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il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così)
troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori
stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di
speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un
uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!
Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non
sbadigliate troppo! ^^
la storia
In corso d'opera!! ^^
art gallery
i protagonisti
Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi? Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni. Sesso: uomo - Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. - Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo. Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.
Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque? Età: Età adolescenziale, 23 anni. Sesso: Donna - Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. - Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa.
le razze Umani Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza.
ELFI Elfi Alti Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche. Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi. Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni. Elfi Silvani Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani. Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. Elfi dei Ghiacci Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi. Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia.
NANI E GNOMI Nani di Montagna I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze. Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri. Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. Nani di Collina I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. Gnomi Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile. Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro.
MEZZELFI Mezzelfi Alti I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. Mezzelfi Silvani I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.
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capitolo 1capitolo 10 capitolo 11 capitolo 12 capitolo 13 capitolo 14 capitolo 15 capitolo 16 capitolo 17 capitolo 18 capitolo 19 capitolo 2 capitolo 20 capitolo 21 capitolo 22 capitolo 23 capitolo 24 capitolo 25 capitolo 26 capitolo 27 capitolo 3 capitolo 4 capitolo 5 capitolo 6 capitolo 7 capitolo 8 capitolo 9 extra - fumetto Gli autori
Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.
Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.
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  lunedì, 04 agosto 2008 // capitolo 15 - una goccia in fimme
Alanassori • 21:40 in : capitolo 15 Dopo aver passato un’ora ad elaborare, modificare, levigare e scartare piani si ritrovarono senza nulla in mano e con il morale a terra, fino a che Thor non si rigirò sul letto verso di loro e disse <Il modo più semplice sarebbe comprare la sua libertà…> a quanto pare l’uomo stava solo fingendo di dormire oppure lo avevano svegliato con la loro cospirazione. La prima reazione che ebbe Alany fu quella di sentirsi offesa d quella proposta: sarebbe stato come darla vinta a quell’aguzzino; ma presto dovette cedere, perché quello sembrava l’unico modo pacifico per risolvere la questione. I tre dormirono nella stessa stanza, dividendo lo stesso letto, per non destare sospetti. L’indomani fu Jaina a svegliare gli altri due dicendo che sarebbe dovuta tornare nella sua stanza per la colazione, fortunatamente per lei quella mattina era il suo turno di riposo e non avrebbe dovuto indossare ancora quei… “vestiti” e forse, con la benedizione degli Dei, mai più per il resto della sua vita. Uscì dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle. Alany scrollò il capo per riacquistare più velocemente lucidità e rimettendosi a posto i capelli chiese al mentore <Come intendi comprarla? Non penso tu abbia abbastanza denaro con te e nemmeno io> Thor si stiracchiò e sbadigliò prima di rispondere <Troverò un modo per persuaderlo, anche se la magia è fuori discussione: le leggi dell’Accademia mi vietano di dominare le persone o obbligarle a fare qualcosa> La ragazza aggrottò le sopraciglia <E con l’uomo del carro?