il racconto
In questo blog (ammesso che possa essere chiamato così) troverete il racconto che io (Thalionwen) e Alanassori stiamo scrivendo assieme, a quattro mani. Niente di speciale, ma come si dice: non si può impedire ad un uccello di volare, e nemmeno ad uno scrittore di scrivere!

Siate comprensivi, mi raccomando!! E se vi annoiate, non sbadigliate troppo! ^^

la storia
In corso d'opera!! ^^

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i protagonisti

Malinorne: Giovane orfano dalle umili origini alla ricerca del senso della propria esistenza. Basterà soddisfare la vocazione di una vita a realizzare quella di Malin? Cosa nasconde nel proprio cuore il ragazzo dagli occhi bicromi?

Età: imprecisata, ma attorno ai 18/20 anni.

Sesso: uomo
Razza: Umana 
Descrizione -
- Fisica: Alto ma di statura normale per la sua età e la sua costituzione. Ha i capelli lunghi tenuti sempre legati strettamente in code di cavallo o trecce, castano chiari. Ha un occhio di colore verde, l’altro azzurro (destro o sinistro non so, al momento non ha nessuna importanza, n.d.r.). La pelle è chiara, non bianca, ma più chiara del normale e sul mento porta una timida barbetta ispida. Sulla guancia sinistra ha una cicatrice verticale come ricordo del rogo che ha ucciso i suoi famigliari quando era piccolo. Ha un corpo snello, da persona sempre in movimento ma comunque temprato da una vita povera di comodità e di agi. Veste spesso con una tunica corta verde e color ruggine, stretta in vita da una cintura, e brache strette alle gambe da lacci di cuoio grezzo. Porta anche un paio di stivali consunti, forse di secondo possesso. Non ha nessuna abilità predominante, se non quella di correre velocemente e di essere rapido e sicuro nello svolgere ogni tipo di mansione. 

- Psicologica: Si tratta di una persona abituata alla dura vita dei boschi ed al lavoro dei campi. Ha sempre vissuto nella povertà in cui vivono i suoi tutori e non conosce altra vita se non quella dei contadini. Non ha mai visto una grande città e non sa comportarsi in modo differente da come si confronta verbalmente e fisicamente con chi conosce all’interno del suo villaggio, quindi sa poco anche di tutto ciò che si trova oltre il mondo contadino in cui ha le sue origini. E’ un ragazzo docile, ma non ama la compagnia: la morte prematura e violenta dei genitori lo ha spaventato e racchiuso in se stesso, ottenebrandolo e intimorendolo. Non ha terrori di sorta, e l’unica cosa che teme davvero è il fuoco (per ovvie ragioni, oserei aggiungere, n.d.r.). Il suo grande sogno è quello di lasciare il villaggio e di compiere un viaggio di apprendistato al fianco di un Cavaliere che li insegni il mestiere delle armi. 

- Sociale: E’ figlio di guardaboschi, ma sono stati dei contadini ad allevarlo assieme alla sorella dopo la morte dei genitori. Povero, non conosce altro che la povertà e non anela a nessuna ricchezza materiale (per ora, n.d.r.). Possiede poco, per non dire che di sua proprietà sono solo gli abiti che indossa. Viaggia sempre a piedi, non possedendo un cavallo.

Famiglia: Il padre e madre sono morti in un rogo avvenuto nel cuore del villaggio in cui viveva quando era solo un bambino. Ha una sorella più grande di lui di quattro o cinque anni, molto bella e sposata con alcuni bambini. Lo ha accudito fin dalla morte dei genitori e fa capo a lei per ogni bisogno, dal momento che la considera come l’unico caposaldo di ciò che rimane della sua famiglia. Ha anche alcuni altri parenti, come zii e cugini, ma nessuno di rilevante importanza o che abbia mai svolto un ruolo fondamentale nella sua vita. 

Storia: Nasce da una famiglia povera in un villaggio immerso nel verde, al limitare di un grande bosco. Sua sorella di cinque anni lo vede venire al mondo e subito prova per lui una tenerezza straordinaria, persino per essere una sua parente così stretta, e ci si affeziona da subito. Malin cresce in un ambiente felice ed onesto, seguito nei primi anni di vita dalle cure affettuose della madre, ma poi dai bruschi e ligi insegnamenti del padre, che vede in lui qualche cosa di fuori dal comune. Nato con gli occhi di due colori diversi, nel villaggio dove ha i natali è additato come una creatura straordinaria, che porterà prosperità e felicità alla sua gente effettuando qualche imprecisata opera sovrumana. Ma Malin non rivela al momento nessuna attitudine particolare, ed ozia volentieri coi suoi coetanei. All’età di cinque o sei anni, però, un pericoloso incendio divampa all’interno del villaggio dove vive mentre lui si trova nel bosco, durante una scorribanda giovanile assieme ai suoi amici d’infanzia. Al suo ritorno trova la sua casa diroccata ed incenerita, e tra le rovine ed i tizzoni ancora ardenti cerca affannandosi i corpi dei genitori che teme siano rimasti vittime del disastro. Infatti, dopo ore di estenuante ricerca condotta da solo senza l’aiuto di nessuno dei suoi conoscenti, ferendosi profondamente alle braccia ed al viso (da qui la cicatrice sulla guancia), trova come temeva i corpi della madre e del padre divorati dalle fiamme. Da questo momento Malin si racchiude in se stesso ed inizia a diffidare della bontà della gente, dapprima di quella stessa gente che, pur abitando accanto alla sua casa, non ha fatto nulla per salvare i suoi genitori dalle fiamme di quell’incendio. In seguito cresce tra le cure della sorella, tutto ciò che era rimasto della sua famiglia, e di una coppia di contadini che si incaricano di crescerlo fino alla maggior età. In questo lungo lasso di tempo Malin si occupa della mansione di guardaboschi lasciata vacante dalla morte del padre e si aliena spesso da tutto ciò che li accade attorno, passando lunghe giornate nel bosco adiacente al villaggio. Diventa un valente cacciatore e sviluppa una propensione atletica per la corsa che lo lascia senza rivali. Quando la sorella compie una ventina d’anni si sposa con un giovanotto del villaggio e va a vivere con lui, lasciando Malin solo nella casa della coppia di contadini, suoi tutori. Col passare del tempo e l’aggravarsi della sua malinconia interiore, dissimulata spesso da sorrisi forzati e parole dolci dette senza l’intento, matura il desiderio di lasciare presto il villaggio, non appena divenuto uomo, alla ricerca di un Cavaliere che l’insegni l’arte della spada e lo ordini suo scudiero o, magari, lo istruisca affinché possa diventare guerriero per poter viaggiare di villaggio in villaggio nella speranza di allontanarsi il più possibile da quello dove sono morti i suoi genitori e dove ha abbandonato la sua lontana infanzia.

