le sue dimensioni, seppur ridotte. La ragazza alzò lo sguardo verso il suo maestro che rispose alla sua espressione interrogativa: <Si tratta di un libro sulle Leyline, immagino che tu sappia di che si tratta, vero?> Alany annuì timidamente mentre scavava nei suoi ricordi ed in quello che aveva letto nei mesi dopo la Prova. Accorgendosi dei dubbi dell’Allieva, Thor aggiunse <Sono flussi di energia magica che si diffondono in ogni luogo e si legano in nodi naturali di potere magico: l’ambiente, la natura ed anche noi maghi traiamo la nostra energia da quei flussi…> si appoggiò con la schiena sul tronco e cominciò a tracciare segni nell’aria con la punta dell’indice <L’energia delle Leyline è grezza e questi simboli che utilizziamo servono a raffinarla ed ordinarla per compiere funzioni complesse e delicate…> chiuse la mano ed il simbolo che man mano si era fatto sempre più complicato scomparve in uno sbuffo di vapore dorato <Troverai molto di quello che ti serve sulla teoria degli incantesimi in quel volume.> Detto questo chiuse gli occhi e cominciò quasi immediatamente a dormire.

 

La ragazza aprì la copertina e sfogliò qualche pagina, a quanto pareva il libro introduceva il suo argomento come un trattato sulla natura della magia e delle forze arcane, Alany non lo giudicava molto invitante, ma sospirando cominciò comunque a leggere. Non era arrivata nemmeno alla decima pagina quando un rumore insolito catalizzò la sua attenzione: il ritmico scalpiccio di zoccoli sulla pietra seguito dal suono del legno affaticato da un grosso peso e da qualche occasionale cigolio. “Un carro…” pensò la ragazza, speranzosa di accorciare quel viaggio che secondo i suoi gusti era durato anche troppo. Chiuse il libro e lo ripose nella sua sacca prima di svegliare il suo maestro con un calcio sui piedi, attese che fosse abbastanza cosciente da comprenderla e gli disse che avrebbe cercato di fermare il carro per chiedere un passaggio, Thor non si oppose e rimase a guardare da sotto l’albero. Guardandolo sorto, Alany si diresse verso la strada, poco più lontano stava giungendo un carretto scoperto a due ruote trainato da un imponente cavallo da traino grigio, condotto da un uomo di mezz’età vestito con un gilet di cuoio consunto. La ragazza si fece coraggio e dal bordo del sentiero si rivolse al conducente con voce chiara <Messere, voi sul carro! Vi chiedo un attimo del vostro tempo…>. Le parole della ragazza furono ricambiate da uno sguardo arcigno e dal silenzio; Alany insistette <Io ed il mio compagno vi chiediamo solo un passaggio lungo questa strada…> Senza fermarsi l’uomo rispose con voce cavernosa senza accennare a rallentare <Perché devo appesantire il cavallo? Voglio qualcosa in cambio!>.

La ragazza rimase interdetta ed immobile vedendo il carro che la superava ed il conducente che non la degnava nemmeno di uno sguardo, a quel punto intervenne Thor che si era silenziosamente avvicinato al sentiero <Potremmo offrirle protezione contro ladri o briganti lungo il suo tragitto.> L’uomo sul carro sputò a terra e rispose seccato <Bah, per quanto ne so questa strada è sicura, quindi niente da fare.> nonostante le sue parole però aveva fermato il cavallo e sembrava attendere un’altra offerta. Il maestro si schiarì la voce e chiese <Prima però di disturbarvi oltre dovremmo sapere fin dove dovete arrivare, noi siamo diretti a Nedaria, voi invece?> L’uomo sbuffò e grugnì prima di rispondere sempre più seccato <Al Boccale Scheggiato, una locanda a poche miglia da qui e devo arrivare prima di sera, quindi scordatevi che vi porti fino in città!> si voltò pronto a continuare per la sua strada; Thor non aspettava altro e sotto lo sguardo preoccupato della sua allieva intrecciò e pronunciò un breve incantesimo che puntò verso l’uomo sul carro, Alany si fece ancor più tesa quando vide che apparentemente non era successo nulla. Thor si rivolse ancora all’uomo sul carro con voce sorprendentemente affabile <In fondo vi chiediamo solo di poter salire sul vostro carro per un tratto di strada, nulla di più…> L’uomo sul carro si voltò verso i due, la sua espressione era completamente mutata: il viso, prima corrugato dal tedio, ora era solcato da due file di denti ingialliti nella parodia di un sorriso nascosto parzialmente (“per fortuna” pensò Alany) dai folti baffi scuri e la voce prima scostante si era fatta amichevole. Incredula la ragazza lo sentì dire <Salite pure, vi porto fin dove posso, attenti alle casse.>