> Il maestro sbuffò <Lui è stata un’eccezione: non ha portato danno a nessuno e non ho interferito con nulla, non direttamente almeno> L’allieva sembrava non aver afferrato del tutto la questione, ma smise di insistere e si preparò per scendere nell’atrio per mangiare qualcosa. I due sedettero allo stesso tavolo della sera prima, quella mattina le “cameriere” indossavano abiti decisamente più sobri, l’unica cosa provocante che avevano era la scollatura molto ampia. Fecero colazione con latte di capra, pane fresco e frutti di bosco. Quando andarono al bancone per pagare, si accorsero che l’uomo dietro di esso non era quello della sera scorsa, Thor si rivolse a lui <Ho un affare da proporre all’uomo che ieri sera era al vostro posto, potete dirmi dove trovarlo?> L’uomo dietro il bancone guardò bieco il maestro, il suo sguardo si posò per un momento sulla ragazzina che si portava dietro e sorrise: il sorriso di un mercante di fronte ad un buon affare. Rispose <Edgar, il proprietario, giusto? Nella cantina, sotto la cucina, ma devo dirvi che è in compagnia, quindi se non vuole essere disturbato, dovrete aspettare>. Thor si congedò lasciando una lauta mancia sul bancone e si diresse con la sua allieva verso la cucina e giù per le scale. La cantina si estendeva quasi per lo stesso spazio dell’atrio, ma era in gran parte occupata da barili e bottiglie immerse nell’oscurità quasi totale. Oltre il frastuono della cucina, dall’altra parte della stanza giungevano risate ed il vociare chiassoso di più persone che a quanto pareva si stavano raccontando aneddoti in gran parte volgari o erotici e spesso inverosimili. Dalla direzione di queste voci filtrava la luce giallo rossastra di un gruppo di candele. Cautamente Alany ed il suo maestro si avvicinarono alla luce e svoltando dietro l’ultimo gruppo di botti si trovarono davanti ad un tavolaccio squadrato attorno al quale sedevano cinque uomini dall’espressione poco rassicurante che tenevano tra le mano delle carte da gioco. Sul tavolo si trovavano mucchietti di monete d’oro e d’argento, insieme a boccali e bottiglie di liquori dei nani, molte delle quali erano già vuote. Accortisi dell’intrusione, tre dei cinque uomini si alzarono brandendo un coltello ed accolsero i nuovi venuti con espressione ostile e digrignando i denti come cani rabbiosi. Thor si schiarì la gola e disse <Sono venuto per proporre un affare ad Edgar, mi hanno detto che l’avrei trovato qui…> L’uomo seduto al tavolo e che stava dando loro le spalle alzò la mano ed a quel gesto gli energumeni, ovviamente suoi tirapiedi, abbassarono i loro coltellacci, si voltò poi per guardare il suo interlocutore e gli rispose <Io sono la persona che sta cercando, prego si sieda… Sono sempre pronto a discutere nuovi affari, sperando che siano redditizi> L’uomo ostentava sicurezza, i suoi vestiti elaborati, il taglio preciso della barba e dei capelli corvini ostentavano invece la sua ricchezza, probabilmente era stato un mercante di successo e forse lo era ancora. L’altro uomo che non si era alzato al loro arrivo stava invece seduto dall’altra parte del tavolo, si trattava della persona a cui Thor e la ragazza avevano scroccato il passaggio sul carro, guardava i due come se fosse in preda a un deja vu, Thor però era fiducioso del fatto che seppure trovasse lei ed Alany stranamente familiari, non sarebbe riuscito a ricordare in che circostanza li avesse già incontrati. Uno degli energumeni, vestiti di rozzi completi di cuoio, trascinò uno sgabello dall’oscurità fino al tavolo e lì Thor prese posto, Alany rimase in piedi dietro di lui con lo sguardo vacuo e l’espressione assente e rassegnata, così come avevano deciso quella mattina. Cominciò a parlare Edgar, appoggiando il mento sulle mani puntellandosi con i gomiti sul tavolo <Ditemi, come devo chiamarvi?> L’incantatore sostenne lo sguardo penetrante dell’uomo e ricambiò il suo tono spavaldo <Non vedo che importanza possa avere il mio nome per l’affare che che sto per proporvi, ma… Per il bene della gentilezza, potete chiamarmi Cleon> <D’accordo… Cleon, nome insolito… Ma ditemi: che genere di affare volete propormi?