Alanassori: Promettente incantatrice mezzelfo. Al collo porta un pendaglio dalla strana foggia e dagli strani poteri. Che si tratti di una creatura magica che ha tra le mani le sorti del mondo, o di una ragazza qualunque?

Età: Età adolescenziale, 23 anni.

Sesso: Donna
Razza: Mezza umana Mezza Hirathal(Elfa alta) 
Descrizione -
- Fisica: Di media statura, la ragazza è alta all’incirca 1,7 metri. Il suo volto dai tratti leggermente allungati ospita delle labbra di un rosa delicato e due occhi leggermente a mandorla color ametista. Il viso è incorniciato da fluenti capelli neri con scuri riflessi viola scuro. La sua carnagione è molto pallida, come quella degli elfi alti. Snella e dalla corporatura fragile, spesso porta una veste da viaggio blu stretta in vita con una fascia bianca, così da lasciar intravedere le sue forme delicate ed un mantello verde smeraldo, colori del suo ordine sacerdotale. La ragazza porta anche un pendaglio in vetro a forma di goccia che sembra avere all’interno una piccola quantità d’acqua che pare scintillare e vorticare senza alcuna sollecitazione. 

- Psicologica: Ragazza cresciuta nella scuola di incantatori di Sheala, la dama delle acque. Conosce il mondo esterno solo grazie ai suoi studi. Istruita ed intelligente, la ragazza ha un comportamento gioviale e disinibito. Essa spesso usa i fondamenti della magia elementale per impressionare chi le sta accanto e tenta di essere sempre al centro dell’attenzione, molto fiduciosa nelle sue capacità, fin troppo spesso guarda le persone dall’alto al basso e tende a non mostrare loro il dovuto rispetto, pur senza essere veramente malvagia. 

- Sociale: Adepta della scuola della magia elementare dell’acqua, la ragazza è stata lasciata lì dalla famiglia quando era molto giovane, da allora non ha più avuto loro notizie. Possiede solo quello che indossa, oltre a diversi tomi che tiene nella sua stanza ed un ciondolo veramente strano. 

Famiglia: La ragazza non ricorda quasi nulla dei suoi genitori, a parte che l’elfo alto era suo padre. Da quando è stata “abbandonata” alla scuola è stata cresciuta dagli alti incantatori di Sheala, divenuti ormai la sua famiglia. La sua indole ribelle l’ha portata ad essere emarginata dagli altri studenti incantatori. Da qualche anno ha cominciato a provare l’impulso di cercare i suoi veri genitori. 

Storia: Nata da una famiglia mista di incantatori, padre elfo alto e madre umana, è stata lasciata dalla famiglia nelle mani dei maestri incantatori. Da allora Alany è stata istruita nella manipolazione delle forze elementali della natura. Rivela una spiccata attitudine nel controllo delle forze elementali dell’acqua. E’ una incantatrice promettente, ma non ha avuto ancora alcuna esperienza del mondo esterno e negli ultimi giorni ha espresso agli alti incantatori il desiderio di cercare i suoi genitori, ma essi le hanno proibito di uscire dalla scuola con tanta insistenza da destare in lei il sospetto che nascondano qualcosa. 

 

le razze

Umani

Gli umani sono la razza più diffusa nella regione di Imarna. Essi nella regione compongono una coalizione di città stato che mantiene una fragile pace con le terre circostanti e tra le città stesse. Gli umani sono una razza civilizzata che non presenta particolari propensioni verso la bontà o la malvagità. La loro capacità nella magia è notevole, la loro vita breve nei confronti delle altre razze li rende particolarmente adattabili ad ogni situazione, anche se spesso non trattano gli avvenimenti con lungimiranza. 