 

Alanassori ed il maestro si erano seduti sul carretto con le gambe penzolanti fuori dal bordo e la schiena appoggiata su una delle casse, dalle fessure delle assi di quelle casse usciva odore di spezie e di frutta, stavano procedendo lentamente, ma senza intoppi. I piccoli sobbalzi dovuti al lastricato non davano troppa noia alla ragazza che dopo aver sopportato lo sciabordio del legno che l’aveva portata sull’Isola Minore si sentiva di poter sopportare tutto. Sussurrò curiosa al suo mentore <Che gli hai fatto?> Thor sorrise divertito e rispose senza curarsi che l’uomo lo sentisse <Charme… Gli sto facendo credere che siamo ottimi amici…> osservando l’espressione preoccupata dell’allieva aggiunse <Non si ricorderà nulla quando l’incantesimo finirà e per allora dovremmo essere già arrivati alla locanda>. La ragazza si rassicurò e riprese a leggere. Il viaggio proseguì in silenzio, Alany si era lasciata prendere dalla lettura e come soleva capitarle in queste circostanze, il libro ed il suo contenuto erano le uniche cose che sembravano esistere, si chiudeva in un mondo popolato dalle sue interpretazioni di quello che leggeva che prendevano vita, le piaceva immergersi nei frutti della sua vivida immaginazione.

 

