il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  giovedì, 16 ottobre 2008 // Un lamento nel ghiaccio
Alanassori • 20:45
in : capitolo 25


Passato l’insolito avvenimento magico, il morale dell’equipaggio delle tre navi tornò alto nel non vedersi più fermi in mezzo ad un mare gelido e poco pescoso, quella sera sulla Miranda l’equipaggio aveva indetto dei festeggiamenti per propiziarsi il resto del viaggio, sebbene il capitano non fosse molto incline a questo genere di bagordi immotivati, non disdegnò di unirsi a suoi sottoposti. Sebbene un minimo indispensabile di uomini era stato sorteggiato per rimanere sobrio e governare la nave nel disgraziato caso di un’emergenza , ma comunque anche loro si introducevano clandestinamente per dare fondo alle riserve di birra della stiva. Qualcuno aveva pure tratto da chissà dove degli strumenti musicali tra cui dei flauti e degli strumenti a corda simili a mandolini. Alle bevute alternavano musiche e canti da taverna, spesso scurrili o sconce, alcuni stavano persino calcando le assi della coperta muovendosi in strani e curiosi balli che Alany non immaginava potessero esistere tanto le sembravano assurdi. Di tanto in tanto sghignazzava nel vedere quegli uomini e anche donne, le sembrò strano di non averle notate prima, ma una minoranza di donne era presente, muovere gambe e braccia tenendo la schiena come se fosse stata legata ad un palo. La ragazza era rimasta comunque in disparte a sorseggiare la sua mezza pinta di birra, era almeno un’ora che teneva in mano quel boccale di peltro e ancora più di metà di quel liquido giallo schiumoso ribolliva pigramente dentro, per quanto riguardava Thor e Jaina, la ragazza aveva smesso di contare le pinte dopo la terza… “sorprendente come che ci stia tutto…” adesso la sua amica si stava dimenando in modo sconclusionato insieme ai “ballerini” improvvisati. <Deve essere proprio andata…> sussurrò tra sé e distolse lo sguardo per sondare meglio l’ambiente. Vedeva praticamente solo le schiene delle persone, mentre lei era seminascosta nell’ombra appoggiata ad uno degli alberi della nave, non era interessata a quel genere di divertimenti, anche se un po’ invidiava chi riusciva a divertirsi in quei piccoli ritrovi di follia. Il suo sguardo fu catturato da una specie di fugace scintillio nella folla, uno di loro la stava guardando, quasi come se la stesse studiando. Per un attimo le parve che nel suo sguardo qualcosa fosse insolito, ma non ebbe abbastanza tempo per appurare di cosa si trattasse. Alany si sentì tirare per un braccio, il boccale le scivolò di mano e prima che potesse vedere chi fosse stato a molestarla era già stata trascinata in piedi. Era Jaina, in preda alla frenesia dei fumi alcolici <Chi stavi guardando? Hai trovato qualche bell’uomo?> voltò la testa a guardare nella direzione in cui poco prima guardava Alany <Mah… Dai, vieni a ballate!> Non si fece intimidire dai rifiuti dell’amica e di peso la stava trascinando verso i danzatori. L’imbarazzo montava nella giovane maga, poteva sentire gli occhi di tutti i presenti puntati su di lei, anche se in realtà era quasi del tutto ignorata <EDDAIIIIIII!!!!> continuava ad incalzarla Jaina, Alany aveva ormai desistito dal dibattersi, ma meditava di metterla fuori combattimento con un incantesimo… O un colpo in testa. Jaina smise di trascinarla in giro e la cinse ai fianchi e avvicinò il suo volto a quello della maga, il fiato etilico quasi fece girare la testa alla ragazza <E adesso…> le prese le mani e cominciò a saltellare ritmicamente sulle punte <Dai, su!>. Alany sospirò e abbracciò stretta l’amica per fermarla un attimo, le passò la mano dietro la testa e le sussurrò all’orecchio <Lo faccio per il tuo bene> e aggiunse una breve formula, la ragazza si afflosciò addormentata tra le braccia della maga. Con l’aiuto di Thor, che stava osservando appassionatamente gli accadimenti e che un po’ era rimasto deluso, riuscì a trasportare la ragazza sotto coperta, nell’alloggio. Thor tornò poco dopo ai festeggiamenti, mentre Alany si stese sul suo giaciglio distrutta dalla giornata, nonostante non avesse fatto quasi alcun genere di sforzo. Prima di addormentarsi estrasse la tiara con la scaglia di drago dal suo bagaglio ed osservò al lume della lanterna a olio la superficie azzurra e lucida della lamina. Per qualche strano motivo aveva sperato che lì potesse trovare una risposta a quella domanda che aveva cominciato ad assillarla, una domanda che ancora non conosceva.