 

ELFI 

Elfi Alti 

Gli elfi alti sono una razza longeva di creature molto inclini alla magia. Gli elfi alti vivono nella regione tropicale a Sud de Imarna in un regno insulare caratterizzato da un uso quasi smodato della magia. Il loro regno è una magocrazia al cui apice vi è la regina Eldria Leithsil, una potente e saggia incantatrice elfica. Gli elfi alti sono una razza orgogliosa e raramente stringono alleanze con i popoli “inferiori”, tra questi anche le altre razze elfiche.

  Descrizione fisica: gli elfi alti sono in prevalenza esili e longilinei, i maschi sono solitamente alti all’incirca 1,90 metri, le femmine sono poco più basse. Tutti gli elfi alti hanno una carnagione molto chiara le cui tinte variano dal rosa molto pallido ad una sfumatura dorata. Gli occhi sono spesso azzurri o verdi, ma occhi di altri colori insoliti come rossi o viola, seppur rari, esistono, qualunque sia il loro colore, sembrano quasi brillare nel buio. I capelli sono in prevalenza biondi, anche se possono variare verso il rosso o anche verso l’argento. Gli elfi alti non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi alti sono una razza altezzosa ed orgogliosa. Essi raramente stringono amicizie con membri delle altre razze, anzi raramente stringono amicizie. Presuntuosi fino alla nausea. Naturalmente esistono delle eccezioni.

  Elfi Silvani 

Gli elfi silvani sono cugini degli elfi alti, ma la loro razza si è evoluta in maniera radicalmente diversa: lontani dalle vie della magia arcana, essi hanno costruito la loro civiltà seguendo le vie della natura. Essi vivono nel folto delle foreste in piccoli insediamenti costruiti sugli alberi più alti e quasi perfettamente mimetizzati alla vista di chi non appartiene alla loro razza, questo mascheramento potrebbe essere anche di natura magica. Gli elfi silvani non hanno un unico sistema di governo, più che altro vivono in comunità separate le une dalle altre e di conseguenza ognuna di queste comunità ha sviluppato degli usi e costumi propri. Molti elfi silvani non si avventurano oltre la loro foresta, ma alcuni hanno deciso di fare da tramite tra la loro razza ed il mondo esterno, spesso questi elfi sono mercanti o artigiani.

  Descrizione fisica: più bassi dei loro cugini, gli elfi silvani sono alti all’incirca come gli umani, robusti e dalla carnagione che varia dal mulatto al verde scuro, spesso portano i capelli lunghi legati in code di cavallo o semplici trecce. Nella loro cultura è diffuso l’uso dei tatuaggi rituali e magici. I capelli variano dal castano scuro ad un profondo verde, così come gli occhi, che raramente però possono essere anche azzurri o grigi. Gli elfi silvani non hanno né barba né baffi. 

Comportamento: a prima vista possono sembrare selvaggi, ma in realtà sono una razza molto intelligente che segue una filosofia che li porta ad un contatto quasi totale con la natura. Diffidenti nei confronti delle altre razze, essi possono diventare fedeli e potenti alleati una volta guadagnata la loro fiducia. 

Elfi dei Ghiacci 

Gli elfi delle nubi sono la razza più enigmatica mai esistita. Di questi elfi si sa poco e quel poco che si sa è ritenuto leggenda. Nessuno ha mai visto un membro di questa razza che vive in un regno costruito sulle più alte vette del continente e sugli immensi ghiacciai. Essi vivono in stupende dimore di cristallo e ghiaccio, scolpite con la forza delle braccia e della magia e nascoste al mondo dalle nubi che costantemente avvolgono i confini delle loro terre. Essi hanno stipulato un’alleanza millenaria con i draghi blu con i quali condividono il territorio. Sebbene lontani dagli avvenimenti che coinvolgono le altre razze, essi non sono però insensibili a ciò che accade nel mondo. Tramite mezzi magici e divinatori mantengono un occhio vigile sul mondo, forse per intervenire quando il bisogno è impellente o forse per pianificare una guerra. La loro razza, benché sparsa in vari insediamenti è comunque compatta sotto il controllo di un consiglio di nobili, capeggiati dall’imperatore Ardan Marbraema, a cui tutto il popolo e ciecamente devoto. 

Descrizione fisica: torreggianti, gli elfi dei ghiacci superano i due metri di statura, la loro corporatura è esile, ma allo stesso tempo molto resistente. La loro pelle assume delle tinte che variano dal bianco all’argento, al ghiaccio. I loro occhi sono bianchi e senza pupille, ma esistono rari casi in cui un elfo dei ghiacci nasca con gli occhi completamente azzurri, segno di grandi imprese future. I capelli sono bianchi o argento e li portano spesso lunghi e con elaborate, ma sobrie acconciature. Gli elfi dei ghiacci non hanno né barba né baffi.

 Comportamento: gli elfi dei ghiacci sono principalmente degli spassionati osservatori, estremamente intelligenti ed abili in tutto ciò che fanno, sono ligi al loro imperatore. Studiosi per natura, quasi non conoscono il concetto di fretta e di tempo limitato, anche se nei momenti di bisogno impellente sanno essere rapidi e precisi nei loro compiti. Spesso usano mezzi magici per scrutare nel futuro, cosa questa che può causare una pericolosa paranoia. 