Il sole era giunto a metà della sua parabola discendente, erano passate quasi tre ore, ed il disco infuocato stava scivolando oltre le cime delle montagne ai lati della valle in cui si snodava il sentiero, il vento non aveva ripreso a soffiare ma la temperatura stava già scendendo rapidamente. Alany chiuse il libro per un attimo, riscossa dall’aria pungente si avvolse nella sua mantella e si guardò intorno. Il panorama non era cambiato molto: la strada continuava senza troppe curve in un ampio avallamento verde separato dalle montagne da pendii dolci che ad Alany ricordavano un cuscino dopo che ci aveva appoggiato la testa, la mezzelfa sorrise a quest’idea. La ragazza guardò il libro e si accorse che il suo dito stava tenendo il segno circa a metà, decise di riporlo nella sua sacca tenendo la pagina con il laccetto di seta verde che usciva dalla costa. I suo maestro aveva ricominciato a dormire e lei non si sentiva di dargli torto, ricordando cosa era successo la notte appena trascorsa pensò che probabilmente aveva diverse notti di sonno da recuperare. Sospirò e decise di occupare il tempo divertendosi con qualche piccolo incantesimo per sperimentare le sue nuove conoscenze: ne libro aveva letto alcune magie legate direttamente alle leyline, anche se alcuni le richiedevano di rimanere ferma a terra, ma alcuni altri avrebbe potuto eseguirli anche in movimento senza rischiare un disastro nel caso sbagliasse qualcosa. Scelse il primo incantesimo: una versione più complessa di uno che aveva già sperimentato durante a sua Prova, sul libro era segnato sotto il nome di “maschera di visione”, “un nome appropriato” pensò Alany “ma del tutto privo di fantasia”. L’intreccio e le parole erano semplici e le rammentava abbastanza bene da fare un tentativo, cantilenò e mosse le dita per pochi secondi, mentre avvertiva l’energia arcana scorrerle lungo le braccia e fuoriuscire dai polpastrelli per intrecciare un semplice disegno dalle linee geometriche squadrate che lentamente portò a contatto col suo viso, ivi la tessitura si fuse con la sua pelle simile ad un tatuaggio dai colori lucenti delle scaglie dei serpenti tropicali. Aprendo gli occhi la ragazza trovò un paesaggio uguale a quello di prima, ma al contempo diverso: l’erba e le pietre del lastricato erano attraversate da flussi luccicanti dai colori opalescenti che parevano cambiare in ogni momento, pur rimanendo gli stessi. L’effetto dell’incantesimo sembrava terminare ad una ventina di metri davanti a lei dove i flussi parevano sfocarsi e dileguarsi. Quella versione della magia non pareva alla ragazza molto diversa dall’altra se non che riusciva meglio a distinguere le componenti elementari di ogni flusso a lei vicino, esse le apparivano come nastri intrecciati di colori contrastanti, per quello che aveva letto verde per la terra, rosso per il fuoco, viola per l’aria e blu per l’acqua. Nei lussi colorati che si diramavano come una rete di vasi sanguigni che seguono un ordine all’apparenza inesplicabile, Alany notava che il verde sembrava dominare sugli altri colori, seppur non annullandoli, trovava tutto questo estremamente affascinante. La sua attenzione enne catturata infine da un bagliore bianco proveniente da sotto i vestiti, poco più in alto del seno: il suo ciondolo stava brillando intensamente, cosa che non aveva fatto quando aveva utilizzato la versione “grezza” dell’incantesimo. La ragazza scosse la testa facendosi l’appunto mentale di chiedere spiegazioni al suo maestro e passò ad un’altra sua curiosità: come sarebbe apparso un incantesimo con questa vista? Scelse velocemente un secondo incantesimo abbastanza innocuo, provò prima la sua variante grezza, richiamò a sé le energie arcane necessarie e con la sua volontà diede loro la forma di una piccola sfera delle dimensioni di un pugno, con sua sorpresa vide i rivoli delle leyline scuotersi come se lambiti da una brezza leggera e su quella brezza perdere un po’ della loro luminosità che si diresse verso la mano della ragazza simile a fumo luccicante sospinto dal soffio di un bambino su una candela. Quel vapore arcano le circondò ed attraversò la mano condensandosi a pochi centimetri dal suo palmo in una sfera luminosa che non emetteva calore alcuno. Al centro di essa sfera una scia per ogni elemento, si muoveva con dissonanza e disordine alimentate da quel flusso continuo di vapore scintillante proveniente dall’ambiente circostante. Alany chiuse la mano ed il flusso si interruppe all’istante, la sfera scomparve subito e le energie al suo interno ritornarono celermente al loro luogo di origine. La ragazza infine intrecciò lo stesso incantesimo come aveva letto sul libro ed il risultato fu sorprendente per lei: la stessa sfera di luce balenava sul suo palmo, ma al suo interno ora vi erano solo molto più piccole una scia color lavanda ed una scarlatta che danzavano al suono di una musica muta. La mezzelfa interruppe anche il secondo incantesimo e vide ritornare le due faville alle leyline e decise di terminare i suoi esperimenti, almeno per quel giorno: aveva già trovato svariati argomenti su cui meditare e di lì a poco sarebbero giunti al Boccale Scheggiato, o almeno così aveva concluso perché le sue orecchie sensibili avvertivano già un lontano brusio dato dal vociare degli avventori della locanda. Sospirò e si passò delicata la mano sul volto, come per togliere una ciocca di capelli sfuggita al laccio, il tatuaggio cangiante scomparve al passare della mano e quando Alany riaprì gli occhi la valle era tornata ad essere un normale paesaggio montano su cui filtrava flebile la luce degli ultimi raggi del sole, ormai nascosto dalle vette.

 