 

Il sonno calò rapido quando chiuse le palpebre e si rigirò nel suo giaciglio fino a trovare una posizione comoda. Era avvolta da un buio in qualche modo morbido ed accogliente, lo sciabordio delle onde sulla chiglia cullava la ragazza che per nulla al mondo avrebbe voluto abbandonare. Purtroppo per lei una voce la richiamò dal suo torpore, un sussurro disincarnato dal tono femmineo, la invitava ad aprire gli occhi ed ascoltarla. Alany dischiuse le palpebre lentamente per accorgersi che ciò che vedeva non era altro che buio, ma un buio diverso da prima: nell’oscurità scorgeva con la coda dell’occhio ombre in movimento, ma quando le sembrava di poterle interpretare in forme concrete si dissolvevano per ricomparire non appena voltava lo sguardo. Il senso di sicurezza svanì sostituito da una profonda inquietudine che pareva emanare dall’oscurità stessa. La voce le sussurrò ancora <Non spaventarti, non ti farò del male…> e di fronte alla ragazza prese forma lentamente una figura, dapprima una sagoma esile e slanciata e via via i particolari si facevano più chiari. Lunghi capelli rossi lisci scendevano dietro le spalle e lungo il volto mascherato di una giovane mezzelfa, le vesti che portava somigliavano a quelle di ordinanza indossate dai maghi, ma i ricami, le rune e i simboli erano sconosciuti ad Alany, la lunga veste rossa ricamata in oro e in nero con motivi simili a fiamme copriva i lineamenti del corpo della figura tranne sul petto e sui fianchi in cui sembrava studiata per lasciar immaginare cosa avrebbe potuto celarsi sotto la seta. Alle mani portava guanti, rossi anch’essi ed un mantello color ebano strisciato d’argento. <E’ da molto tempo che non ci vediamo Alanassori…> osservando lo sguardo interdetto della sua interlocutrice scrollò le spalle e aggiunse <Non ti ricordi di me? Eppure non ci siamo mai separate da quel giorno…>

Allungò la mano guantata e si tolse la maschera di madreperla priva di lineamenti, Alany quasi perse i sensi nel riconoscere i lineamenti di quella donna: era lei stessa, con gli occhi rossi accesi da una fiamma che ardeva subito dietro le pupille. Nel constatare che l’a maga l’aveva riconosciuta la donna continuò <Dal giorno della Prova, devo ringraziare i maghi di quella tua Accademia se ho acquisito una mia coscienza e te per avermi fatto sperimentare il mondo, ma… Perché mi hai rinchiusa in questa prigione?>

Alany non capiva, non sapeva cosa rispondere ed era spaventata, quella che era una stata una proiezione del suo lato oscuro, o almeno così l’avevano definita i suoi insegnanti, aveva preso vita e coscienza propria, oppure si trattava solo di un incubo, ma anche quella prospettiva non sembrava rassicurarla.

<Dimmi Alany, che cosa vedi in questo luogo?> mentre parlava fece un teatrale gesto con la mano indicando tutto quello che aveva attorno <Perché mi hai chiusa qui?>

La ragazza cominciò lentamente a capire <La Goccia…> sussurrò e tutto le parve più chiaro <Tu sei il Cristallo che porto al collo, vero?> La donna annuì accennando un sorriso. <Quindi questa è… La sacca in cui sei chiusa?>

<Non esattamente, è una rappresentazione, una metafora di come è la mia vita all’interno di quella prigione> la voce fino ad allora misurata parve incrinarsi <Quasi due anni chiusa qui…> una lacrima solcò il suo viso <Nessuno con cui parlare…> le fiamme nei suoi occhi si spensero <Nessun suono, nessuna luce…> le vesti da rosse si tinsero di nero fino a diventare del colore della notte <Solo lontani echi di quello che una volta era per me un mondo traboccante dell’energia vitale della magia…> si voltò verso Alany e si avvicinò fino a poche spanne da lei, gli occhi lucidi e ricolmi di tristezza <Io…> Non riuscì a terminare la frase perché si abbandonò ad un fragoroso pianto cingendo la maga ed affondando il volto nella sua spalla.