 

NANI E GNOMI 

Nani di Montagna 

I nani di montagna Sono una razza gioviale di scavatori, costruttori ed abilissimi artigiani. Amanti della birra e delle zuffe da taverna, nei secoli sono divenuti una razza potente ed orgogliosa. La maggior parte di loro vive in un’immensa città scavata all’interno di una montagna e sotto le terre circostanti. L’entrata della loro città è nascosta a tutti coloro che vivono nel mondo esterno e si pensa che oltre tali porte si nascondano meraviglie e tesori di impensabile valore e bellezza. In parte questo è vero, infatti i nani sono riconosciuti come i migliori minatori ed artigiani della pietra e del metallo in circolazione, le loro dita tozze sembrano quelle di un musicista quando devono forgiare e rifinire armi, armature e gioielli. La loro città sotterranea, o meglio dire un intero stato è capeggiato da un imperatore eletto dal consiglio dei capi dei clan nanici, chiamati Thane. Odiernamente i nani della montagna sono sotto il comando dell’imperatore Khuzad Feluk-Zirun (martello di fiamme) egli è un monarca illuminato che valorizza gli scambi commerciali e culturali con le altre razze.

  Descrizione fisica: i nani della montagna sono bassi e molto robusti, solitamente non superano il metro e trenta. I maschi portano delle lunghe barbe lisce intrecciate in nodi che hanno la funzione di mostrare la loro appartenenza ad un clan. Barbe e capelli possono variare dal biondo oro e tutte le sfumature della roccia e dei metalli, la pelle è scura e può raggiungere le tonalità del bronzo. Gli occhi sono in prevalenza marroni o neri.

 Comportamento: orgogliosi di ciò che la loro civiltà ha ottenuto attraverso i secoli, non sono però i tipi da adagiarsi sugli allori, industriosi ed infaticabili, i nani possono a volte essere burberi, ma diventano inseparabili amici o pericolosi nemici dopo qualche, in verità molte, pinte di birra. Sono comunque sospettosi nei confronti delle razze della superficie e guardano le loro città con occhio di sufficienza: “una vera città va costruita verso il basso!”. 

Nani di Collina 

I nani di collina erano in principio un clan dei nani di montagna, che però sotto il consiglio del loro Thane ha deciso di lasciare la montagna per vivere sulla superficie. Essi vivono sia nelle terre circostanti la montagna dei loro cugini, sia negli insediamenti umani dove si sono integrati quasi perfettamente. Essi sono e rimangono un popolo fiero e nonostante la loro diffidenza verso i nani di montagna, ricambiata da questi ultimi, mantengono dei rapporti commerciali con i loro confratelli. Come loro sono abili artigiani, ma specializzati nella lavorazione del legno. 

Descrizione fisica: molto simili ai loro cugini sotterranei, i nani di collina differiscono praticamente solo per il colore della pelle, molto più chiara, e nell’altezza, infatti essi possono raggiungere il metro e mezzo. Meno robusti, sono però molto più abili dei loro cugini quando si tratta di muoversi nel mondo esterno. 

Comportamento: orgogliosi e testardi come i loro cugini, il loro comportamento è molto simile, ad eccezione del fatto che non condividono il sospetto che i loro cugini portano nei confronti delle razze di superficie, anzi, è molto più probabile per loro avere degli amici tra le altre razze che tra gli altri clan dei nani. Grandi bevitori e gioviali per natura, quando stringono un’amicizia, spesso è per tutta la vita. 

Gnomi

  Si vocifera che questa razza sia in un qualche modo imparentata con quella dei nani, anche se essi negano categoricamente ogni rapporto di parentela. Gli gnomi sono una razza che si trova a suo agio nelle città e non ha una patria propria, infatti essi vivono in piccoli gruppi mescolati con gli umani ed i nani ed in piccole comunità vicine comunque ad insediamenti più ampi di altre razze. Amanti del divertimento e del mistero si dilettano di trucchetti ed incantesimi di illusione. 

Descrizione fisica: più simili agli umani che ai nani, sono però molto bassi, infatti raramente raggiungono il metro di altezza, la pelle, i capelli e gli occhi variano nelle stesse tonalità che hanno gli umani o i nani di collina. Solitamente sono molto esili e dalla corporatura fragile.

 Comportamento: gli gnomi sono una razza molto attiva, adorano gli scherzi e l’indagine di tutto quello che non conoscono. Molto curiosi, ficcano il naso in qualsiasi cosa, fino a diventare importuni, ma nonostante tutto, gli gnomi sono una razza che è molto ligia al proprio lavoro e quando devono fare le cose seriamente non si tirano mai indietro. 

 

MEZZELFI 

Mezzelfi Alti 

I mezzelfi alti sono il risultate dell’unione tra umani ed elfi alti, sono molto rari in quanto molto raramente gli elfi alti si mescolano agli umani ed ancor più raramente i pregiudizi vengono vinti da parte di entrambe le razze. I mezzelfi sono ben accolti tra gli umani, anche se alcuni di loro li guardano con occhio sospettoso. 

Descrizione fisica: i mezzelfi sono quasi uguali ai propri genitori umani, ma mantengono alcuni tratti del loro retaggio elfico, come ad esempio alcuni lineamenti del viso, le orecchie apuntite, il colore degli occhi o dei capelli, che sono sempre e comunque lisci. Ai mezzelfi non crescono né barba né baffi. 

Comportamento: il loro comportamento è praticamente uguale a quello degli umani a parte il fatto che si sentono diversi da coloro che non sono mezzo sangue come loro, posseggono anche un’innata abilità nella magia arcana. 