> Edgar non spostò gli occhi da quelli di Thor. Thor dal canto suo decise che era il momento di perdere il duello di sguardi, distolse quindi gli occhi e guardando il mento del suo interlocutore disse <Sono qui per comprare Foglia, immagino sappiate di chi sto parlando> Edgar ghignò e si sporse ancora di più sul tavolo <Deve esservi piaciuta questa notte, eh? E pensare che ormai avevo rinunciato a pensarla come fonte di guadagno…> rise per qualche secondo <Non credo che ve la possiate permettere, a meno che non mi troviate una sostituta> Anche gli altri uomini presenti risero maliziosamente, Edgar passò poi lo sguardo su Alany <La vostra giovane accompagnatrice è di bell’aspetto… Siete interessato ad uno… scambio?> La mezzelfa combatteva duramente contro sé stessa per mantenere il gioco del suo maestro, il suo cuore le martellava nel petto, l’adrenalina cominciava a scorrerle nel sangue ed i suoi muscoli tremavano per lo sforzo della lotta intestina per non incenerire con lo sguardo i presenti, letteralmente parlando. Il maestro scosse la testa <Sono riluttante a separarmi da lei: è una serva fedele e capace, non solo a letto> Alany sussultò. Edgar squadrò ancora la ragazza <Mmm… Se non avete qualcosa da offrirmi, non vedo perché non dovrei farvi cacciare da questa stanza> Gli energumeni incrociarono le braccia sul petto con fare minaccioso. Thor prese in mano il mazzo di carte sul tavolo, ricomposto dal conducente del carro, cominciò a mescolarlo in vari modi mostrando visibile abilità nel maneggiare le carte <Che ne dite di una partita ai tarocchi? Potremmo lasciare che la fortuna e l’abilità decidano l’esito del nostro affare, che ne dite?> L’uomo scosse la testa <Rischierei solo di perderci, a meno che non abbiate un modo per ammorbidire la mia perdita> Thor sorrise, una richiesta del genere era ovvia, affondò la mano nella sua sacca con il denaro e ne estrasse una decina di monete d’oro e le depose sul tavolo a metà tra lui ed Edgar <Questi penso possano bastare, sono suoi nel caso io dovessi vincere> Edgar annuì e dopo un momento di silenzio <Ci serve comunque un terzo giocatore…> lanciando un’occhiata al conducente del carro aggiunse <…E nel caso vincesse, quali sarebbero le sue pretese?> L’uomo, che di nome faceva Barden, rispose <Mi basta poter mostrare alla bambina com’è un vero uomo> Tutti i presenti risero (anche Thor, per continuare la farsa) Alany invece tremava per la rabbia, se non avesse tenuto gli occhi puntati sulle spalle del suo mentore tutti si sarebbero accorti che le sue iridi da viola si erano illuminate di rosso scarlatto come il gioiello tra i suoi seni e come esso nei suoi occhi si poteva vedere l’ombra di una fiamma ardente. Di tanto in tanto sul pavimento di pietra si sentivano dei ticchettii che tutti attribuivano ai topi che correvano da un nascondiglio ad un altro in preda a chissà quale euforia. Alany respirò profondamente e cercò di mettere in atto le lezioni di concentrazione e meditazione, tentò faticosamente a chiudere la sua mente al mondo esterno. Vi riuscì, ma non prima che la sua rabbia amplificata magicamente dai poteri della Goccia fece ribollire silenziosamente il vino in ogni botte, rendendolo un liquido imbevibile, lei fu l’unica ad accorgersene grazie alle sue orecchie da elfa, sorrise tra sè. Alany non aveva esperienza con i giochi di carte e non le fu facile afferrare il regolamento di base, ma per quello che poteva vedere, il suo mentore aveva poche esitazioni e giocava velocemente le sue carte mostrando abilità ed esperienza sia nell’espressione sia nei gesti. La prima partita terminò in pochi minuti e quando segnarono i punteggi, Alany sorrise nel vedere che il maestro era in testa. Il mazzò, ricostituito venne passato a Barden, che mescolò le carte con apparente noncuranza, in realtà stava attentamente valutando come si sarebbero disposte alcune carte chiave, in poche parole stava tentando di truccare il mazzo. Da giocatore esperto quale sembrava essere Thor se ne