Dopo un primo istante di confusione Alany ricambiò calorosamente l’abbraccio accarezzando dolcemente i capelli della donna, la paura era evaporata lasciando spazio ad un sentimento di compassione e di empatia totale con quella figura. Una parola, proferita dalla figura piangente sciolse totalmente il cuore della maga, tra un singhiozzo e l’altro l’aveva chiamata <Madre…>.

Rimasero così per un tempo imprecisato, in quel luogo era difficile valutare quanto tempo fosse passato quando si sedettero in ginocchio l’una di fronte all’altra, la figura si era ripresa dalla sua crisi di pianto e ancora con gli occhi gonfi e arrossati sembrava molto più rilassata, le sue vesti rispecchiavano questo suo cambiamento d’animo, esse erano infatti ora in una tinta verde smeraldo e decorate con motivi floreali ricamati in blu e azzurro.

La prima a parlare fu Alany rammentando le circostanze che avevano decretato la condanna del suo amuleto <Mi dispiace di averti fatta soffrire, ma avevi preso il controllo del mio corpo e hai quasi ucciso quattro persone, dovevamo fare qualcosa…>

La donna chinò la testa guardandosi i piedi, imbarazzata <Stavo tentando di proteggerti e… Il potere della magia, è inebriante, non riuscivo a fermarmi, ne volevo ancora…>

Alany annuì, sapeva cosa voleva dire e probabilmente lei era ancora più sensibile essendo un’entità nata dalla magia e che da essa trovava il suo sostentamento. Sapeva che avrebbe potuto scatenare una furia senza confini se solo avesse voluto, ma in quella mezzelfa ora non vedeva altro che una creatura sola e smarrita, com’era lei i primi giorni all’accademia, probabilmente se avviata nella giusta direzione avrebbe potuto rivelarsi una potente alleata, anche se era rischioso, molto rischioso… <Non posso rischiare che accada ancora, non senza che tu mi garantisca che non accadrà>

La figura alzò lo sguardo di scatto, speranzosa in volto <Accetterò qualsiasi condizione, lo giuro, solo… fammi uscire, ti prego!>

“Sembra sincera” pensò Alany prima di comunicarle le condizioni della libertà <Non dovrai interferire con la magia e con le persone che ho attorno, non prenderai iniziative senza prima consultarmi e risponderai ai miei ordini: questo significa che quando attingo al tuo potere dovrai fare quello che dico e non prendere il controllo>

La figura annuì e in preda ad un accesso di gioia saltò addosso alla maga abbracciandola forte, ripetendo continuamente <Grazie…>

Riprendendo fiato, Alany si guardò ancora attorno e poi rivolto alla sua alterego <Come hai fatto a portarmi qui?>

La figura scrollò le spalle <Quell’onda di energia arcana ha disgregato per un attimo le pareti della mia prigione, lasciandomi la possibilità poter instaurare un collegamento con i tuoi sogni, ma solo per questa notte…>

Alany sospirò ed una possibilità le attraversò la mente <Saresti capace di indicarmi il punto di origine dell’onda?>

<Ovvio, non sarà per nulla difficile> la figura sorrise amichevolmente.

Guardandosi intorno per un attimo la maga chiese <…Come torno indietro?>

Lei rispose ammiccando <Chiudi gli occhi…>

Così Alany fece ed in poco tempo fu avvolta ancora dall’accogliente oscurità del sonno.