Il vociare si fece sempre più vicino e sebbene non fosse troppo fastidioso, metteva comunque la ragazza a disagio ed aveva svegliato il suo maestro. I due abbandonarono il carro poco dopo lasciandosi scivolare cautamente sul selciato per raggiungere la destinazione dopo l’arrivo del carro, così forse avrebbero dato meno nell’occhio. Dopo circa un quarto d’ora giunsero davanti alla locanda, non sembrava molto diversa da quella sulla strada in cui erano già stati, ma questa traboccava quasi di vita, anche se non era troppo affollata, i clienti all’interno sembravano molto ilari, forse grazie alla birra i agli spiriti dei nani importati dalle lontane Terre Orientali, il carro era vicino alla legnaia, alleggerito del suo carico ed il cavallo era in compagnia di almeno altri tre suoi simili, legati nel caravanserraglio. Spora la porta chiusa penzolava l’insegna recante l’immagine di un boccale di peltro con una crepa lungo il bordo traboccante di schiuma, dalle finestre si vedevano ombre di persone che alzavano boccali e le sagome di avvenenti cameriere, al piano superiore le luci delle stanze erano spente o le finestre erano chiuse. Alany si sentiva contrariata di dormire ancora in un luogo del genere, forse avrebbe preferito accamparsi nel bosco circostante in balia degli elementi o di qualche animale feroce e non delle grinfie di gente poco rassicurante. Si fece coraggio e seguì il suo mentore attraverso l’entrata. L’atrio era illuminato da alcune lanterne ad olio pendenti dal soffitto e da un camino a legna ad un lato della stanza, davanti all’entrata si trovava il bancone dietro a cui stava un oste magro sui cinquanta, dai capelli brizzolati e la barba tagliata con cura sulle guance e sul mento, dietro di lui stavano alcuni barili, sicuramente colmi di birra o altre sostanze alcoliche e una serie di boccali e bicchieri in peltro. In disparte sullo stesso ripiano ve ne era uno diverso, in argento forse, e dalla fattura elaborata, decorato con motivi floreali, lungo il suo bordo si apriva una piccola crepa. Ai tavoli sedevano pressappoco una decina di persone, equamente rappresentati erano uomini e donne, divisi in gruppi di tre e di due, Alany notò che alcuni di essi erano molto giovani, attirò la sua attenzione un ragazzo umano, come del resto sembravano esserlo tutti lì dentro, che sicuramente non aveva più di diciassette anni, visibilmente imbarazzato e spaesato davanti ad un pinta di birra ed accanto ad un uomo, che poteva benissimo essere suo padre, che lo batteva allegramente con la mano sulla schiena e rideva di qualcosa che alla ragazza sfuggiva. All’altro suo fianco era quasi inginocchiata una “cameriera, se così si possono chiamare…” (pensò Alany) con atteggiamento civettuolo che sotto il tavolo sembrava affaccendarsi con la mano tra le gambe del giovane. La ragazza distolse lo sguardo sconvolta e rossa in viso, solo allora si accorse dell’abbigliamento delle inservienti: poco più che un gonnellino che copriva un perizoma ed una fascia di stoffa a nascondere i capezzoli. Forse influenzata dalla bigotteria e sobrietà imposte dall’Accademia, la ragazza trovava tutto quello indecente e se fosse stato per lei non avrebbe trascorso un minuto di più in quel lupanare, perché proprio di quello si trattava, ma purtroppo per lei, il suo maestro sembrava avere altri piani, infatti era fermamente intenzionato a scolarsi almeno una pinta di birra e gustarsi un po’ delle “grazie” che quel luogo aveva da offrire.

 