Mezzelfi Silvani

  I mezzelfi silvani sono il frutto dell’unione degli elfi silvani e degli umani che hanno deciso di vivere negli insediamenti elfici. La maggior parte di loro vive negli insediamenti dove sono nati, ma alcuni si avventurano anche nelle terre degli umani per scoprire l’altra parte del mondo da cui discendono. 

Descrizione fisica: i mezzelfi silvani sono il corrispettivo silvano dei mezzelfi alti. 

Comportamento: come i mezzelfi alti, eccezion fatta per la loro attrazione verso tutto ciò che è natura nelle sue infinite forme.  

 

 
Segnalibro
capitolo 1
capitolo 10
capitolo 11
capitolo 12
capitolo 13
capitolo 14
capitolo 15
capitolo 16
capitolo 17
capitolo 18
capitolo 19
capitolo 2
capitolo 20
capitolo 21
capitolo 22
capitolo 23
capitolo 24
capitolo 25
capitolo 26
capitolo 27
capitolo 3
capitolo 4
capitolo 5
capitolo 6
capitolo 7
capitolo 8
capitolo 9
extra - fumetto


Gli autori
 

Thalionwen: 19 anni, studio informatica all'università. Scrivo a perdita di tempo e mi piace reinventare spesso me stessa. Non sopporto le critiche che non siano costruttive e quelle maledette persone che mettono i bastoni tra le mie ruote. Leggo manga a volontà e guardo tanti cartoni animati, l'unica cosa che trovo di buono da guardare per tv. coltivo volentieri la mia fantasia leggendo libri e disegnando tanto. Sono e sarò sempre un'eterna bambina nei panni di una donna scorbutica e leggermente impacciata.

 

Alanassori: 20 anni, studente alla facoltà di fisica ed astrofisica. Da sempre affascinato dagli sconfinati universi della fantasia e della fantascienza. Adoro riposarmi e passare il tempo sul divano a giocare con i più svariati giochi di ruolo, ascoltare musica classica e metal, possibilmente gustando qualcosa di dolce. Silenzioso osservatore, non sopporto l’ipocrisia e la falsità tipica dell’essere umano.

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  giovedì, 17 aprile 2008 // Cpitolo 9 - La Fine del Sogno II parte.
Alanassori • 17:32
in : capitolo 9