Quando si svegliò la mattina seguente si tastò il petto cercando l’astuccio che rinchiudeva la Goccia, lo prese tra le mani e slacciò le due fasce di cuoio che lo tenevano attorno al suo collo e chiudevano la pietra all’interno. Quando estrasse la catenina d’oro Alany provò un insolito senso di nostalgia, la Goccia da scura cominciò a sfavillare in un iridescente caleidoscopio di colori prima di prendere una tinta azzurro cielo. La maga si mise la catenina intorno al collo.

 

Lontano dalle tre navi che solcavano il mare alla volta di Glacia, sulle coste di quel continente una creatura simile ad un rettile solcava a sua volta i cieli sospinto da immense ali membranose color cobalto. Diretto verso una spaccatura nella roccia in una scogliera di quella terra inospitale, mancava poco al suo arrivo, ma purtroppo la creatura era convinta a ragione che fosse già tardi per evitare un potenziale disastro. Giunta a destinazione la creatura discese dal cielo in ampi cerchi fermandosi in una conca nascosta nell’alta scogliera. Da lì si apriva un’imponente caverna in cui anche una creatura della sua stazza avrebbe potuto muoversi senza troppi impedimenti, Si avventurò nella spelonca fiutando l’aria, contrasse il muso in un’espressione che per un umano si sarebbe tradotta in disgusto, nell’aria c’era odore di sangue, sangue di drago. La caverna era spaccata in due al centro da un profondo crepaccio e sul suo fondo echeggiava il tuono della risacca del mare ed in fondo l’oscurità era squarciata da bracieri ardenti di una magica fiamma azzurra senza calore, sebbene la temperatura fosse più alta che all’esterno uno strato di ghiaccio copriva la maggior parte della roccia foderandola con una coperta azzurra cristallina che talvolta scendeva in drappi sottili o saliva da terra in guglie aguzze. Il ghiaccio crepitava e si rompeva sotto le zampe coperte di scaglie del drago, la creatura avanzava addentrandosi nelle viscere di quel mondo di roccia e ghiaccio, sicura di quello che avrebbe trovato. In quel luogo dal secolo che seguì il Grande Scisma alcuni volontari della sua razza e degli elfi delle nubi vegliavano su una creatura dormiente, uno dei pochi superstiti della razza dei Naga, intelligenti rettili acquatici infusi di magia. Le razze dei draghi e degli elfi delle nubi avevano condotto una vera e propria guerra per conquistare le gallerie sotterranee e sommerse che si estendevano sotto la superficie di Glacia, dimora dei Naga. Molte di quelle creature esistevano ancora, rinchiuse e sorvegliate in tratti di caverne sommerse dove non avrebbero potuto nuocere a nessuno dei draghi e degli elfi né a corrompere lo studio arcano delle due razze. Quella caverna in particolare era la dimora di un Naga anziano, delle dimensioni di una nave e dotato dell’intelligenza subdola e crudele di un predatore affamato; ora quell’essere era fuggito verso il mare aperto e molto probabilmente avrebbe rappresentato un pericolo per le navi che trasportavano le chiavi per il futuro degli elfi delle Nubi. Il fondo della caverna si abbassava fino al livello del mare e si apriva in un’ampia stanza circolare coperta da una volta di roccia e ghiaccio, al centro di essa una stalattite cristallina incrinata, per terra sparpagliati sulle rive di una profonda pozza d’acqua di mare stavano i frammenti di ciò che sembrava una cupola di cristallo. Il ghiaccio delle pareti era macchiato del sangue viola-bluastro dei draghi della razza di quello che stava esplorando quelle profondità. Il drago alzò il capo ed inarcò il collo alla vista raccapricciante costituita dai corpi mutilati e dilaniati di elfi e membri della sua razza, evidentemente erano stati colti di sorpresa dalla furia sopita di quella creatura risvegliata dalla sua prigione di cristallo. Dalla bocca del drago uscì uno struggente lamento simile al soffio del vento tra le guglie di roccia di una catena montuosa, il lamento funebre della sua razza, il ghiaccio risuonava mandando un’eco di quel suono profondo e modulato. Offerto un momento di silenzio caduti ed indagato il luogo per avere migliori delucidazioni sull’accaduto, il drago ritornò sui suoi passi, nella sua mente la preoccupazione per il ragazzo e la ragazza che costituivano e custodivano la chiave di volta dell’intero piano del suo compagno sfumò sostituita dalla cieca sete di vendetta per i propri fratelli trucidati. Giunta all’uscita della caverna quasi inciampò contro un altro drago che era giunto in quel luogo. Questi, dalle forme più robuste e minacciose di lei, era un drago rosso, la sua specie sebbene imparentata con gli Azzurri viveva solitamente nei deserti di Auralia, lontano da ogni genere di contatto con le razze inferiori e umanoidi. Irascibili e molto più propensi ad abbandonarsi alle passioni piuttosto che produrre le riflessioni complesse e spesso assurdamente contorte dei loro cugini. Su Glacia esisteva una piccola comunità di questi draghi Rossi e abitavano le caverne vulcaniche del massiccio montuoso nell’entroterra del continente, essi avevano scelto di seguire gli Azzurri nello studio della magia rinnegando in parte lo stile di vita quasi selvaggio dei loro fratelli, avevano però sviluppato poteri magici unici nel loro genere votati talvolta alla furtività, ma molto più spesso ad un attacco diretto e devastante incentrato sul fuoco e sulla terra. Quel drago in particolare era un vecchio maschio, le sue scaglie rosso carminio avevano cominciato a scolorirsi sulle punte, i margini della ali erano consunti e non mancava di ostentare la sua aria di superiorità. Lo scontrarsi contro l’armatura pettorale di quell’essere riportò la draga azzurra alla realtà. Il Rosso manteneva il suo capo almeno un metro più in alto di quello dell’Azzurra e la osservò dall’alto per un po’ prima di abbassare riluttante il capo a terra in segno di reverenza. L’Azzurra conosceva quel drago, era un membro del piccolo gruppo di ricerca che aveva formato per valutare il piano del suo compagno, egli come lei e quella piccola minoranza erano convinti dell’importanza che aveva il giovane umano per la riuscita di quell’impresa e lui era stato incaricato di individuarlo e riferire i suoi spostamenti.