I due si avvicinarono l bancone e l’attenzione dell’oste fu subito su di loro, li squadrò velocemente e parlò per primo <Buona sera, in che modo posso esservi utile? Se volete le stanze sono al piano di sopra, o preferite prima ristorarvi o magari cercate qualcosa di più… particolare?> Alany arrossì ulteriormente e distolse lo sguardo dall’oste, lo tenne fisso sul bancone perché ovunque guardasse vedeva qualcosa per lei raccapricciante, il suo mentore prese la parola, ordinò due boccali di birra e si fece indicare un tavolo. La ragazza seguì Thor silenziosamente e si sedette di fronte a lui, poco dopo giunse a servirli una cameriera, Alany osò alzare lo sguardo e rimase basita nel constatare che quella donna non doveva avere più di diciassette diciotto anni, come il giovane che aveva notato prima. Nonostante la sua espressione gioviale, senza dubbio forzata, negli occhi di quella ragazza Alany vedeva una nota di rassegnazione e tristezza che fecce nascere nella mezzelfa un sincero sentimento di compassione che la spinse a trattenere la ragazza e ad invitarla a sedere con loro. Timorosa la ragazza diede un’occhiata fugace a Thor, che era intento a scolarsi il boccale spumoso e visibilmente imbarazzata ringraziò con un cenno del capo Alany tentò di intavolare una conversazione con lei, con voce gentile cominciò <Dimmi… come ti chiami?> La ragazza sospirò, probabilmente ormai abituata a quella domanda, tentava di nascondere il tremito della sua voce <M-mi chiamo Jaina, ma qui sono chiamata Foglia…> Alany intuì il motivo di quel soprannome, Jaina infatti aveva una folta chioma castano scuro in cui si insinuava sulla fronte una ciocca visibilmente verde muschio, la sua pelle era più scura rispetto a quella degli umani che la giovane incantatrice aveva visto, ma non dava l’idea di essere stata bruciata dal sole come quella degli agricoltori o degli uomini che abitano nel deserto di Auralia, assomigliava un più a quella di alcuni Elfi Silvani: più simile al colore di una nocciola non ancora tostata. Gli occhi erano verde chiaro, come i germogli degli abeti che crescono in primavera. Nei suoi lineamenti Alany riusciva a riconoscere alcuni tratti degli elfi, come l’ovale del viso leggermente allungato e gli occhi lievemente a mandorla, non si sarebbe sorpresa di scoprire che sotto la chioma ondulata che le cadeva fino al collo ci fossero due orecchie appuntite. La domanda le sorse spontanea <Sei una… mezzelfa?> nella voce dell’incantatrice non c’era malizia né pregiudizio e la ragazza ne rimase piacevolmente sorpresa, scosse timidamente la testa e rispose <Lo era mia madre…> ed i suoi occhi luccicarono per le lacrime che faticava a reprimere, forse al pensiero della madre. Dal bancone la voce dell’oste li raggiunse con tono severo <Foglia! Non ti pago per parlare con i clienti, ma per prendere da loro le ordinazioni, di qualunque genere esse siano, capito?>

 

Sentendo quella voce imperiosa, la ragazza ebbe un fremito e si alzò dalla sedia, le parole le tremavano sulle labbra <Prendete qualcosa?> e rivolgendosi poi verso Thor, che fino a quel momento era rimasto in disparte <Credo ci siano ancora del cervo e del cinghiale arrosto e da poco è arrivato un carico di frutta e spezie fresche…> Thor ordinò del filetto di cervo, mentre Alany oprò per qualcosa di vegetariano: dopo giorni di razioni di carne secca avrebbe voluto non vedere più un pezzo di carne il più a lungo possibile. Prima che Jaina se ne andasse dal tavolo, Alany la prese delicatamente per l’avambraccio e discostò i suoi capelli dalle orecchie, scoprendo uno dei suoi lobi appuntiti cosicché la ragazza potesse vederlo. I muscoli della cameriera parvero rilassarsi quando riconobbe nella giovane incantatrice una sua compagna dal sangue misto. Abbozzò un sorriso prima di sparire in cucina. Per quella sera non tornò più ed i loro piatti furono serviti da un’altra inserviente che, per quello che Alany poteva vedere, lanciava occhiate bieche in direzione di Thor e sguardi di comprensione verso Alany.

 

Mentre consumavano il loro pasto Thor si rivolse alla sua allieva <Hai qualcosa in mente, te lo leggo negli occhi, vuoi parlarmene?> Alany depose il frutto da cui aveva appena strappato un morso e con la voce poco più alta di un sussurro rispose <Voglio aiutare quella ragazza, l’hai vista, no? Non credo sia qui di sua volontà…> Il maestro scosse il capo <Non posso dire di approvare ciò che accade in questo posto, ma questo non mi dà il diritto di interferire>

<Non mi importa cosa pensi tu, è una mezzelfa, una della mia razza e non posso lasciarla qui senza fare niente!> Alany si stava via via scaldando.

<Ah si? E cosa proporresti di fare? Sentiamo…> la incalzò il suo maestro.

La ragazza rispose diretta <Portarla con noi!>.

L’uomo rimase impassibile, forse a valutare il temperamento della sua allieva ed infine annuì <D’accordo, ma ti pongo una condizione: che sia lei a chiedercelo. Insomma, non possiamo entrare in un posto e rapire una persona solo perché la consideriamo oppressa…>

Alany sapeva che dal suo punto di vista il suo maestro aveva ragione <Va bene…> disse con aria di sfida.