era accorto, ma decise di stare al loro gioco e non disse nulla: aveva pronto per i due un trucco degno del migliore degli illusionisti. “Sarà difficile farlo senza che se ne accorgano” pensò tra sé il mago in incognito “per fortuna con questi vestiti pensano che io sia una persona comune”. L’uomo incominciò a distribuire le carte una a una, Thor sbirciava ogni carta che riceveva ed una per una le teneva con due dita sulla costa ed una ad una fissava intensamente le carte che prendeva in mano Barden. Era un lavoro di precisione e di rapidità: Thor scambiava istantaneamente ogni carta non di suo gusto con la carta che stava pescando l’uomo. Così l’incantatore si trovò in mano praticamente solo delle spade e degli arcani maggiori: una mano di carte praticamente perfetta; Barden invece emise un grugnito di disappunto vedendo che qualcosa non aveva funzionato. Nella seconda partita Thor ed Edgar giocarono quasi alla pari, mentre Barden tentava di aiutare il mercante al meglio delle possibilità che gli offrivano le sue carte. Al termine della partita Thor era ancora in vantaggio, ma il punteggio di Edgar tallonava il suo di soli due punti. Tutto si sarebbe deciso nella prossima partita e Thor sapeva di dover giocare una partita contro due avversari. Il mazzo passò in mano ad Edgar che lo mise da parte per appoggiarsi con i gomiti sul tavolo e sporgersi verso il suo avversario <Siete sicuro di voler perdere la vostra… “Accompagnatrice”?> sorrise beffardo <Potreste andarvene adesso senza perdere nulla, nemmeno l’onore dato che siete in vantaggio> Sorpreso dalla piega inaspettata degli eventi Thor decise di mostrarsi spavaldo oltremodo e fiducioso delle sue capacità, mentre valutava la situazione <E ditemi, dato che sono in vantaggio, perché dovrei rinunciare alla partita e ad una probabile vittoria?> <Perché io non sono un uomo che ama perdere…> Fece un cenno agli scagnozzi che stavano dietro Alany ed essi la spinsero dietro sgarbatamente ed afferrarono le spalle del suo maestro. Barden si era congedato e se ne era andato nell’indifferenza generale, appropriandosi dei pezzi d’oro messi in palio da Thor. Ormai era ovvio ad entrambi che qualcosa era andato storto, nella mente di Alany si accavallavano febbrilmente delle spiegazioni più o meno verosimili, ma tutto le parve chiaro quando vide il pugnale che Edgar aveva estratto dal fodero che gli pendeva dalla cintura. Si trattava di una lama lunga all’incirca una spanna sulla cui superficie si intrecciavano sigilli e lettere appartenenti al linguaggio della magia, caratteri che ogni mago avrebbe riconosciuto. <Vi ho dato una possibilità di andarvene illesi, ma vedo che l’avete rifiutata…> si alzò dalla sedia brandendo la sua lama e si avvicinò a Thor <Avete fatto male i vostri calcoli, non è vero… Incantatore dell’Accademia?> Thor alzò un sopracciglio sorpreso <Ciò significa che voi siete un Rinnegato, vero?> Un rinnegato era colui che aveva infranto le leggi dell’Accademia e si dava alla macchia per sfuggire al giudizio ed eventualmente alla punizione.
<E voi un Cacciatore, non provate a negarlo, è tutto fiato sprecato> rispose Edgar avvicinandosi alla sua vittima e passandogli la punta della lama sotto il mento, senza però ferirlo <Sei fortunato: non ho l’abitudine di uccidere quelli che vengono a cercarmi> ghignò sadico <Devo dire che però tu sei stato il più originale: nessuno aveva mai imbastito una scusa del genere per avvicinarmi> scoccò un’occhiata ad Alany <Dimmi ragazzina, dove ti ha raccolta questo cane dell’Accademia? Ti ha forse trovata sulle strade di quel patetico villaggio all’imboccatura della Valle delle Argentifoglie> (così infatti veniva chiamata la valle in cui sorgeva la locanda a causa dei comuni cespugli di argentifoglia che crescevano tra i pini) Alany rimase compiaciuta nel constatare che la sua copertura reggeva ancora e non sarebbe stata talmente stolta da far cadere tutto agendo in modo avventato. Abbassò lo sguardo ed assunse un’aria imbarazzata, non rispose a voce, ma annuì. Mentre Edgar continuava a stuzzicare e canzonare il suo prigioniero, che a quanto pareva non