Il maschio parlò nella lingua dei draghi, un susseguirsi di sibili, schiocchi e suoni gutturali che ad un orecchio non allenato sarebbero sembrati solo suoni senza nessuna articolazione né senso.

<Vi stavo cercando, per quale motivo siete in questo luogo e non a prestare supporto al vostro compagno elfo?> la sorpresa era mista al malcelato disprezzo del fatto di doversi riferire così passivamente ad un Azzurro femmina.

Le palpebre del drago femmina si socchiusero minacciosamente <Anche se sei un drago anziano Acoristrasz non dimenticare chi comanda, il Naga è fuggito e ha massacrato i suoi carcerieri… TU piuttosto che ci fai qui?> fece tremare i muscoli facendo vibrare le scaglie che emisero un suono simile a quello di un serpente a sonagli.

Il Rosso scrollò la testa sul suo lungo collo mettendo in mostra le creste craniali, questo genere di dimostrazioni di autorità erano tipiche dei draghi, e rispose <L’ho trovato, non è nulla di che: è solo un umano con gli occhi di colore diverso. La sua maestra sembra essere il vero problema, in lei c’è qualcosa di diverso… Comunque ho marchiato quell’essere insignificante, quando sarà qui lo riconoscerai immediatamente>

Gli occhi dell’Azzurra scintillarono minacciosi a quell’ultima frase, se quell’essere non fosse stato una volta e mezza più grande di lei lo avrebbe aggredito e forse ucciso <Tu hai fatto COSA?!? Ti avevo detto di tenerlo d’occhio non di aggredirlo!>

Il drago scosse la testa <Quell’insetto, quella scimmia spelacchiata è la chiave del nostro futuro è difficile e doloroso da credere, non intendo intrattenermi con questi umani. Io te l’ho trovato e ho fatto in modo che tu possa riconoscerlo, il mio compito è terminato> stirò le ali e le ritrasse sulla schiena <Riferirò ciò che è accaduto qui, addio Saliackgossa> Congedatosi dispiegò le ali e prese il volo verso il regno degli elfi delle nubi.

Il drago azzurro a sua volta spiccò il volo verso il mare, dirigendosi a sud seguendo la flebile traccia di magia arcana lasciata dal Naga.




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