Thor sospirò guardando il boccale di birra della ragazza, ancora intatto e con fare casuale chiese <Posso averlo visto che tu non bevi?>

Una scintilla scoccò tra i pensieri della ragazza, apparentemente senza volerlo, il suo mentore le aveva dato un punto di inizio per mettere in atto il suo piano: guardandolo negli occhi, pose la mano sul manico del boccale e disse <Certamente, ma ad una condizione…>

 

Circa mezzora dopo Thor si presentò al bancone con la sua sacca di denaro e la giovane allieva al seguito, Alany si teneva umilmente un passo dietro al suo mentore, gli occhi fissi a terra e l’espressione arrendevole, la facevano sembrare una ragazzina passiva e docile. Il maestro si rivolse all’oste con voce sicura <Ci serve una stanza per la notte…> e più silenziosamente per non destare il sospetto di orecchie indiscrete <Ed i servizi di Foglia> L’oste guardò Thor sorpreso a quell’ultima richiesta, non per la domanda in sé, ma per il fatto che avesse scelto proprio lei, lei di cui tutti avevano timore nonostante la sua esoticità elfica. L’uomo sorrise e chiese tre monete d’argento come conto, un conto per niente salato che fece quasi infuriare Alany nel profondo, infatti per lei era inconcepibile di vendere il proprio corpo per una somma così esigua, anche se lo si faceva di propria volontà. Thor pagò senza discutere e l’oste gli assegnò la quarta stanza sulla destra e gli assicurò che Foglia lo avrebbe raggiunto al più presto.

 

Giunti nella stanza Thor si chiuse la porta alle spalle ed Alany si sedette sul letto matrimoniale, rabbrividendo al pensiero di cosa si era consumato su quelle lenzuola, che però almeno erano pulite e ben lavare. L’uomo sospirò e si rivolse alla sua allieva con tono quasi scherzoso <Bene, adesso che mi sono compromesso con due ragazzine, tocca a te> e si sedette su uno sgabello vicino al letto. Dopo non più di cinque minuti sentirono bussare alla porta e la voce timida di Jaina si fece largo attraverso il legno <S-sono io…> Alany corde ad aprire alla ragazza e la fece entrare, richiuse la porta alle sue spalle e fece girare due volte il chiavistello. Foglia era vestita (se si può dire così) con un abito da sera di seta verde semitrasparente, una cintola dello stesso materiale le si chiudeva in vita facendo aderire il vestito ai suoi seni minuti, il suo viso era inscurito sulle guance, se la sua carnagione fosse stata rosea sarebbe risultato in un rossore pronunciato, tentava di coprirsi alla meglio i seni e l’inguine, nudi sotto quel vestito provocante.

 

Alany si affrettò a metterle il mantello sulle spalle e la ragazza disorientata dapprima si ritrasse impaurita, emettendo un grido strozzato, ma poi accettò quella gentilezza per quello che era: una rassicurazione che non le sarebbe accaduto niente e comunque, anche con la finestra chiusa, la stanza era fredda in confronto all’atrio. La ragazza tentò di mettere subito Jaina a suo agio, assicurandole che né lei né Thor le avrebbero fatto nulla, lei sembrò distendersi, mentre si avvolgeva anche nel lenzuolo per sfuggire alla morsa della notte in quella valle. Alany le disse che voleva solo parlare con lei e capire che cosa le era successo, perché era lì, ma la ragazza era restia a parlare, ogni volta che sembrava ricordare qualcosa i suoi occhi si imperlavano di lacrime e scuoteva la testa per scacciare quei pensieri. Dopo qualche tentativo, la giovane incantatrice cambiò approccio e cominciò a raccontarle come lei era finita in quel posto: le raccontò che era un’orfana e che era stata cresciuta all’Accademia di magia di Sestia, e che era in viaggio con Thor il su maestro come parte del suo addestramento come maga e che stavano viaggiando alla volta di Nedaria. La magia destò la curiosità di Jaina che chiese alla ragazza di mostrarle qualcosa, Alany le sorrise ed in pochi secondi evocò tre piccoli archi di luce colorata che danzarono per un po’ di tempo attorno al capo della ragazza che provava a toccarle con la curiosità e l’ingenuità di una bambina che per la prima volta vede volare delle volle di sapone, per la prima volta Alany la vide ridere e questo la rendeva in qualche modo felice. Dopo averla ammaliata con qualche altro trucchetto, l’incantatrice tornò a chiederle di lei.