sapeva come comportarsi. Toccava a lei risolvere la situazione ed Alany ne sentiva tutto il peso sulle spalle, non sapeva cosa fare e la sua mente vulcanica sembrava adesso spenta dal terrore. Quel terrore che si prova di fronte al mare in tempesta mentre si è relegati un una scialuppa fallata e disperatamente si rema verso la riva, un solo passo falso, un solo errore di calcolo e sarebbe morta, se non peggio. In questo momento di incertezza, la ragazza avvertì qualcosa nei recessi più oscuri della sua mente, una specie di sussurro, anche se non sarebbe possibile tradurlo in una voce mantenendo tutto il significato di quella sensazione. Era più una specie di presenza nascosta ed inquietante, aliena alla mente della mezzelfa, ma che stava comunicando con lei, sembrava bisbigliarle un’idea, che traducendola in parole sarebbe risultata “Usa la nostra rabbia!”. Dapprima Alany non capì, ma dopo un solo istante di contatto con quell’entità, seppe subito cosa fare… Edgar punzecchiava ancora Thor sia con le parole, sia con il pugnale, non lasciava ferite, ma trovava un sadico divertimento nel giocare con il predatore che a sua volta era diventato preda, una preda chiusa in una trappola e resa inoffensiva <Io ho costruito questo posto con le mie forze, non ho asservito nessuno con la magia, nemmeno i gestori della vecchia locanda che ora lavorano per me, e voi dell’Accademia sguinzagliate i vostri segugi rognosi a darmi la caccia. Solo perché ho deciso di vivere la mia vita secondo le mie leggi…> sorrise <All’accademia sono solo dei tiranni e voi Cacciatori siete i loro cagnolini, patetici, siete patetici!> Thor rispose per le rime <La vostra paranoia ha raggiunto dei limiti che non avrei mai immaginato raggiungibili per un essere umano… Forse che vostra madre fosse uno di quei segugi rognosi che tanto disprezzate?> L’uomo fece una smorfia e digrignò i denti visibilmente alterato, fece un cenno con la mano ad uno degli scagnozzi che di risposta affondò le dita tozze nella carne sopra la clavicola di Thor, che emise un grido di dolore. Edgar sentenziò la condanna del mago <Prima avrei rimosso solo i vostri ultimi ricordi, ma adesso… Estrarrò completamente la vostra memoria e vi lascerò vagare per questa valle in balia dei lupi e degli orsi o chissà, potreste anche incontrare un basilisco, ho sentito che sulle montagne ne vivono alcuni…> Alzò il pugnale e pronunciò alcune parole rabbiose nel linguaggio della magia, le iscrizioni sulla lama presero prima a luccicare, poi si infiammarono letteralmente di faville azzurre e la lama stessa divenne trasparente e spettrale come fosse un fantasma o fosse fatta di nebbia lattiginosa. Abbassò il pugnale puntando alla fronte di Thor, ma fermò il suo gesto quando sentì i topi della cantina squittire più forte che mai in preda al terrore e cercare di nascondersi il più presto possibile nelle loro tane, qualcosa non andava per il verso giusto… In quegli istanti Alany, forte del fatto di essere quasi totalmente ignorata dai presenti, aveva chiuso gli occhi ed ondeggiava leggermente nella trance in cuoi si era lasciata cadere. Dietro alle sue palpebre le pupille si infiammarono ancora della rabbia che aveva provato pochi minuti prima. Avvertiva il mondo attraverso la scheggia di cristallo che portava al collo, il suo sguardo cieco vedeva tutto ciò che le stava intorno, non ne vedeva solo la forma, ma anche l’essenza vitale e le forze elementari che attraversavano ognuno in diverse forme e concentrazioni. Dominava la furia che era stata racchiusa nella Goccia solo poco prima ed era pronta a scatenarla su quelli che sarebbero divenuti i suoi carcerieri. I suoi capelli ed il suo mantello si gonfiarono come se un forte vento di bufera soffiasse in quella stanza, l’aria attorno a lei si fece calda e presto cominciò ad ondeggiare come fa nei deserti sotto il sole cocente. I suoi piedi si staccarono dal pavimento e la portarono ad una spanna da esso. Nelle botti il vino riprese ancora a ribollire finchè per la troppa pressione non spezzò le assi di legno inondando il pavimento della cantina con fiotti rosso violacei e