Alany trattenne il fiato per un istante prima di parlare con la figura dinnanzi a lei e l’unica cosa che riuscì a dire fu la domanda più scontata che potesse esistere <Chi sei?>
La risposta non si fece attendere, ma arrivò criptica e misteriosa da quella creatura <Non sono altro che un’ombra della tua mente risvegliata da chi ti sta osservando e giudicando> rise <L’unico mio scopo è saggiare le tue capacità in combattimento, nulla di più.> La freddezza di quelle parole sconvolse la ragazza, che fosse solo un golem senza una vera vita? Un’illusione? No, c’era qualcosa di più profondo e misterioso in quell’immagine che poco prima viveva nello specchio. La figura prese a camminare su e giù per il prato, le braccia dietro la schiena e le mani conserte. Alany si riscosse dalla sua agitazione e seguì la figura in nero con lo sguardo nonostante stesse solo camminando con non curanza come per una passeggiata, si muoveva con grazia e sinuosità, appoggiava i piedi con leggerezza sull’erba evitando accuratamente di calpestare i fiori. Inaspettatamente la figura si rivolse ad Alany con lo stesso tono noncurante con cui si chiede qualcosa a caso per rompere un silenzio imbarazzante <Perché hai deciso di studiare la magia?>
Perché una domanda del genere?, pensò Alany colta alla sprovvista, dovette cercare una risposta che non trovò, abbassando lo sguardo disse la verità <Non ne ho idea, sono sempre vissuta qui e mi sembrava l’unica cosa che potessi fare…>
La figura si voltò verso la ragazza e parlò ancora <Una motivazione un po’ debole devo dire…>  si chinò su un cespuglietto di fiori <Non hai mai desiderato uscire dall’accademia per cercare i tuoi genitori, oppure cercare di costruirti una vita in un villaggio o in una città una volta raggiunta la maggior età?>
<Direi di no, l’accademia è la mia casa, qui ho degli amici> si sentì arrossire leggermente <e non sono mai stata in un centro abitato>
La figura colse un fiorellino azzurro dal cespuglietto e lo portò ai fori delle narici della maschera <Come mezzelfa raggiungi la maggior età più tardi degli umani e non ti è stato ancora accordato di poter uscire dalle mura dell’accademia, vero?> mise il fiore in una tasca delle piccole borse sulla sua cintura <Guarda dentro di te, non desideri conoscere il mondo? Vedere con i tuoi occhi quello che leggi nei libri?>
Alany annuì, chiedendosi come potesse quella figura poter conoscere così tanto di lei, cose che aveva confidato solo alla sua unica vera amica che aveva nell’accademia.
<Per quanto riguarda i tuoi amici, in realtà hai solo Lindy e lei non rimarrà con te in eterno, ha la sua strada da percorrere e tu lo sai> si avvicinò lentamente alla ragazza <Guarda dentro di te, che cosa desideri veramente?>
La giovane maga non sapeva che rispondere, si guardò attorno e vide i muri che chiudevano il giardino. Nonostante fosse almeno di un chilometro per ogni lato, si sentiva soffocata, voleva uscire da quella gabbia.
<Si! Ecco, cominci a sentirlo adesso?> a voce della figura si fece più eccitata <Senti dentro di te la creatura che vuole fuggire dalla sua gabbia?> giunse a meno di un passo dalla ragazza <Finita questa prova potrai finalmente uscire da qui>
Alany guardò dentro i fori della maschera a quegli accattivanti occhi verde smeraldo, si sentiva attratta da quello sguardo così alieno eppure molto familiare, aprì la bocca per dire qualcosa, ma la chiuse all’istante, accorgendosi di non sapere cosa rispondere. Sospirò e trovò le parole <Perché mi dici questo? Chi sei?> presa da uno scatto d’ira di fronte a quelle rivelazioni per lei scomode, allungò le mani verso la maschera della sua interlocutrice, solo per sentirsi stringere i polsi ed immobilizzare le mani. La figura mascherata rise divertita e lasciò andare le mani della ragazza solo quando Alany smise di lottare, riprese poi a parlare.
<Non otterrai nulla con l’impulsività, Alanassori, fino ad adesso hai messo solo a repentaglio la tua vita tentando delle cose che sono ancora al di là delle tue possibilità> si avvicinò ancora alla ragazza <Se non fossi stata in questo mondo onirico saresti senz’altro già morta>
L’irritazione si fece più intensa, ma Alany abbassò lo sguardo sentendosi arrossire <Ho pregiudicato la mia prova per questo?>
La figura mascherata accarezzò la guancia della ragazza con fare rassicurante, asciugando una lacrima con l’indice e con voce materna, per quanto giovanile, le sussurrò all’orecchio <Se dai tuoi errori non hai imparato nulla, allora si, ma se tu avessi fallito non saresti qui in questo momento> la abbracciò stretta e le diede un bacio sulla guancia.
Rimasero così per qualche minuto, in quell’abbraccio Alany si sentiva inspiegabilmente al sicuro ed i suoi pensieri si fecero più lucidi ed acuti. Si strinse tra le braccia di quella figura sconosciuta, immergendosi in quel senso di sicurezza e protezione. Una domanda cominciò ad echeggiarle nella mente “Sarebbe questo il duello che dovrei affrontare?” Rimuginando su questi pensieri, si separò dalla figura, abbandonando il calore delle sue braccia e la guardò ancora negli occhi; lei annuì silenziosamente ed il duello ebbe inizio.
Gli occhi di smeraldo presero a brillare vistosamente dietro la maschera, mentre l’erba attorno a lei si piegava come spazzata da un vento proveniente da lei stessa. Infilò velocemente una mano nella sacca ed estrasse il fiorellino colto poco prima, lo chiuse tra le dita e lo puntò verso Alany; i petali del fiore divennero dardi di luce che si lanciarono verso la ragazza disegnando intricate geometrie prima di abbattersi su uno scudo di luce azzurra disegnato appena in tempo da Alany. <Complimenti> disse la figura ammiccando alla sua avversaria <Sarà divertente!> Senza aggiungere altro attaccò ancora.