 

Foglia si rabbuiò e si strinse più forte nel mantello e nel lenzuolo e mandò un’occhiata timida a Thor, che stava guardando distrattamente nella loro direzione e che, notato quel messaggio silenzioso si congedò dalle due ragazze ed uscì dalla stanza. Alany provò ancora e questa volta riuscì ad intaccare la scorza della sua interlocutrice. Con difficoltà Jaina cominciò a raccontarle della sua infanzia, quando sua madre era ancora viva, tra un singhiozzo e l’altro le raccontò dei suoi capelli color verde bosco, della grazia dei suoi movimenti e di quanto fosse dolce, raccontò poi che sua madre era morta in un incidente, scivolando dalle scale si era ferita, la ferita si era infettata e la donna era morta pochi giorni dopo, lasciando la sua figlia quindicenne ed un vedovo disperato. Jaina si fermò un attimo per riprendere fiato e rassettarsi dopo il pianto liberatorio, Alany le porse un fazzoletto, prima che lei continuasse. La ragazza raccontò di come suo padre fosse quasi impazzito e fosse diventato un alcolizzato violento, una volta aveva era molto ubriaco ed aveva provato a violentarla e lei si era difesa graffiandolo e riuscendo a buttarlo fuori dalla sua stanza, a quel punto lui l’aveva chiusa a chiave lì e quando la notte seguente era stata prelevata di forza da degli uomini provenienti da quella “locanda”, suo padre l’aveva venduta a loro e da allora erano passati due mesi: aveva perso tutto, non era più nessuno e si era ormai rassegnata a condurre quella vita.

 

La ragazza sospirò e tirò su col naso, si lisciò i capelli e guardò negli occhi Alany <Voi siete due maghi in viaggio e hai detto che state andando a Nedaria, vero?> Alany annuì <Non voglio stare qui, tutta questa gente… So che cosa vedono in me, per ora non mi hanno toccata solo perché hanno paura di me, che io sia non so quale mostro…> si buttò addosso ad Alany e la tenne abbracciata stretta <Portatemi con voi, vi prego! Mi renderò utile, te lo prometto!> La ragazza la strinse a sua volta e le massaggiò la schiena con la mano per calmarla, le sussurrò all’orecchio <E’ per questo che ti abbiamo chiamata stanotte…>

 

Alany aveva mandato la ragazza a prendere ciò che possedeva e possibilmente dei vestiti senza farsi vedere, poco dopo che Foglia fu uscita rientrò Thor <Hai vinto, ora bisogna solo trovare un modo per farla uscire da qui, come pensi di fare?>

<Di sicuro ci verrà in mente qualcosa> rispose la ragazza sbuffando alla mancanza di entusiasmo del suo maestro.

La conversazione comunque terminò lì: Thor si era sdraiato sul letto con l’intenzione di godersi la stanza per cui aveva pagato ed Alany stava elucubrando macchinazioni machiavelliche. Dopo circa 10 minuti Jaina rientrò nella stanza vestita di un completo da viaggio di cuoio scuro che faceva risaltare il suo pallore ed uno zaino in spalla. Nonostante la corporatura esile, bardata a quella maniera pareva essere robusta e temprata agli sforzi, non più la fragile ed insicura ragazza rassegnata alla vita. Depose lo zaino a terra e guardò interdetta l’uomo in dormiveglia, lei si era aspettata di poter partire subito, ma evidentemente le cose non stavano andando in quel modo. Guardò Alany con espressione interrogativa e lei di risposta scrollò le spalle con aria di rassegnazione. L’incantatrice in erba fece segno alla sua nuova amica di sedersi sul letto e le chiese per prima cosa se era stata vista, Jaina rispose che l’avevano notata alcune delle altre, ma aveva la loro benedizione per quell’impresa. Rincuorata, Alany cominciò a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile sul Boccale Scheggiato, mentre il suo cervello si lambiccava per formare un piano, se non passabile, che fosse almeno decente.




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