bianchi. Sul suo petto riluceva abbagliante Alany osservò le cinque figure colorate e scintillati davanti a lei ed in particolare una delle due più accese: il mago Rinnegato. La ragazza sorrise, un sorriso sadico, folle seguito da una risata ancora più inquietante. Sentì la sua mente scivolare verso la furia che tentava di controllare, ma non se ne curò, alzò le braccia dai fianchi e volse le palme aperte verso i presenti, in un secondo su di esse poggiavano due sfere di fiamme rosse ed arancio che zampillavano minacciose. Dalle sfere partirono quattro lingue di fuoco tre delle quali si abbatterono sui petti degli energumeni bruciando il cuoio delle loro vesti e sbalzandoli violentemente contro i pilastri che reggevano il soffitto, la stanza tremò e dal soffitto caddero piccole nuvolette di polvere, i tre uomini si accasciarono a terra privi di sensi. La quarta scia di fiamme si diresse verso il pugnale, Edgar non fece in tempo a reagire e quando la sua lama fu investita dalle fiamme dovette lasciarla gridando in preda al dolore, la sua pelle era ustionata e l’arma ricadde sul tavolo in un ammasso fumante di metallo fuso. I capelli della ragazza ora ondeggiavano verso l’alto come fossero una fiamma indomabile, fluttuò lentamente verso Edgar mentre lui si ritraeva tentando di intessere un incantesimo di protezione, imitato da Thor. La mente della ragazza era quasi del tutto sfuggita ad ogni controllo, tranne per un piccolo barlume di coscienza che osservava gli eventi senza poter interagire. Il corpo infuocato si avvicinò minacciosamente all’uomo, ormai con le spalle al muro. Il suo viso sfoggiava ancora il sorriso di un folle in preda ad un raptus omicida, le labbra si incresparono e la figura infiammata parlò <Dunque, volevi rendermi una tua schiava?> la sua voce sembrava provenire da tutte le direzioni e rimbombava nelle orecchie di chi la ascoltava <Hai fatto male i tuoi calcoli, perché nessuno, NESSUNO può controllarmi!> La porta della cantina scricchiolò mentre si apriva per lasciar entrare un uomo che portava vesti da viaggio ed una barba ben curata, questo distrasse la furia che stava per avventarsi su Edgar. In quell’istante il Rinnegato tentò un incantesimo, l’unico che forse gli avrebbe salvato la vita: allungò le braccia davanti a sé e dalla punta delle sue dita si estesero dei raggi di luce azzurra che scivolarono su di una superficie invisibile attorno ad Alany, come l’acqua di una cascata che avvolge una pietra sporgente. Una sfera trasparente e luminescente aveva imprigionato la ragazza che si guardava intorno confusa ed infuriata, l’uomo stava continuando ad alimentare la barriera che aveva eretto attorno alla mezzelfa e presto a lui si aggiunsero Thor e l’uomo che era appena entrato. Esso infatti era uno dei Cacciatori dell’Accademia. La furia di Alany crebbe nel vedersi imprigionata, mentre la sua mente cosciente tirò un sospiro di sollievo, ora rimaneva solo il problema di riprendere il controllo e l’unico modo per farlo sarebbe stato sfogare tutti i poteri della Goccia. Sperò che la barriera reggesse e di non ritrovarsi ad essere un pugno di cenere quando avrebbe sfogato tutta la magia contenuta nel suo cristallo. Il bagliore che scaturiva dalla Goccia si fece sempre più intenso, così come le grida della ragazza, dal suo corpo scaturirono fiamme che si abbatterono ad ondate consecutive contro la barriera. I tre maghi stavano faticando molto per mantenerla efficiente e già i segni della stanchezza si facevano vedere sui loro volti concentrati, il sudore imperlava le fronti di tutti e tre ed Edgar cedette alla fatica e cadde svenuto. Alany sentiva l’energia lasciare Ondate di fuoco magico uscivano dal suo corpo per infrangersi sulla barriera come onde di un mare in tempesta che si infrangevano su una scogliera, anche il rumore era simile che si mescolava con i gemiti dei maghi ed il ronzio dei loro incantesimi. Anche il secondo mago cadde svenuto, la barriera vibrò sotto la pressione delle fiamme, si fece sottile, debole e Thor non sarebbe resistito a lungo. commenti
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