Alany aveva a mala pena alzato un flebile scudo ed era scampata al primo attacco, già sentiva il ritmo farsi serrato: la sua avversaria era pronta a cominciare il secondo assalto. Non aveva pronunciato alcuna formula, aveva solo fatto qualche gesto e le aveva scagliato addosso un incantesimo abbastanza complesso. La figura mascherata le corse incontro gridando, chiudendo il pugno sinistro evocando una lama di luce bianca vibrante con la quale menò un fendente orizzontale. La ragazza si ritrasse in tempo per evitare la lama e vide il suo scudo infrangersi e dissolversi nell’aria, fu allora che decise di contrattaccare: la sua avversaria, ancora proiettata in avanti nel suo colpo non avrebbe avuto il tempo di proteggersi. Passò velocemente in rassegna gli incantesimi adatti a quell’ambiente e inginocchiandosi piantò le dita tra l’erba. Mormorò poche parole e dalle sue dita partì un ramificato fascio verde che passò rapidamente in ogni filo d’erba fino a raggiungere la figura mascherata, lì i fili d’erba si fecero bianchi e luminosi, crebbero a dismisura diventando affilati rasoi che aprirono piccoli tagli nella veste nera e rossa della sua avversaria. La figura emise un flebile lamento mentre qualche goccia di sangue bagnava l’erba tornava normale. <Che ne dici adesso?> Alany sorrise trionfante di quel piccolo successo.
La figura mascherata rise divertita rimettendosi in piedi, la spada di luce ancora in mano, da un graffio sul braccio, un piccolo rivolo di sangue le macchiava le dita della mano destra, portò quelle dita alla bocca e leccò un po’ del liquido scarlatto, senza preavviso schizzò qualche goccia del suo sangue verso Alany. In aria le goccioline divennero piccole perle infuocate che caddero ad un passo dai piedi della ragazza conflagrando in una fiamma alta fino a metà del busto di Alany, che indietreggiò per evitare di bruciarsi. Le fiamme si espansero fino a raggiungere i muri di cinta separando così le due contendenti. La figura mascherata camminò verso uno dei muri di cinta verso quella che sembrava una rastrelliera piena di armi di ogni genere.
La ragazza ne approfittò per riprendere fiato e guardarsi intorno, vide una rastrelliera anche dalla sua parte delle fiamme e decise di raggiungerla. Lame di diverse fogge e dimensioni erano ordinatamente posizionate nelle scanalature del legno, intervallate da diverse scuri ed archi. Osservò lentamente un’arma dopo l’altra, ogni lama ed ogni filo; non aveva mai maneggiato veramente nessuno di quegli oggetti, solo qualche sessione di allenamento nei giardini dell’accademia con qualche altro studente, ma solo per lanciare alcuni incantesimi. Passò le dita su ognuna delle else e su ogni manico, ma nessuna le sembrava meglio di un’altra, fino a che le sue dita non toccarono l’elsa di uno stocco: non sapeva perché, ma quell’arma le infondeva fiducia, la lama stretta e lunga della spada si incastrava in un’elsa a croce priva di intarsi e fregi. Un’arma semplice e funzionale, proprio come secondo Alany sarebbero dovuto essere degli strumenti di morte.
Afferrò lo stocco e lo fece volteggiare di fronte a sé fendendo l’aria con gesti misurati e precisi. Era maneggevole e leggero, proprio quello che serve ad un incantatore per certe magie, si disse Alany guardando i riflessi delle fiamme sulla lama. Si volse verso la sua avversaria e vide che anche lei aveva scelto un’arma: un arco corto dalla linea delicata e levigata, una freccia già incoccata e puntata verso la ragazza.
Le fiamme persero di intensità e si estinsero nel giro di pochi secondi, il temo necessario perché la figura mascherata incantasse la freccia che stava per scoccare. La punta si illuminò di rosso e lasciò in aria una scia luminosa lungo la sua traiettoria, resa più precisa dalla magia, la freccia puntava diritta poco sotto la spalla di Alany. La ragazza alzò ancora lo scudo magico innanzi a sé, ma l’unica cosa che ottenne fu deviare la freccia che le aprì un doloroso taglio sul braccio sinistro. Il sangue iniziò a colarle dalla ferita che bruciava molto dolorosamente.
Alany si tenne stretta la ferita mentre caricava verso la sua avversaria, nonostante il dolore e la crescente rabbia, i suoi pensieri erano lucidi e nonostante il suo attacco caotico, aveva un piano in mente. Nella sua mano teneva saldo lo stocco e mentre accorciava lo spazio tra lei e la sua avversaria, l’energia magica che riusciva ad accumulare la concentrava nel palmo della mano armata. Qualche passo la separava dalla figura mascherata che aveva lasciato l’arco ed ora sorrideva tenendo nella sinistra una spada simile a quella di Alany. La ragazza sapeva che non sarebbe stato uno scontro ad armi pari, ma non si sarebbe arresa, non prima di aver avuto la dimostrazione che la vittoria sarebbe stata impossibile. Un solo passo separava la giovane mezzelfa dalla sua avversaria, il momento era giunto: Alany menò un fendente orizzontale mirato al petto della figura mascherata, contemporaneamente incanalò le energie arcane nella lama al fine di creare una scarica elettrica nella sua vittima.
Sicura di sé, la figura mascherata posizionò la spada per parare e quando le due lame si incontrarono, l’acciaio rimbombò e stridette ed allora Alany fece scattare la sua trappola. Un lampo bianco accecante investì le due contendenti ed il rombo assordante di un tuono le fece tremare. La figura mascherata fu sbalzata indietro e cadde a terra rigida emettendo un lamento di dolore, Alany rimase in piedi quasi impietrita, stanca e tremante; il suo respiro affannoso rompeva il silenzio che era sceso sul giardino. La sua vista era ancora offuscata dall’esplosione, ma poteva vedere la che la sua avversaria sembrava fuori combattimento: le era costato uno sforzo davvero imponente, ma era riuscita ad atterrarla. Si avvicinò lentamente mentre la sua vista tornava nitida.
Stesa a terra, paralizzata dalla fatica e attraversata da un fastidioso formicolio che le contraeva ogni muscolo, la ragazza respirava a fatica da dietro la maschera, i suoi muscoli si sarebbero rilassati in poco tempo, ma comunque non avrebbe potuto reagire o continuare il duello. Alanassori si era mostrata all’altezza, pensò tra sé e sul suo volto contratto comparve un sorriso di soddisfazione. La giovane incantatrice incombeva su di lei, la spada ancora sguainata, ma lei sapeva che non avrebbe mai ucciso né danneggiato una creatura indifesa, sapeva che Alany disapprovava la violenza inutile. Sorrise ancora pensando a quanto lei era diversa dalla ragazza, eppure anche così simile. Provò ad alzarsi per quanto i muscoli glielo permettevano, con sua sorpresa, sentì le braccia della ragazza cingerla dietro le spalle ed aiutarla a mettersi seduta. La sua mano mancina, ustionata ed ancora formicolante aveva da tempo lasciato andare la spada e rimaneva rigida e contratta. L’aria ora le riempiva i polmoni più facilmente e le permetteva di parlare, seppur con brevi frasi. <Complimenti… Hai vinto…> tossì e dalla sua bocca uscirono piccole goccioline di sangue, accorgendosene sorrise <Forse il tuo colpo è stato un po’ troppo duro… Ma efficace…>
Alany osservò la sua avversaria ormai impotente, si sedette poi di fronte a lei tenendo la spada per terra al suo fianco e stringendosi la ferita con la destra, il respiro ancora affannato <E adesso?> fu l’unica cosa che chiese prima di pronunciare un incantesimo curativo per lenire la ferita sul braccio. La figura mascherata sorrise ancora e portò la destra alla sua maschera, sussurrò alcune arcane parole ed emettendo un riverbero rosso la maschera si separò dal suo volto cadendo nella sua mano. Quello che Alany vide la lasciò senza parole, dapprima ebbe  una sensazione di dèjà vu, me velocemente un’inquietante senso di riconoscimento prese il sopravvento: quella che stava osservando era sé stessa, come si vedeva riflessa sulla superficie dell’acqua o di uno specchio. Da quando si era tolta la maschera, gli occhi della donna erano passati dal verde smeraldo all’ametista profondo, le punte delle orecchie leggermente allungate spuntavano dai capelli scarmigliati; Alany rimase senza parole, allungò una mano sulla figura e le alzò una ciocca di capelli sulla tempia sinistra, quello che vide la convinse della verità che le si palesava dinnanzi: una piccola cicatrice che si era procurata da bambina cadendo da una rampa di scale, solo che lei la portava sulla tempia sinistra.
La sua alter ego fugò i dubbi della giovane incantatrice spiegandole ciò che già aveva intuito, ma di cui ancora non riusciva a capacitarsi <Io sono la tua immagine riflessa, il lato di te che non vedi o non vuoi vedere, ma che cammina al tuo fianco> sorrise, lo stesso sorriso di Alany, <Possiamo dire che sono il tuo lato oscuro, hai dovuto conoscermi e confrontarmi in duello per poter essere completa> tentò di drizzarsi in piedi e vi riuscì solo aiutata dalla ragazza <Un incantatore deve conoscere sé stesso prima di poter intraprendere seriamente la strada della magia…> tossì ancora <Pensieri oscuri e nascosti possono interferire con gli incantesimi in maniere inaspettate ed a volte devastanti, è per questo che devi avere il controllo di te stessa prima di ogni altra cosa> cominciò a zoppicare verso lo specchio da cui era uscita, Alany la seguiva in silenzio ascoltando ogni sua parola <A volte le passioni improvvise dettano ancora le tue azioni, ma riesci a mantenere la lucidità anche quei momenti…> rientrò silenziosamente nello specchio divenendo ancora una volta un’immagine riflessa oltre il vetro <Se vorrai continuare per questa strada dovrai sostenere un lungo addestramento…> la figura ammiccò e con voce giocosa concluse il suo monologo <Adesso sei pronta per ospitarmi ancora dentro di te, ti basta attraversare lo specchio!> divenne poi, ad eccezione dei vestiti un’inerte riflesso della ragazza che le stava di fronte.
Alany sobbalzò quando una mano le si appoggiò sulla spalla, si voltò e vide l’immagine rassicurante della Ninfa che le sorrideva compiaciuta. Il suo volto e la sua pelle cominciarono ad invecchiare rapidamente e la sua chioma a farsi grigio argento finchè non prese le sembianze di una donna umana approssimativamente una cinquantenne in cui Alany riconobbe una delle donne che avevano presieduto alla cerimonia che sanciva l’inizio della Prova dell’Ascesa. La donna parlò con voce orgogliosa ma misurata <I miei complimenti giovane Silhesar, hai concluso con successo il tuo esame adesso non ti resta che uscire di qui attraversando lo specchio> la ragazza non se lo fece ripetere e trattenendo il respiro, emozionata e con il trionfo nel cuore, chiuse gli occhi e mosse il primo passo dentro lo specchio.
Quando li riaprì si ritrovò distesa sul giaciglio della sua camera, la sua amica Lindy le saltò subito addosso abbracciandola con gli occhi luccicanti per la gioia.
L’indomani all’alba si svolse la cerimonia del passaggio, nella quale lei e chiunque altro avesse superato la prova sarebbe stato ufficialmente riconosciuto come Apprendista. La cerimonia, seppur solenne, si svolse nello sfarzo e nell’appariscenza tipica degli incantatori: fu pesantemente utilizzata la magia per le decorazioni, i giochi di luce e qualsiasi altra cosa rendesse quel momento impressionante. Alany si era sentita a disagio per tutta la cerimonia ed una volta ottenuto i riconoscimenti dei suoi insegnanti, insieme alla tunica da cerimonia degli Apprendisti ed un anello recante l’effige dell’Accademia, fu alquanto felice di disertare le rimanenti formalità e la festa in onore dei nuovi Apprendisti.
Rimase rifugiata nella sua stanza guardando il sole che scendeva verso l’orizzonte ed ammirando la sua tunica in verità nella forma abbastanza simile a quella che portava già, ma era ornata di diversi ricami azzurri che si intrecciavano sulla seta bianca disegnando ricche decorazioni geometriche negli angoli e sugli orli. Sul petto, all’altezza della cintura e delle gambe si aprivano molte piccole tasche chiudibili con dei gancetti che si incastravano in altrettante asole. La tunica, completamente aperta sul davanti si chiudeva con un laccio all’altezza della vita. “Almeno” pensò “non avrò problemi se dovrò correre…” Scosse la testa ed si diresse verso la stanza da bagno, passò il resto della giornata a godere delle comodità che probabilmente presto avrebbe dovuto lasciare ed alla cura della sua persona.




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